Urania Ligustica

La nuova scienza

Gio. Battista Baliani

Iconografia

La nuova scienza



Sono noti, ad oggi, solo due ritratti di Gio. Battista Baliani: entrambi sono stampe su disegno originale.

La prima illustra la biografia scritta dall'avvocato genovese Cesare Leopoldo Bixio (1799-1863),1 nell'ambito di un progetto del barnabita Giovanni Battista Spotorno (1788-1844),2 che il litografo ed editore Giovanni Battista Gervasoni tentò di attuare, con una veste sontuosa, insieme allo stabilimento tipografico Ponthenier.3

La litografia è stata realizzata dallo stesso Gervasoni o dai suoi collaboratori prima del gennaio 1824, data di edizione del fascicolo.4

La didascalia nella stessa litografia attesta che il disegno è stato realizzato da Francesco Scotto (∼1747-1826) sulla base di un ritratto.5 Baliani ha la toga senatoriale, ma è a capo scoperto, forse per indicare che l'opera su cui poggia la mano, "DE MOTU NATURALI / GRAVIUM / 1638", non rientra nelle sue attività istituzionali.6 Il ritratto originale, ignoto a chi scrive, lo doveva rappresentare con la veste nera, anziché tutta bianca come la gorgiera; d'altra parte, la caratterizzazione del viso e l'accuratezza con cui è reso il vestito, tipico di chi ricopriva le più alte magistrature genovesi, fanno pensare che sia effettivamente esistito un dipinto su tela.

La stampa, a bordi intonsi, ha lo stesso formato in folio del fascicolo di cui fa parte: altezza 434 x larghezza 282-288 mm. Le dimensioni della matrice litografica sono ipotizzabili grazie a un leggero tono di grigio e un appiattimento delle fibre della carta, estesi su un'area alta 317 mm e larga quanto il foglio. La carta è la stessa usata per la stampa tipografica, non è vergellata, né ha una filigrana; date le perfette condizioni di conservazione dell'esemplare esaminato, è stata sicuramente preparata da stracci vegetali, come da tradizione anche nelle cartiere genovesi.7


Gio. Battista Baliani

Figura 1 – Ritratto di Gio. Battista Baliani (edito nel 1824) 8



Gio. Battista Baliani

Figura 2 – Dettaglio della figura precedente



Il secondo ritratto è apparso, tredici anni dopo, nella grande tavola posta al centro di un numero del Magazzino Pittorico Universale, per illustrare una biografia più breve firmata da Michele Giuseppe Canale (1808-1890).9

Al di là della stempiatura del Nostro e della maggiore verosimiglianza del colore della toga, il ritratto è semplificato e Baliani vi risulta ringiovanito: pare un'opera d'invenzione tratta dalla litografia edita nel 1824.


Gio. Battista Baliani

Figura 3 – Ritratto di Gio. Battista Baliani (edito nel 1837) 10



La litografia apparsa nel 1824 è stata inserita nell'edizione del 1830 dei Ritratti ed elogi e riprodotta quanto meno in Mosele (1939), Doldi (1984) e Doldi (1990). Non risulta, invece, che sia stata riprodotta l'incisione del 1837: ciò non stupisce, considerata la minore definizione del soggetto.

Da questo primo contributo risulta evidente che non è stata intrapresa, fino ad ora, un'adeguata ricerca iconografica su Gio. Battista Baliani. Stupisce, in particolare, che non siano ancora emerse altre tracce del dipinto, da cui dovrebbe essere stata tratta la litografia dell'impresa Gervasoni.




1 [C. L. B. = C. L. Bixio], "Elogio di Giambatista Baliani", in Ritratti ed elogj de' Liguri illustri / Fascicolo Nono / Giambatista Baliani – Innocenzo VIII / Virginia Centurione Bracelli / Lamba D'Oria – Gian Francesco Brignole Sale (Genova, Stamperia e Fonderia Ponthenier, gennaio 1824), carte non numerate e 5 tavole litografiche fuori testo.

Si veda, su Bixio, quanto in nota alla pagina qui dedicata alla biografia.

2 Su Spotorno si può partire da Link esterno Wikipedia o, meglio, dalla fonte specifica citata nella nota successiva.

3 Con riferimento a precedenti elogi di personaggi illustri realizzati a Genova: "Questa serie di tentativi, importanti ma sporadici, diventò un disegno editoriale organico per opera di Giovan Battista Spotorno e di un litografo stampatore, Giovan Battista Gervasoni48. L'opera avrebbe dovuto ricollegarsi idealmente a quella del Foglietta ed avrebbe dovuto avere come titolo «Ritratti ed elogi di Liguri illustri». Lo Spotorno ed alcuni altri collaboratori avrebbero scritto i testi; Gervasoni sarebbe stato editore e gestore finanziario dell'impresa. L'opera era prevista in dispense. Nel 1823 vennero aperte le sottoscrizioni. La pubblicazione uscì in quattordici fascicoli, contenenti complessivamente 70 elogi. Poi, per contrasti tra lo Spotorno ed il suo editore49, l'impresa si concluse. Lo Spotorno nella nota autobiografica compresa nel V volume della «Storia letteraria» scrive: «I fascicoli 15 e 16 non si pubblicarono pel fallimento dell'editore proprietario Giovan Battista Gervasoni. Per ordine della città che incoraggiò l'editore, io n'ebbi la direzione, ma prestamente l'abbandonai vedendo che il povero Gervasoni non intendeva consigli»50". L. Morabito, a cura di, Giambattista Spotorno (1788-1844): cultura e colombismo in Liguria nella prima metà dell'Ottocento. Atti del convegno (Genova-Albisola Sup., 16-18 febbraio 1989) (Genova, A Compagna, 1990), p. 320; scheda bibliografica Link esterno OPAC SBN.

"Negli anni venti il tipo-litografo editore Giovanni Battista Gervasoni promosse, presso lo stabilimento del Ponthenier, la stampa di una illustrazione da porre in fine all'opera Il zodiaco di Dendera di G. B. Spotorno e successivamente meditò, dietro cessione totale dei diritti d'autore, di editare, presso lo stesso stabilimento, anche gli Elogi dei liguri illustri, una raccolta miscellanea che lo stesso Spotorno andava allestendo. L'amministrazione municipale di allora diede un vago assenso, probabilmente mai concretizzatosi monetariamente, e si aprirono pertanto le sottoscrizioni per una pubblicazione a fascicoli, ma periodica, corredata lussuosamente di ritratti che la litografia Ponthenier poteva così bene assicurare. Era una pubblicazione anacronisticamente pensata come pregiata e pianificata in un formato grande (in folio) con ampiezza di margini (e relativo spreco di carta), solida carta e caratteri tipografici nuovi, il concorso di artisti incisori locali per la realizzazione delle nuove immagini. Era una formula editoriale sbagliata, data la carenza di capitali iniziali: il costo finale dell'opera risultò esorbitante (10 lire per fascicolo), il formato incongruo (una dimensione da antico regime divenuta di sapore classista nelle condizioni culturali coeve), la modalità di distribuzione troppo lenta, per una pubblicazione periodica ma pensata di larga distribuzione onde rinvenire delle spese. Chiunque avesse divisato quelle soluzioni bibliologiche, autore o editore, era fuori tempo e Gervasoni fallì: la pubblicazione s'interruppe. Un altro tipografo-editore Agostino Pendola, con una modesta bottega di due torchi da cui uscirono opere di Pindemonte, Monti e d'intrattenimento vario, [...] Fallì infine, come si apprende dall'esame delle varie parti paratestuali di tutte le stampe, ristampe, edizioni, riedizioni e, oggi, anastatiche sopravvissute, anche il tentativo, nel 1830, del Ponthenier di rilanciare l'operazione, componendo un nuovo frontespizio e usando almeno in parte le immagini promosse dal Gervasoni, affiancate da un nuovo ritratto del governatore di Genova...". A. G. Cavagna, "Tipografia ed editoria d'antico regime a Genova", in Storia della cultura ligure, vol. 3 (Genova, Società Ligure di Storia Patria, 2005), pp. 413-414; l'opera fa parte degli Atti della Società Ligure di Storia Patria, nuova serie, 45 (2005), n. 1; scheda bibliografica Link esterno OPAC SBN.

4 Gervasoni è citato come "nome di uno stabilimento litografico, operante nella città di Genova verso la fine del secondo decennio del XIX sec." in: P. Bellini, Manuale del conoscitore di stampe (Milano, A. Vallardi, 1998), p. 152; scheda bibliografica Link esterno OPAC SBN.

5 "SCOTTO FRANCESCO / Genova 1747 ca. - 1826
All'Accademia Ligustica di Genova è documentata la presenza dell'artista, diciottenne nel 1765, fra gli allievi di C. G. Ratti; si dedicò inizialmente all'incisione e lavorò con G. Raffetto alle illustrazioni del volume Epilogo della vita del fu Cavalier Antonio Raffaello Mengs (1779). Passò quindi all'attività pittorica per la quale ottenne la nomina ad accademico di merito della Ligustica del 1780 e di cui sono note oggi soltanto due testimonianze: la Crocifissione della chiesa della Nunziata del Vastato (Genova) e la Lezione di geografia (Genova, Accademia Ligustica), opera assegnabile alla sua attività matura e buon esempio di ritrattistica neoclassica. Presso l'Accademia genovese ricoprì diversi incarichi d'insegnamento. Miniatore di successo, lavorò per commissioni milanesi e romane". Studio e catalogazione dell'arte italiana del XIX secolo Link esterno Istituto Matteucci (trascrizione di quanto in rete il 2/8/2016).

6 Si tratta della prima edizione: da ciò si può indurre una datazione del ritratto originale anteriore al 1646.

7 È stato esaminato un esemplare del fascicolo in collezione privata.

8 Riproduzione di un originale in collezione privata.

9 M. G. Canale, "Gio. Battista Baliani", Magazzino Pittorico Universale, 4 (Genova, Tipografia Litografia Ponthenier, 1837), n. 26, pp. 101-102; ritratto nella fig. 92 della tavola fuori testo.

Su Canale si rimanda a Link esterno DBI.

10 La filigrana dell'immagine, tratta da Link esterno BiASA Periodici Italiani Digitalizzati, è stata qui ridotta per facilitare il confronto dei due ritratti.



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© Riccardo Balestrieri 2016  –  Revisione 4 VIII 2016  –  G. B. Baliani  –  La nuova scienza  –  Indice generale  –  Urania Ligustica