Urania Ligustica

Industria e astronautica

Per una storia delle produzioni ottiche in San Giorgio

Industria e astronautica


Premessa Storia Telemetri Telescopi Binocoli Periscopi Fotocamere
Microscopi Altri prodotti Brevetti Pubblicità Collaboratori e concorrenti Saggistica Documenti




INDICE

* Capitoli passati dalla bozza iniziale a una versione più strutturata, benché ancora da correggere e integrare.
Le note contengono ampie citazioni per favorire approfondimenti successivi: in prospettiva saranno stralciate in
Saggistica.
  1. Fondazione e insediamenti  –  dal 1905
  2. Per terra e per mare  –  1905/09
  3. Sistemi di puntamento per artiglierie  –  1911/15
  4. Prima guerra mondiale  –  1915/18
  5. Dopoguerra e affermazione del fascismo  –  1918/24
  6. Ricerca di specialisti  –  1921/29
  7. Organizzazione dell'ottica italiana  –  1926/27
  8. Il problema del vetro ottico  –  ante 1931
  9. Crisi mondiale e fondazione dell'IRI  –  1929/34
  10. Potenziamento della progettazione ottica  –  1929/31
  11. Nuovi strumenti per la R. Marina  –  1929/32
  1. Flessione e rilancio del settore militare  –  1934/36
  2. La terza mostra di strumenti ottici  –  1927/36
  3. Binocoli, fotocamere ed emulsioni  –  1929/44
  4. Soluzione di problemi  –  1935/38
  5. Due filmati dell'Istituto LUCE  –  1938/40
  6. * L'amministratore delegato Fanno  –  1882/1962
  7. Le operaie non specializzate  –  dal 1938
  8. Tentativi di sinergia  –  1938
  9. Il problema irrisolto  –  1936/39
  10. Centrali di tiro  –  1938/40
  11. Pubblicità di regime  –  1935/43
  1. Il miraggio di un mercato internazionale  –  1938/40
  2. L'Italia entra in guerra  –  1940/41
  3. * Astramar in prima linea  –  1936/68
  4. Tecnici al fronte  –  1936/43
  5. Economia di guerra  –  1940/45
  6. Resistenza e liberazione  –  1943/45
  7. Il collasso del dopoguerra  –  1945/50
  8. Primati tardivi  –  1950/54
  9. Una fine drammatica  –  1954/56
  10. Epilogo  –  1961


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41     Genova d'uomini destri.
42     Ansaldo. San Giorgio. Sestri.

Giorgio Caproni, Litania (1954)
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Link esterno IPSIA Attilio Odero
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Attilio Odero (1854-1945)
1905/18 – Vicepresidente
1918/19 – Idem e ammin. delegato
1919/21 – Vicepresidente
1921/41 – Presidente

Link esterno Archivi d'impresa
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Arturo Bocciardo (1876-1959)
1905/18 – Amministratore delegato
1919/26 – Idem
1926/41 – Vicepresidente
1941/44 – Presidente

All'indice   1. Fondazione e insediamenti   Alle note del paragrafo

Il 18 novembre 1905 è costituita a Genova la San Giorgio – Società Anonima Italiana per la costruzione di automobili terrestri e marittimi, per iniziativa del cav. Attilio Odero.1.1

La sede e il primo stabilimento in Liguria – figura 1.1 – sono realizzati nella piana a mare di Borzoli, tra Cornigliano Ligure e Sestri Ponente: sono tre comuni autonomi nel ponente genovese. In linea d'aria, l'insediamento industriale è a sei chilometri di distanza dal centro di Genova.

La marginalità del comune di Borzoli crea un'ambiguità: la sede aziendale sarà sempre più spesso collocata nel dinamico e popolosissimo Sestri Ponente. "Il Comune più piccolo del Regno" ha infatti una densità di popolazione straordinariamente elevata: oltre ventimila abitanti in poco più di un chilometro quadrato. Sestri Ponente sarà ingrandito nel 1923: a tramontana, con il territorio collinare amministrato fino ad allora dal comune di San Giovanni Battista; a levante, con quello pianeggiante fino alla sponda destra del torrente Chiaravagna, sottratto al comune di Borzoli. L'area industriale sarà così suddivisa tra due comuni: Borzoli, con la sede e i principali reparti, e Sestri Ponente.

Il decreto mussoliniano del 1926 farà tabula rasa di una anomalia demografica e politica → § 5 e spianerà la strada a scelte urbanistiche imperniate, a levante del centro storico genovese, su destinazioni residenziali e, a ponente, su destinazioni industriali, portuali e aeroportuali; con la creazione della "Grande Genova", l'intero stabilimento afferirà a Genova-Sestri.1.2

[Sede di Pistoia e installazioni minori. Cenno all'officina etiopica. Rimando al decentramento]


Immagine originale

Figura 1.1 – La sede centrale progettata dall'architetto Gino Coppedé (circa 1909) 1.3


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Figura 1.2 – Veduta aerea dello stabilimento di Pistoia (1927) 1.4


Al paragrafo   NOTE § 1  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

1.1 M. Nones, Dalla San Giorgio alla Elsag. Da grande gruppo meccanico ad industria elettronica avanzata (1905-1969) (Milano, Franco Angeli, 1990), pp. 19-22 e tav. f.t. Link esterno FrancoAngeli e OPAC SBN. Si rimanda a questo saggio fondamentale per dati puntuali sul consiglio di amministrazione, l'azionariato, i bilanci; mancano, invece, dati sistematici sull'entità e la distribuzione geografica dei dipendenti. Una scheda sull'azienda, a cura del Sistema Archivistico Nazionale, è in Link esterno Archivi d'impresa.

Nones auspicava, a p. 14, "che altri contributi possano allargare la conoscenza, soprattutto sul piano sociale e su quello tecnologico, i più sacrificati nell'ambito del presente studio". Cinque anni dopo pubblicava l'articolo: "I bilici automatici della San Giorgio", Il coltello di Delfo : rivista trimestrale di cultura materiale & archeologia industriale : organo dell'Istituto per la cultura materiale e l'archeologia industriale, 9 (1995), n. 36, pp. 56-57 Link esterno OPAC SBN. Per quanto riguarda le produzioni ottiche, non sembra che il suggerimento sia stato colto fino alla creazione di questa sezione di Urania Ligustica.

Nones ha diretto il programma "Sicurezza e difesa" dell'Istituto Affari Internazionali Link esterno IAI (pagina esistente il 23/6/2014). Alla fine del 2018 il programma risulta sdoppiato: "Sicurezza", a cura di Federica Di Camillo, e "Difesa", a cura di Alessandro Marrone; Nones, però, fa ancora parte di entrambi i team di ricerca, nonché di "Tecnologia e relazioni internazionali", a cura di Jean Pierre Darnis Link esterno IAI. Schede bio-bibliografiche di Nones sono in Link esterno IAI.

Le opere che seguono non sono state ancora consultate, pur essendo sicuramente di interesse. San Giorgio, Panorama di produzione (Genova, SIAG, 1941) Link esterno OPAC SBN; datato 29/12/1941 in: M. Malavolti, La produzione delle fotocamere italiane (Milano, Fotocamera, 1994), p. 240 Link esterno Politecnico di Torino - Deposito digitale. San Giorgio, Bollettino tecnico (Genova, SIAG, 1941-1942) Link esterno OPAC SBN. G. L. Balestra, "L'industria bellica italiana 1861-1945. Appunti sulla recente storiografia. La San Giorgio. La chance della meccanica di precisione", Italia contemporanea (1993), n. 190, pp. 173-181 Link esterno OPAC SBN. G. Bruschi, Una battaglia operaia a Genova. 1950: autogestione alla San Giorgio (Genova, Fratelli Frilli, 2005) Link esterno OPAC SBN.

1.2 Nones (1990), p. 23. P. Rugafiori, a cura di, Immagini e spazi urbani. Sestri Ponente 1880-1960 (Milano, Electa, 1986) Link esterno OPAC SBN. Sullo sviluppo urbanistico del capoluogo ligure: E. Poleggi, P. Cevini, Genova (Roma-Bari, Laterza, 1981) Link esterno OPAC SBN.

Per la legislazione sulla definizione dell'area amministrativa di Borzoli Link esterno Atlante Storico Istituzionale dell'Italia unita. Il conferimento a Sestri Ponente del territorio di Borzoli in sponda destra del torrente Chiaravagna è dovuto al Regio Decreto 21 ottobre 1923, n. 2359, Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 267 (14/11/1923), parte prima, p. 6762 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf esistente l'8/6/2019). La soppressione di 19 comuni per accorpamento a Genova è dovuta al Regio Decreto-Legge 14 gennaio 1926, n. 74, Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 17 (22/1/1926), parte prima, p. 276 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf esistente l'8/6/2019). Quest'ultimo decreto è trascritto, ad esempio, in Link esterno Cornigliano Antica; cfr. Grande Genova Link esterno Wikipedia. La voce Borzoli in Link esterno Wikipedia non contiene riferimenti al decreto del 1923 (situazione del 27/11/2019).

Conseguenza immediata dell'unificazione è stata la ridenominazione di varie strade; per quanto qui di interesse: la sede della San Giorgio è sorta in via Giuseppe Mazzini, poi intitolata a Luciano Manara. La strada mantiene tuttora tale nome Link esterno Google Maps; immagini ravvicinate in Link esterno Street View.

1.3 Collezione privata; maggiori informazioni in → Documenti. Una cartolina di poco posteriore è riprodotta in Link esterno Archivi d'impresa.

Sulle alture di Genova Coppedé ha realizzato Castello Micheli, poi Bruzzo Link esterno Fo.S.C.A. e Storia dell'architettura moderna; l'ing. Pietro Micheli è stato il principale azionista della San Giorgio alla fondazione della società: Nones (1990), pp. 20, 25, 232.

1.4 Tratta da: M. V. Gastaldi, "Società Anonima Industriale San Giorgio - Genova-Sestri", L'Illustrazione Italiana, 54 (1927), n. 18, 1° maggio, p. 361 → Saggistica. La stessa fotografia è stata utilizzata per una cartolina coeva.

Anche la direzione della sede aziendale di Pistoia si deve allo stesso architetto che ha realizzato quella genovese; si rimanda a: M. Cozzi, "Coppedè, Gino", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 28 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1983), ad vocem Link esterno Treccani; immagini utili per un confronto sono in Link esterno Archivio Officine San Giorgio e OAP – Facciata delle officine San Giorgio.

Link esterno Senato della Repubblica
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Leopoldo Torlonia (1853-1918)
1905/18 – Presidente

Link esterno Torpedo of Rijeka
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Giuseppe Orlando (1855-1926)
1905/21 – Consigliere
1921/23 – Vicepresidente
1923/26 – Consigliere

Link esterno Grace's Guide
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Edmund Bruce Ball (1873-1944)
1905/07 – Direttore tecnico

Link esterno Compressible Flow
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Gino Girolamo Fanno (1882-1962)
1907/18 – Capo ufficio disegno
1918/24 – Procuratore
1924/26 – Direttore
1926/39 – Amministratore delegato
1945 – Commissario
1949/53 – Vicepresidente

All'indice   2. Per terra e per mare   Alle note del paragrafo

[Da abbozzare sulla base delle fonti in → Saggistica]

La crisi del settore automobilistico in Italia, dovuta a uno sviluppo troppo veloce e competitivo, porta a investire fin dal 1908 nella meccanica di precisione; questa e altre decisioni strategiche hanno successo: a partire dallo stesso anno il bilancio è in attivo e rimarrà tale fino al 1943.2.1


Immagine originale

Figura 2.1 – Doppio Phaeton da gran turismo a 6 cilindri e 60 HP (1907) 2.2


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Figura 2.2 – L'emblema sul tappo del radiatore (1905-1909)? 2.3


Al paragrafo   NOTE § 2  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

2.1 Nones (1990), pp. 32, 293. "Dal 1908, si iniziò la costruzione di macchinari navali e strumenti di precisione per artiglieria, produzioni queste che ebbero enorme sviluppo con la prima guerra mondiale"; Malavolti (1994), p. 240.

2.2 "San Giorgio / Automobili / Genova / Licenze Napier / Doppio Phaeton «San Giorgio» da Gran Turismo. / Châssis tipo normale da 60 HP a sei cilindri col quale S. F. Edge copriva ultimamente 2560 kilometri in 24 ore alla velocità media di 106,66 kilometri all'ora". La Stampa Sportiva, 6 (1907), n. 29, luglio, p. 3 Link esterno Byterfly.

Selwyn Francis Edge (1868-1940) Link esterno Wikipedia EN. 1907 Napier 60HP T21 Link esterno Wikimedia Commons.

2.3 "The Italian SAN GIORGIO company produced British NAPIER cars under licence and under the supervision of Arthur McDonald, a NAPIER racing pilot. Three models of six-cylinder cars were made with 25hp, 40hp or 60hp. Bodies came from a factory at Pistoia / Italy, built under licence from Kellner of Paris. It was a short lived company (1905-1909)". Il tappo è considerato "An ultra rare piece. Prices are sometimes 800$ and more"; le dimensioni sono 6,8 x 5,8 cm Link esterno RadiatorEmblems.

La San Giorgio è stata trasformata in Società Anonima Industriale nel 1914 → Storia § 3. Il marchio con la S inscritta nella G è stato depositato nel 1921 → Documenti, ma questa variante è molto simile a quanto appare in una pubblicità del 1926 → Pubblicità. In conclusione: il manufatto pare originale della San Giorgio, ma non può provenire da una sua automobile.

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Arthur E. Macdonald
1905/07 – capo collaudatore e pilota

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Selwyn Frances Edge (1868–1940)
1906/07 – pilota Napier

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C. A. Glenworth
1906/07 – pilota Napier

Trasparenza

All'indice   3. Sistemi di puntamento per artiglierie   Alle note del paragrafo

A ridosso della prima guerra mondiale l'azienda investe in nuovi impianti e attrezzature, per estendere le sue produzioni agli strumenti ottici, partendo dai vari strumenti connessi al puntamento delle artiglierie, per cui l'Italia deve ancora rivolgersi per lo più all'estero.3.1

Il processo di rinnovamento delle artiglierie era iniziato, in Europa, già dalla fine dell'Ottocento. Strumenti ottico-meccanici adeguati agli aumenti di potenza e gittata si erano subito rivelati necessari sia in terra che in mare. Le produzioni ottiche passano gradualmente da una fase artigianale (1911) ad una industriale, grazie a cospicue commesse statali.

L'allargamento del raggio d'azione è sancito da una nuova denominazione, San Giorgio – Società Anonima Industriale, nel 1914,3.2 quando l'azienda acquisisce ordini tali da avere lavoro assicurato per tre anni.

Fino a questo momento le esperienze italiane nell'uso di questi strumenti [i telemetri] erano state condotte con materiali acquistati all'estero, soprattutto in Germania. Il conflitto impone "l'urgente necessità di far allestire in Italia i telemetri necessari; problema non facile perché, oltre ad un complesso attrezzamento tecnico, richiedeva anche un personale specializzato, che non esisteva. Pur tuttavia le insistenti pressioni fatte dall'Ispettorato delle costruzioni d'artiglieria, convinsero due delle nostre principali Ditte costruttrici di apparecchi ottici ad assumersi l'arduo compito. Tali Ditte furono la San Giorgio e le Officine Galileo:3.3 la prima si ispirò per le sue iniziali costruzioni al modello del telemetro Colzi-Bardelli". Questo primo telemetro italiano, presentato nel 1911, era stato ideato dall'ottico [Virgilio] Colzi e realizzato inizialmente dall'industriale [Felice] Bardelli. In campo navale, invece, è all'inizio del 1914 che il tenente di vascello [Paolo] Resasco presenta al Ministero della Marina uno studio su un nuovo tipo di telemetro navale, destinato a misurare variazioni di distanza anziché distanze, e comunica che la San Giorgio si offre di costruire lo strumento in 40 giorni dall'ordinazione. Tale strumento avrebbe avuto 35 ingrandimenti e un grado e mezzo di campo. Il prezzo è previsto in lire 1000 [circa 3600 € al 2008] per ogni esemplare dopo il primo che sarebbe stato fornito gratuitamente.3.4


Immagine originale

Figura 3.1 – La direzione dell'azienda (dopo il 1914) 3.5


Al paragrafo   NOTE § 3  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

3.1 Nones (1990), p. 34.

3.2 Nones (1990), p. 35.

3.3 Officine Galileo Link esterno MIBAC-SIUSA. Altre fonti web pertinenti sono consigliate in → Interazioni.

3.4 Nones (1990), pp. 37-38; cfr. p. 39. In questa e in altre citazioni, sempre rientrate e in carattere minore rispetto al testo principale, sono state stralciate note e incisi: quanto tra parentesi quadre è dell'autore di questa pagina web. Rivalutazione al 2008 tramite la tabella in: Istituto Nazionale di Statistica, Il valore della moneta in Italia dal 1861 al 2008, Informazioni n. 9 (2009), p. 8 Link esterno ISTAT (pdf); tale collegamento non è più attivo: ora si può usare Link esterno ISTAT (foglio elettronico).

E. Sparatore, nella didascalia di una tavola fuori testo in Nones (1990), conferma: "La San Giorgio cominciò nel 1911 le prime lavorazioni ottiche e la produzione di strumenti di precisione per le artiglierie: fino al al 1914 questi venivano importati dalla Germania. I primi telemetri navali San Giorgio sono del 1914".

3.5 Collezione privata; maggiori informazioni in → Documenti.

Trasparenza

Trasparenza

All'indice   4. Prima guerra mondiale   Alle note del paragrafo

Il 24 maggio 1915 l'Italia dichiara guerra all'Austria-Ungheria e un mese dopo inizia la mobilitazione delle industrie che producono materiali utili ai ministeri della Guerra e della Marina. Lo stabilimento di Borzoli della San Giorgio è il primo a essere considerato "ausiliario" in Italia e accedere quindi a particolari agevolazioni negli ordini e nelle forniture. La procedura di urgenza, però, è richiesta dall'azienda per rifiutare buona parte delle richieste normative ed economiche delle maestranze. I dipendenti, soggetti a una rigorosa disciplina militare, non potranno più licenziarsi e trasferirsi presso aziende che offrano condizioni migliori. Nel 1916 la San Giorgio raddoppia gli utili.4.1

L'azienda produce "congegni di puntamento tipo Schneider, cannocchiali panoramici dei diversi tipi, cannocchiali doppi per antiaerei, monocoli per cerchi di puntamento e goniometri",4.2 ma Esercito e Marina hanno bisogno anche di telemetri monostatici a coincidenza e il principale produttore, Barr & Stroud, è completamente assorbito dalle commesse per l'Ammiragliato inglese. Nella primavera del 1916 il Regio Esercito compara un telemetro sviluppato dalla San Giorgio a partire dai modelli Barr & Stroud, con quello ideato dal colonnello d'Artiglieria Eugenio Righi (1860-1925) e fabbricato dalle Officine Galileo di Firenze.4.3 La necessità di strumenti adatti è tale che, in luglio, è il Sottosegretario per le Armi e le Munizioni, generale Alfredo Dallolio (1853-1952), a recarsi a Londra per sbloccare la situazione.4.4

Nel frattempo, lo stesso Dallolio mette sotto pressione le aziende ausiliarie. Nel 1917 la San Giorgio finanzia con un aumento di capitale l'acquisizione di nuovi spazi vicini allo stabilimento di Borzoli e l'ingrandimento del reparto di ottica. Ciò non ha certo ostacolato l'attività produttiva, in base a quanto riferisce il consiglio di amministrazione agli azionisti in luglio.

[...] stiamo da tempo allestendo la quasi totalità dei congegni di puntamento e degli strumenti accessori per le artiglierie occorrenti al nostro Esercito. Sono così andati sviluppandosi rapidamente in detto nostro Stabilimento non solo i reparti per la lavorazione meccanica di precisione, ma di pari passo hanno subito notevole incremento gli impianti per la produzione di lenti e prismi e per la produzione degli svariati strumenti ottici indispensabili alle moderne artiglierie.4.5

In montagna si combatte la guerra di trincea e il cannoneggiamento delle linee nemiche è fondamentale, ma l'efficienza del tiro rimane mediocre, con esiti drammatici per i soldati italiani. Ciò non dipende dalle artiglierie e dagli ausilii ottico-meccanici, ormai adeguati, bensì dalle tavole di tiro regolamentari. Nel luglio 1916 arriva alle falde del Pasubio, sopra Rovereto, un libero docente di calcolo infinitesimale all'Università di Torino: Mauro Picone (1885-1977). La notte stessa il sottotenente, che non ha mai visto un cannone da vicino e non conosce nulla di balistica, riceve dal colonnello Federico Baistrocchi un vecchio trattato sull'argomento e l'ordine di calcolare, entro un mese, nuove tavole adeguate alle condizioni locali. A settembre le tavole di Picone sono già in uso e il 9 ottobre 1916 la 44ª Divisione del generale Andrea Graziani conquista i capisaldi nemici.4.6

Nel campo dell'ottica non si registrano successi altrettanto brillanti della matematica applicata, ma ben prima del conflitto successivo si formeranno in Italia ingegneri e fisici con interessi e capacità adeguate ad affrontare la progettazione in modo innovativo → § 6 e § 10.

Grazie ai prodotti ottici e, in generale, alla meccanica di precisione, alla fine della guerra la San Giorgio è uno dei maggiori gruppi industriali italiani e continua a investire nei propri impianti, nell'aspettativa di lavori e opere pubbliche in tempo di pace.


Immagine originale

Figura 4.1 – Prova sul campo di un telemetro Barr & Stroud mod. FA (1915) 4.7


Al paragrafo   NOTE § 4  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

4.1 M. Fatica, Origini del fascismo e del comunismo a Napoli (1911-1915) (Firenze, La Nuova Italia, 1971), p. 457 Link esterno OPAC SBN. Nones (1990), pp. 41-44, 45. A. G. Ricci, F. R. Scardaccione, a cura di, Ministero per le armi e munizioni: decreti di ausiliarietà (Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1991) Link esterno OPAC SBN.

Dopo la guerra verranno alla luce irregolarità e truffe ai danni dello Stato: Nones (1990), pp. 54-56.

4.2 Nones (1990), p. 39.

4.3 Nones (1990), pp. 45-46. Telemetro a coincidenza Link esterno Wikipedia.

Il tenente colonnello Eugenio Righi fa parte, nel 1911, del Laboratorio di Precisione del R. Esercito, Roma: Esposizione Internazionale delle industrie e del lavoro per il 50° Anniversario della proclamazione del Regno d'Italia. Elenco generale ufficiale delle premiazioni. Torino 1911 (Torino, Tip. G. Momo, 1912), p. 135 Link esterno Museo Torino. Nel 1912 diventa il direttore del R. Laboratorio e nel 1916 è nominato generale; M. Mazzoni, "1926: la rinascita dell'ottica italiana e gli atti del Rotary Club Firenze", Giornale di Astronomia, 32 (2006), n. 3, p. 35. Fra le sue opere: Contributo allo studio d'una condotta del fuoco per batterie da costa (Roma, Tip. E. Voghera, 1913) Link esterno OPAC SBN; Ancora sull'errore di preparazione nel tiro da costa (Roma, Tip. E. Voghera, 1914) Link esterno OPAC SBN; Cenni circa lo studio e la produzione di vetro d'ottica presso il Laboratorio di Precisione (Roma, Poligrafico per l'Amministrazione della Guerra, 1919) Link esterno Sebina OPAC.

4.4 Su Dallolio: M. Barsali, "Dallolio, Alfredo", Dizionario biografico degli italiani, vol. 32 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1986), ad vocem Link esterno Treccani; scheda personale in Senatori dell'Italia liberale Link esterno Senato della Repubblica.

Non ho ancora consultato: S. C. Sambrook, The Optical Munitions Industry in Great Britain, 1888–1923 (London, Pickering & Chatto, 2013), costituisce il n. 5 della collana Studies in Business History Link esterno Taylor & Francis Group. Il saggio è recensito da R. Slayton in Technology and Culture, 55 (2014), pp. 497-499 Link esterno Project Muse. Una recensione di G. Finizio (2013) accenna alle interazioni di Barr & Stroud con l'Italia in Link esterno ICSM. L'archivio storico di Barr & Stroud è conservato dalla Link esterno University of Glasgow (esistente il 17/12/2019).

4.5 Nones (1990), pp. 46-47. Si confrontino le affermazioni: "stiamo da tempo allestendo la quasi totalità dei congegni di puntamento e degli strumenti accessori per le artiglierie" (ivi, fonte primaria del 18/7/1917) e "Verso la fine della guerra (anno 1918) San Giorgio e Officine Galileo avevano cominciato a costruire telemetri derivati dai Barr & Stroud" (fonte secondaria citata a p. 52).

4.6 L'episodio è descritto dettagliatamente in: M. Picone, La mia vita (1972) Link esterno Accademia dei XL (pdf).

Su Picone: Mauro Picone Link esterno Wikipedia; P. Nastasi, Matematica e Matematici. Dall'Unità alla metà del Novecento Link esterno Accademia dei XL; E. Giusti, L. Pepe, Un itinerario attraverso la matematica italiana contemporanea, mostra alla Domus Galilaeana nell'ambito dell'iniziativa «Mille anni di scienza in Italia» (Pisa, 2001) Link esterno DiMaI.

4.7 Fotografia originale anonima, collezione privata. Per ulteriori informazioni su questo documento fotografico → Documenti.

Trasparenza

Trasparenza

All'indice   5. Dopoguerra e affermazione del fascismo   Alle note del paragrafo

La logica di espansione è comune a tutti i grandi gruppi, ma i cospicui indennizzi dello Stato per le commesse militari annullate e i nuovi ordini per il settore civile non sono tali da soddisfare la nuova capacità produttiva. Nel frattempo, alla fine del 1919, è abolito l'istituto della "ausiliarietà" → § 4.

Dato che la San Giorgio ha continuato (e continuerà) a fare utile e a distribuire dividendi, le maestranze entrano in sciopero nel gennaio 1920 per le rivendicazioni soppresse durante la guerra. L'azienda risponde con la serrata e i lavoratori con l'occupazione. La crisi dell'industria meccanica è oggettiva: scattano i licenziamenti e la riduzione del salario per chi rimane.

La conflittualità diventa endemica; le condizioni generali del paese favoriscono l'affermazione del fascismo. A Sestri Ponente, tra il 1921 e il 1922, c'è la guerra civile, con scontri armati quasi quotidiani e morti e feriti per le strade. Gli squadristi sono sostenuti dalle forze di polizia in tre attacchi alla Camera del Lavoro; sono devastati il Municipio, le sedi delle cooperative e delle società di mutuo soccorso, osterie e trattorie; seicento operai sono costretti a emigrare.5.1

Nel 1924 il consiglio di amministrazione della San Giorgio guarda all'avvenire "con serena fiducia" e gli organici riprendono a salire.5.2

Le difficili condizioni abitative delle famiglie operaie, costrette spesso a coabitare in spazi malsani, hanno spinto sia il Comune di Sestri Ponente, di cui è stato sindaco dal 1903 al 1922 il socialista Carlo Canepa, che le principali aziende ad acquisire lotti su cui edificare nuovi palazzi. La San Giorgio, però, costituirà una cooperativa edilizia solo nel 1931 (via Merano) e, otto anni dopo, si consorzierà con altre aziende e l'Istituto Autonomo Case Popolari per costruire varie case lungo via Chiaravagna. Il numero degli appartamenti realizzati rimarrà comunque insufficiente e gli spazi risulteranno piccoli e austeri: "da una a due stanze, cucina e un ristretto spazio per il servizio igienico".5.3


Al paragrafo   NOTE § 5  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

Sul ruolo di avanguardia del movimento operaio di Sestri Ponente nel biennio rosso, si veda ad esempio: A. Borghi, La rivoluzione mancata (Parigi : 1924 – Milano : Stampa Azione Comune, 1964) Link esterno Liber Liber (esistente il 28/1/2021).

5.1 P. Rugafiori, "Da città a quartiere operaio. Uso, memoria, percezione dello spazio urbano", in Rugafiori (1986), p. 31. Squadrismo Link esterno Wikipedia.

In merito alle rivendicazioni per migliorare le condizioni di lavoro e il salario: G. Perillo, C. Gibelli, Storia della Camera del Lavoro di Genova: dalle origini alla seconda guerra mondiale (Roma, Editrice Sindacale Italiana, 1980), pp. 208-215 → Saggistica.

5.2 Nones (1990), pp. 58-68.

5.3 G. Favretto, "Una città mancata. Crescita urbana e trasformazioni del territorio", in Rugafiori (1986), p. 23.

Nei piccoli appartamenti del quartiere IACP (1939) un angusto corridoio ha sostituito il classico ingresso alla genovese, vale a dire la sala che dava accesso a cucina e camere, e il gabinetto contiene solo lavabo e wc; Rugafiori (1986), fig. 10 a p. 137. In ogni caso, parte dei dipendenti della San Giorgio non abitava a Sestri, ma nelle delegazioni limitrofe, per lo più in affitto: pare manchino dati statistici al riguardo.

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All'indice   6. Ricerca di specialisti   Alle note del paragrafo

Durante la Grande Guerra, né la San Giorgio né le Officine Galileo erano state in grado di fornire i telemetri necessari alla Regia Marina, che aveva continuato a fornirsi da Barr & Stroud.6.1 Sia a Genova che a Firenze, quindi, si continuano a studiare nuove ottiche per tutte le forze armate.

A metà del 1922 il comandante della squadriglia sommergibili di La Spezia, [Vincenzo] de Feo, sperimentava un nuovo sistema di lancio per siluri da lui stesso ideato e che utilizzava un indicatore di lancio costruito dalla ditta genovese. Nel campo dei telemetri stereoscopici atti a fornire anche la quota del bersaglio nel tiro controaereo, oltre che la distanza, viene presentato, nel 1924, "un primo esemplare di telequotametro o altimetro (AT): la quota era automaticamente fornita dallo strumento in funzione della distanza e dell'angolo del sito che esso formava col piano orizzontale una volta puntato sul bersaglio aereo".6.2

Gli Stati Maggiori ordinano singole apparecchiature e sistemi avanzati alle migliori aziende straniere, per esaminarli, sviluppare quanto di interesse e mettere in competizione San Giorgio, Officine Galileo e, dal 1927, Officine Lombarde Apparecchi di Precisione OLAP – vale a dire Siemens & Halske –, chiudendo per quanto possibile il cerchio.

La San Giorgio, a sua volta, potenzia controlli e collaudi – figura 6.1 –, cerca specialisti già formati ed erige a sistema l'instaurazione di rapporti particolarmente stretti con i progettisti militari.6.3 Ciò non deve indurre a sottostimare l'entità della ricerca aziendale: il numero di brevetti mantenuti cresce continuamente.6.4 A partire dal 1926 si concretizzano commesse significative della Regia Marina: i reparti di ottica e meccanica di precisione si dedicano agli stereotelemetri e alle centrali di tiro.6.5

L'azienda genovese presenta alla Marina anche un campione sperimentale di un telemetro a doppio uso ST-T da m 3, attraverso il quale è possibile una più esatta misura della distanza del bersaglio, abbinando nello stesso strumento un sistema stereoscopico ed uno a coincidenza. Questa soluzione verrà sperimentata dalla Marina nel decennio successivo, facendo realizzare "una serie di telemetri 'a doppio uso' (ST-T) da [3,5 - 5,2 - 7,2 metri] (rispettivamente per i cacciatorpediniere, gli incrociatori e le corazzate). Per sviluppare questa attività nel 1927 viene assunto l'ing. [Umberto] Cavazzoni, che ha lavorato alla Zeiss e che porta a Genova anche un tecnico tedesco della stessa industria, Poser. L'anno seguente viene assunto un altro ingegnere 6.6 e mandato a perfezionarsi all'Istituto Nazionale di Ottica di Arcetri, fondato e diretto dal prof. Ronchi.6.7

Il secondo ingegnere potrebbe essere Raffaello Bruscaglioni (1907-1976): per delineare un suo breve ritratto, possiamo ricorrere ai ricordi di Vasco Ronchi (1897-1988).6.8

Nacque a Firenze il 13 aprile 1907; nel 1929 si laureò in ingegneria al Politecnico di Torino, e subito dopo si specializzò in ottica, seguendo il corso superiore presso l'Istituto Nazionale di Ottica di Firenze-Arcetri; al termine del quale entrò subito a far parte del personale assistente e docente dell'Istituto stesso. Vi rimase per quattro anni, durante i quali eseguì studi molto apprezzati coi nuovissimi metodi interferenziali, per il collaudo degli strumenti ottici.
Nel 1925 [con una incongruenza di tre anni rispetto a quanto indicato più sopra] entrò a far parte del corpo di tecnici dello Stabilimento ottico della San Giorgio di Genova-Sestri, allora in pieno sviluppo e impegnata a fondo nelle costruzioni degli apparati ottici necessari alle Forze Armate; ed egli contribuì in modo determinante al perfezionamento di strumenti delicatissimi e potenti, come telemetri, periscopi, proiettori, cannocchiali e centrali di puntamento; la sua opera fu così apprezzata che a soli 33 anni (cosa a quei tempi del tutto eccezionale) nel 1940 gli fu riconosciuta la qualifica di dirigente.
Pur attraverso le vicissitudini della II Guerra Mondiale e del dopoguerra, e le gravi crisi attraversate dalle industrie ottiche italiane, il Bruscaglioni proseguì nella sua brillante carriera, raggiungendo nel 1943 la carica di Direttore di Stabilimento [per poi passare, l'anno successivo, alla Ducati di Bologna].6.9

I telemetri, a loro volta, sono solo un componente di centrali di tiro dotate di sistemi di calcolo di tipo meccanico sempre più complessi. Siemens & Halske ha realizzato le centrali del cacciatorpediniere Nazario Sauro, varato nel 1926; Barr & Stroud quelle dell'incrociatore Trento, varato nel 1927. La Carl Zeiss sarebbe disposta a creare una nuova società italiana per partecipare alle gare e la Marina è interessata, dato che Officine Galileo e San Giorgio non sono ancora arrivate al livello dei migliori concorrenti stranieri. La minaccia è sventata a livello politico e le centrali di tiro da realizzare sono ripartite tra San Giorgio, Officine Galileo e OLAP. Nel 1929, però, quest'ultima dimostra che lo svantaggio delle due aziende italiane è ancora rilevante, sebbene si affermi il contrario in dichiarazioni pubbliche.6.10


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 6.1 – La sala collaudo degli strumenti ottici (circa 1930) 6.11


Al paragrafo   NOTE § 6  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

6.1 G. Finizio, "I telemetri nella Regia Marina dalle origini alla prima guerra mondiale", Storia militare, 23 (2015), n. 259, aprile, pp. 4-16.

6.2 Nones (1990), p. 70. Stereotelemetro Link esterno Wikipedia.

6.3 Cfr. Nones (1990), pp. 106-107. Ciò è una prassi comune nelle imprese che lavorano per il settore militare. Ad esempio, Luigi Pasqualini (1859-1943) si laurea in Fisica a Padova, nel 1881 è assistente alla cattedra di Fisica a Firenze, quindi entra in Marina e vi fonda il Laboratorio Elettrico della Direzione Torpedini, a La Spezia; nel 1904 è assunto dalle Officine Galileo, dove diventa direttore generale.

6.4 Nel bilancio 1936, a fronte del valore simbolico di 1 lira per disegni, modelli e brevetti, spicca un ammontare dell'ordine di L. 25.000 per la manutenzione dei brevetti: ciò corrisponde a circa € 24.000, rivalutando al 2008 tramite ISTAT (2009). Da una nota interna dell'IRI citata in: Nones (1990), p. 108.

6.5 Nones (1990), pp. 70, 72.

6.6 Non è citato esplicitamente in Nones (1990).

6.7 Nones (1990), p. 74.

6.8 Su Ronchi: P. Brenni, "Ronchi, Vasco", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 88 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 2017), ad vocem Link esterno Treccani; breve biografia in inglese Link esterno Giorgio Ronchi Foundation.

6.9 Necrologio ed elenco delle pubblicazioni in: V. Ronchi, "Raffaello Bruscaglioni (1907-1976)", Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 31 (1976), n. 4, pp. 665-674; riedito, eliminando alcuni refusi, in: 55 (2000), n. 1, pp. 55-62 → Saggistica. Alcune discrepanze tra gli anni citati da Ronchi e quelli in Nones (1990) suggeriscono di cercare altri riscontri.

6.10 Nones (1990), pp. 74-80. Siemens & Halske AG Link esterno Wikipedia EN, Barr & Stroud Ltd. Link esterno Wikipedia EN e Carl Zeiss AG Link esterno Wikipedia EN. Nazario Sauro (cacciatorpediniere) Link esterno Wikipedia e Trento (incrociatore) Link esterno Wikipedia.

6.11 Fotografia dell'Archivio Elsag in: Rugafiori (1986), p. 104. Nel 1938 è stata scattata un'altra fotografia dello stesso ambiente: "L'alta efficienza della San Giorgio", Genova : Rivista municipale, 18 (1938), n. 6-7, giugno-luglio, p. 306 Link esterno Emeroteca BNC Roma. Il confronto dimostra il veloce sviluppo delle produzioni ottiche in San Giorgio.

Link esterno Google libri
Rielaborazione originale da fonte esterna
Raffaello Bruscaglioni (1907-1976)
1928?/40 – Tecnico
1940/43 – Dirigente
1943/44 – Direttore di stabilimento

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All'indice   7. Organizzazione dell'ottica italiana   Alle note del paragrafo

Fino alla metà degli anni Venti, gli specialisti nelle tecnologie ottiche si formano nelle forze armate e nell'industria, su basi assai generali apprese nelle università: discipline riconducibili più all'ingegneria e alla matematica che alla fisica.7.1

Il Laboratorio di Precisione del Regio Esercito, a Roma, che effettivamente aveva avviato, nel 1917, la fabbricazione di vetri di tipo Zeiss.7.2 [O, meglio, Schott?]

Non stupisce, quindi, che sia un'azienda che ha ormai raggiunto un respiro industriale, le fiorentine Officine Galileo, a innescare la fase successiva...

L'Associazione Ottica Italiana (AOI) è fondata il 23 novembre 1926 dai produttori di ottiche, allo scopo di divulgare la materia a un pubblico generico e propagandare la necessità "di un'ottica tutta italiana". L'attività editoriale è fondamentale: l'associazione pubblica un Bollettino, un Annuario e la rivista Ottica. Nel 1936 il numero progressivo degli iscritti ha superato i milleottocento; ciò è favorito da una quota di iscrizione assai bassa: £ 12 (circa € 12 al 2008). L'AOI esercita di fatto un'azione politica di cartello, tenendo "collegati coloro che si interessano dell'ottica e dei suoi problemi" e facendo "affluire agli organi centrali la voce di tutta la popolazione ottica d'Italia, voce che domanda aiuti e che pone i problemi".7.3

La vicenda del Regio Istituto Nazionale di Ottica (RINDO) è più complessa. ... Istituto di Ottica 1° dicembre 1927 ... Regio Istituto 4 giugno 1934 ...7.4

Ruolo di Vasco Ronchi...

Il ruolo delle mostre di ottica sarà approfondito nell'ambito della descrizione della terza edizione (1936) → § 13.


Al paragrafo   NOTE § 7  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

7.1 La situazione della fisica italiana negli anni Venti è sintetizzata, ad esempio, in: G. Bruzzaniti, Enrico Fermi. Il genio obbediente (Torino, Einaudi, 2007), pp. 125-128 Link esterno OPAC SBN.

7.2 Mazzoni (2006), pp. 34, 35.

L'attività del Laboratorio di Precisione di Roma è documentata da almeno due filmati, anche se relativi alla fine del periodo considerato in questo saggio.

  • "Alta precisione: come si lavora il vetro per ottica", La Settimana INCOM n. 420 (25/3/1950) Link esterno YouTube e Archivio Storico Istituto LUCE. Su La Settimana INCOM, a cura dell'Industria Cortometraggi Milano Link esterno Wikipedia.

  • G. Passante, "Vedere oltre", Documentari OPUS (Astra Cinematografica, 1952) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE. "L'uomo può avere bisogno o desiderare di vedere oltre il limite naturale e ciò per motivi scientifici, bellici, ecc. Ecco allora la sua intelligenza aiutarsi artificialmente per questa sua necessità e scoprire il vetro d'ottica che gli permette di allungare la visuale. Il documentario avrà un andamento scientifico-didattico e mostrerà in quale modo si perviene alla costruzione di questi preziosi strumenti con una lavorazione al centesimo di millimetro eseguita da provetti e specializzati tecnici"; dal nulla osta concesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (6/11/1952) Link esterno Italia Taglia.

7.3 Catalogo (1936), pp. 17-18 e scheda di adesione alla fine. Rivalutazione tramite ISTAT (2009). Il Bollettino A.O.I. è stato edito dal 1927 al 1946 Link esterno OPAC SBN e Ibidem; dal 1947 assume la denominazione Luce e immagini Link esterno OPAC SBN. La rivista Ottica è stata edita dal 1935 al 1952 Link esterno OPAC SBN e Ibidem.

L'Associazione è stata eretta in ente morale, con un nuovo statuto, con Regio Decreto 25 gennaio 1940, n. 344, Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 109 (10/5/1940), p. 1705 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf). Un'ulteriore revisione statutaria si è resa necessaria nel dopoguerra: Decreto del Capo provvisorio dello Stato 10 luglio 1947, n. 901, Gazzetta Ufficiale Serie Generale, n. 217 (22/9/1947) Link esterno Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

7.4 Catalogo (1936), pp. 3, 14-16.

Alla luce di quanto sopra, sembrano discutibili le affermazioni che seguono: "Il sorgere dell'Istituto Nazionale di Ottica ad Arcetri (1927) fu il frutto più cospicuo dell'interessamento dei militari nei confronti della ricerca scientifica che, contro il parere degli industriali del settore, appoggiandosi alle capacità scientifiche e organizzative di Vasco Ronchi, riuscirono ad impiantare un laboratorio che permise, nel giro di pochi anni, di svincolare la nostra produzione di strumenti ottici di impiego bellico dalla sua dipendenza dall'estero"; R. Maiocchi, "Il ruolo delle scienze nello sviluppo industriale italiano", in Storia d'Italia. Annali 3. Scienza e tecnica (Torino, Einaudi, 1980), nota 41 a p. 939.

Cfr. A. Bonetti, M. Mazzoni, "The Arcetri School of Physics", in The Scientific Legacy of Beppo Occhialini, a cura di P. Redondi, G. Sironi, P. Tucci, G. Vegni (Società Italiana di Fisica e Springer, 2006), pp. 12-15 Link esterno Google libri (per l'editore).

Istituto Nazionale di Ottica Link esterno INO.

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All'indice   8. Il problema del vetro ottico   Alle note del paragrafo

Il ritardo produttivo italiano è particolarmente evidente nella fusione dei vetri per gli strumenti ottici.

Nel 1927 l'ammiraglio Alfredo Acton (1867-1934), capo di Stato Maggiore della Marina, sostiene che occorre "favorire il consolidarsi in Italia anche della produzione dei vetri d'ottica pei quali il nostro paese è ancora quasi esclusivamente tributario all'estero" e ricorda che un impianto specifico, presso il Laboratorio di Precisione del R. Esercito, era stato realizzato dallo Stato durante la prima guerra mondiale, ma era risultato insostenibile in tempo di pace.8.1

La nascita a Firenze, nel 1928, dell'Istituto sperimentale per lo studio e l'applicazione dei prodotti del boro e del silicio 8.2 non risolve il problema della "produzione quantitativa e qualitativa del vetro d'ottica in Italia", come attestato da rapporti della Marina tra la fine del 1930 e l'inizio del 1931.8.3


Al paragrafo   NOTE § 8  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

8.1 Nones (1990), p. 78. R. Bernotti, "Acton, Alfredo", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 1 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1960), ad vocem Link esterno Treccani. Sul Laboratorio di Precisione, cfr. Mazzoni (2006), pp. 34, 35.

8.2 Costituito l'8 marzo 1928 e non nel 1929, come riferito in Mazzoni (2006), p. 41.

Riferimenti all'Istituto sono in: Atti della Società Colombaria, 11 (Firenze, Olschki, 1930), p. 42 Link esterno Google libri (per Indiana University); Atti della Società Colombaria, 12 (Firenze, Olschki, 1932), p. 17 Link esterno Google libri (per l'editore); V. Ronchi, "Commemorazione del Presidente Principe Senatore Piero Ginori Conti", Atti della Società Colombaria, 17-19 (Firenze, Olschki, 1939-1941), p. 479; Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 31 (1976), pp. 862, 864 Link esterno Google libri (per University of California); Firenze nella cultura italiana del Novecento: atti del convegno di Firenze, 5-7 dicembre 1990, a cura di P. Bagnoli (Impruneta, Festina Lente, 1993), pp. 50, 52 Link esterno Google libri (per University of California); Ricerche storiche (Firenze, Olschki, 2003), p. 358 Link esterno Google libri (per l'editore).

8.3 Nones (1990), pp. 90, 91. Non è ancora stato possibile rispondere a una domanda ovvia: la San Giorgio ha mai prodotto i vetri per le proprie ottiche?

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All'indice   9. Crisi mondiale e fondazione dell'IRI   Alle note del paragrafo

Dato che lo sviluppo dell'industria europea è finanziato con cospicui prestiti delle banche statunitensi, la crisi del 1929 si è nel frattempo ripercossa in Italia.

La Banca Commerciale e il Credito Italiano sono azionisti dei principali gruppi industriali e questi, a loro volta, detengono quote azionarie delle banche. Lo Stato stimola la concessione di crediti a media scadenza fondando l'Istituto Mobiliare Italiano IMI, ma ciò non basta. All'inizio del 1933 è costituito l'Istituto per la Ricostruzione Industriale IRI, che rileva dalle banche tutte le partecipazioni industriali; l'Istituto nasce con un carattere provvisorio, ma nel 1937 diventerà permanente.

L'IRI controlla direttamente la siderurgia bellica, la produzione di artiglierie, i cantieri navali e diventa azionista di maggioranza della San Giorgio, che ha consolidato la produzione di equipaggiamenti elettrici, idraulici, ottici e navali. Le limitazioni del bilancio statale, però, ritardano lo sviluppo dell'industria di interesse bellico. Materiale ottico e strumenti di precisione continuano a essere acquistati all'estero. Anziché razionalizzare le attività produttive, l'IRI mantiene le sovrapposizioni, addirittura stimola la competizione fra aziende che fanno ormai parte dello stesso gruppo.9.1

Se si considera il solo comparto produttivo dell'ottica – figura 9.1 – la crisi del 1929 causa i peggiori risultati all'economia italiana nel 1932, ma le esportazioni prendono decisamente il sopravvento nel biennio successivo.


Immagine originale

Figura 9.1 – Importazioni ed esportazioni di strumenti ottici e parti ottiche staccate 9.2


Al paragrafo   NOTE § 9  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

9.1 Nones (1990), pp. 83-89.

9.2 IIIª Mostra Nazionale di Strumenti Ottici. Anno XIV. Firenze, XXIV Maggio-XIV Giugno (Firenze, Stab. Tip. già Chiari Succ. Carlo Mori, 1936), p. 5. La fonte dei dati è citata come "Bollettino di statistica del commercio con l'estero, redatto dal Ministero delle Finanze"; cfr. p. 6: "Dal 1935 non si hanno dati sufficienti, perché è stata sospesa la pubblicazione del Bollettino Ufficiale da cui questi dati sono stati desunti". Potrebbe trattarsi di: Ministero delle Finanze, Statistica del commercio speciale di importazione e di esportazione Link esterno OPAC SBN. Rivalutazione tramite ISTAT (2009).

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All'indice   10. Potenziamento della progettazione ottica   Alle note del paragrafo

Per qualificare la progettazione sia in campo militare che civile, nel 1929 viene creato l'Ufficio Calcoli Ottici: il nuovo reparto è affidato all'ing. Cesare Morais, che ne sarà a capo fino al 1954.10.1 La decisione aziendale avrà una valenza strategica che si ripercuoterà ben oltre la cessione delle produzioni ottiche, alla metà degli anni Cinquanta, come vedremo in relazione alla centrale di tiro Argo → § 32.

Inizia così l'epoca aurea delle produzioni ottiche per cui la San Giorgio è tuttora rinomata: dai grandi telemetri ai binocoli ad alta luminosità e largo campo corretto, alla macchina fotografica Janua. Ciò sembra reso possibile dalla sinergia tra l'alta direzione (Odero è presidente e Bocciardo vicepresidente), la gestione operativa (Fanno, di cui si parlerà più avanti → § 17, è amministratore delegato) e il livello tecnico (in cui vi sono, tra gli altri, Bruscaglioni, Cavazzoni e, per l'appunto, Morais).10.2

Cavazzoni proviene, come si è detto, dalla Carl Zeiss,10.3 mentre Bruscaglioni e Morais sono più legati all'Istituto Nazionale di Ottica INDO. Le relazioni con gli organismi dominati a Firenze prima da Garbasso, quindi da Ronchi continueranno negli anni e Morais sarà chiamato all'INDO per coprire la nuova cattedra di Calcolo ottico.10.4 Fattori critici di successo sono costituiti, in San Giorgio, da investimenti di capitale privato in un'azienda in attivo, una catena gerarchica che comprende i problemi tecnici, una razionale suddivisione di compiti tra specialisti che condividono lo stesso linguaggio, una formazione continua assicurata dall'Istituto Nazionale di Ottica e dall'Associazione Ottica Italiana, un ottimo reparto di meccanica di precisione e idee specifiche, tra cui un diverso approccio alla progettazione ottica.

[Partendo da una ricerca su un tripletto realizzato da G. B. Amici] Morais riprende la teoria del Mossotti e la applica al calcolo di un obiettivo per binocolo. Egli sottolinea come si può così arrivare ad un risultato generale con un ben disciplinato calcolo algebrico e non per via di aridi tentativi trigonometrici.10.5

Nel 1931 Morais pubblica su Il Nuovo Cimento, la prestigiosa rivista della Società Italiana di Fisica, un breve trattato sulla progettazione dei doppietti crown e flint per obbiettivi astronomici, da ammirare per la completezza, l'inquadramento storico, le note pratiche. L'articolo, però, è particolarmente interessante in questa sede, perché sembra gettare le basi della strategia progettuale della San Giorgio per varie tipologie di prodotti: telescopi, cannocchiali, telemetri, binocoli a largo campo, fotocamere.

Per quanto riguarda l'aberrazione cromatica, Morais considera la correzione per l'intera gamma di sensibilità dell'occhio: dal rosso (linea C di Fraunhofer, vale a dire Hα – 656 nm) al violetto (linea F, Hβ – 486 nm), con al centro il giallo (linea D, doppietto Na – 589 nm). Sviluppa quindi le formule analitiche per ridurre l'aberrazione sferica. Il risultato si applica a un caso particolare: raggi luminosi vicini all'asse ottico (vale a dire la zona centrale del campo inquadrato), piccoli angoli d'incidenza (vale a dire oggetti distanti) e lenti vicine e sottilissime. La correzione globale così ottenuta, però, è considerata ottima per aperture inferiori o uguali a 1/10; per aperture maggiori (vale a dire, lenti più spesse e distanziate) si devono migliorare le curvature delle superfici con il metodo trigonometrico, per approssimazioni successive.

Morais discute quindi soluzioni analitiche più precise, ottenute imponendo condizioni specifiche. Scarta quella di Euler, ma considera accettabile la condizione di Clairaut per obbiettivi da binocoli a lenti incollate, purché i vetri soddisfino la condizione di Mossotti – trattata più avanti. Passando ai telemetri, sottolinea che il campo corretto è troppo limitato nel caso degli obbiettivi detti "simmetrici". La soluzione di Fraunhofer fornisce obbiettivi astronomici ben corretti per l'aberrazione sferica (detti aplanatici); un appunto rivela l'interesse per soluzioni pragmatiche: "una piccola variazione nei raggi di curvatura (durante la lavorazione per esempio) non porta nessun danno alla bontà dell'obbiettivo". La condizione di Prazmowski permette invece di ottenere ottimi obbiettivi fotografici, basati su due doppietti simmetrici.

Passando a Mossotti, Morais sottolinea che i suoi studi, pubblicati nel 1855 a Pisa, "trattano di tutte le aberrazioni di un sistema di quante si vogliano superfici con un metodo in cui la genialità si unisce alla dottrina, arrivando a conclusioni di reale interesse pratico" e ne ribadisce il primato rispetto a Von Hoegh e Harting. Morais ricorda che si usano lenti incollate solo quando il diametro è inferiore a 50-60 mm oppure quando non è necessaria una correzione perfetta per punti fuori dell'asse, ma ricorrendo alla condizione di Mossotti si possono correggere le aberrazioni cromatica, sferica e del seno (vale a dire, il coma) anche per obbiettivi a lenti incollate; Morais cita, come caso limite, "i moderni obbiettivi da binocolo [che] oltre ad avere aperture fortissime (fino a 1/4) debbono presentare una buona correzione per un campo che può essere di 8° e più".

L'articolo si conclude con un esempio: la progettazione di un doppietto Fraunhofer di apertura f/10, con lenti spaziate in crown (nD 1,5308) e flint (nD 1,6165). Il livello di dettaglio è tale, che si ricorda che il diametro dovrà essere leggermente superiore a quanto richiesto, per tenere conto dell'ostruzione periferica dovuta alla montatura e della necessità di non tagliare a coltello i bordi delle lenti; la distanza tra queste deve essere minima, mentre risulta trascurabile il loro spessore. Morais, però, mostra come minimizzare l'aberrazione sferica, per comprendere "obbiettivi fotografici di piccola apertura e grande campo, i quali in genere hanno forti spessori".10.6

I risultati dei progettisti e delle maestranze sono tali che già alla fine del 1931 le aziende del settore scelgono Fanno quale loro rappresentante nel consiglio di amministrazione dell'Istituto Nazionale di Ottica, presieduto da Garbasso e diretto da Ronchi.10.7


Al paragrafo   NOTE § 10  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

10.1 Malavolti (1994), pp. 240, 242. Si noti che Nones (1990) accenna a Bruscaglioni, ma senza nominarlo, e non fa alcun riferimento a Morais.

10.2 Nones (1990), p. 285.

10.3 Le notizie su Cavazzoni sono ancora frammentarie. È citato in: Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 31 (1976), p. 544 Link esterno Google libri (per University of California), insieme all'ing. Fanno; Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 39 (1984), p. 311 Link esterno Google libri (per University of California).

Nel 1932 è socio dell'Associazione Ottica Italiana e risiede in via Giosué Carducci, a Genova Pegli: Annuario 1932 (Firenze, A.O.I., 1932), pp. 9, 57 Link esterno OPAC SBN.

Alla fine del 1932 è nominato Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia: Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 74 (1933), n. 48, parte prima, 27 febbraio, p. 832 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf).

Nel 1934 partecipa a un convegno con una relazione "sullo sviluppo dell'ottica in relazione alle costruzioni belliche". Qualche dettaglio in: La ricerca scientifica ed il progresso tecnico nell'economia nazionale, 5 (1934), n. 1, p. 640 Link esterno OPAC SBN.

Nel 1953 è consigliere delegato e direttore generale della Filotecnica Salmoiraghi, Milano Link esterno Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci".

10.4 "Come è già stato messo in evidenza nelle pagine precedenti, lo smantellamento delle industrie ottiche italiane nel dopoguerra, con la conseguente liquidazione del personale tecnico specializzato, non solo fece cessare l'assorbimento degli specialisti da parte dell'ambiente industriale, ma alcuni di essi, che già avevano lavorato per lustri nei reparti ottici degli stabilimenti industriali trovarono conveniente e anche allettante tornare all'INDO non come allievi, ma come maestri. In base allo Statuto del 1934, non ancora sostituito da quello del 1954, l'INDO poté bandire dei concorsi per professore di calcolo ottico, di fisica della radiazione e di progetto di strumenti ottici; concorsi che furono vinti ciascuno dall'unico concorrente presentatosi: l'Ing. Cesare Morais, già capo dell'ufficio di calcolo ottico della San Giorgio di Sestri Ponente, il Prof. Giuliano Toraldo di Francia, che aveva trascorso circa un lustro nel Reparto ottico della Ducati di Bologna, e l'Ing. Silvio Guidarelli, che pure aveva svolto la progettazione..."; V. Ronchi, "La nuova rotta dell'Istituto Nazionale di Ottica", Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 34 (1979), p. 389 Link esterno Google libri (per University of California).

10.5 P. Broglia, E. Antonello, "Aspetti dell'ottica in Italia nei secoli XVIII e XIX attraverso il contributo dell'Osservatorio Astronomico di Brera", Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 60 (2005), n. 5, p. 829 Link esterno Google libri (per l'editore). Incidentalmente, si sottolinea che Morais è ricordato quale "responsabile dell'ufficio calcoli ottici dell'Istituto Nazionale d'Ottica": non si tratta dell'INDO, bensì della San Giorgio! L'articolo di Morais è negli Atti della prima riunione della Associazione Ottica Italiana (1934), p. 341 – non ancora consultato.

Su Ottaviano Fabrizio Mossotti (1791-1863), si veda: L. Liberti, E. L. Ortiz, Dizionario biografico degli italiani, vol. 77 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 2012), ad vocem Link esterno Treccani. L'opera del Mossotti utilizzata da Morais è: Nuova teoria degli stromenti ottici (Pisa, Tipografia Nistri, 1857-1859) Link esterno OPAC SBN e Ibidem; riedita in: Scritti, a cura di L. Gabba e G. Polvani, vol. 2.2 (Pisa, Domus Galilaeana, 1955) Link esterno OPAC SBN.

10.6 Gli approfondimenti originali di carattere particolare sono qui riportati in carattere minore rispetto al testo principale, ma con gli stessi margini, a differenza delle citazioni, sempre rientrate.

C. Morais, "Note sull'obbiettivo astronomico", Il Nuovo Cimento, 8 (1931), n. 2, pp. CLIII-CLXXVIII Link esterno Springer. Linee di Fraunhofer Link esterno Wikipedia e Aberrazione (ottica) Link esterno Wikipedia. Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 2008) Link esterno Aberrazione cromatica. C. Evangelista, M. Mennea, G. Zito, Aberrazioni (2001) Link esterno INFN Bari (non più attivo il 27/11/2019).

10.7 R. Decreto 31/12/1931, n. 1824, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 43 del 22/2/1932, p. 930 → Saggistica.

G. Peruzzi, "Garbasso, Antonio", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 52 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1999), ad vocem Link esterno Treccani. Nel decreto è qualificato come "senatore del Regno: presidente del Comitato nazionale per la fisica presso il Consiglio nazionale delle ricerche e direttore dell'Istituto di fisica della Regia università di Firenze".

A Garbasso è dedicata una pagina specifica di → Urania Ligustica.

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All'indice   11. Nuovi strumenti per la R. Marina   Alle note del paragrafo

Nel 1930 la Marina definisce un vasto programma di costruzione di naviglio sottile: 288 unità tra cacciatorpediniere, torpediniere, sommergibili, cacciasommergibili e mas. I telemetri e le centrali di tiro necessarie sono di nuovo suddivise tra San Giorgio, Officine Galileo e OLAP; dato che l'azienda fiorentina non è in grado di soddisfare la richiesta di periscopi, le viene affiancata la San Giorgio. La Marina cerca di coordinare la produzione, ma la difesa antiaerea coinvolge possibili obiettivi terrestri – tra cui gli stessi stabilimenti produttivi. Ciò complica la progettazione delle centrali di tiro, sviluppata autonomamente dalle tre aziende, il che dilata i tempi e aumenta i costi.

La Marina, inoltre, mantiene la sua strategia di commissionare apparecchiature sperimentali alla migliore concorrenza straniera: Carl Zeiss.11.1

Nel campo della meccanica-ottica, nel 1931 la San Giorgio realizza il suo primo inclinometro, a cui aveva iniziato a lavorare dal 1929. Questo strumento consente di misurare l'angolo tra la congiungente la nave e il suo bersaglio e la rotta del bersaglio stesso., elemento indispensabile per colpire un obiettivo in movimento. Nel 1932 costruisce, su progetto del colonnello delle armi navali Montauti, il teleinclinometro che consente, seppur con qualche approssimazione, di misurare sia la distanza del bersaglio, come nei vari telemetri, che l'angolo sopra descritto.11.2


Al paragrafo   NOTE § 11  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

11.1 Nones (1990), pp. 90-96.

11.2 G. Fioravanzo, "L'organizzazione della Marina durante il conflitto", in La Marina italiana nella seconda guerra mondiale, vol. XXI, tomo I (Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1972), p. 130 Link esterno Google libri (per University of California). E. Bagnasco, Le armi delle navi italiane nella seconda guerra mondiale (Parma, Albertelli, 1978), p. 164 Link esterno Google libri (per University of Michigan). Inclinometro [1930 - 1950] Link esterno Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica.

"Nel 1929 anche la ditta San Giorgio portò la sua attenzione sull'inclinometro e nel 1931 presentò il primo tipo da essa costruito. Per quanto realizzato in modo notevolmente diverso da quello delle Officine Galileo, esso presentava le stesse possibilità di misura del Beta e la determinazione del 'P'. Nel 1932 la San Giorgio realizzò il 'Teleinclinometro', su progetto del Col. A.N. MONTAUTI. Lo strumento constava di due sistemi ottici: l'uno serviva per ricavare la distanza misurando (con il sistema di allineamento di due immagini l'una di seguito all'altra) la parallasse dell'altezza del bersaglio (fumaiolo o albero); l'altro dava il Beta con l'introduzione automatica della distanza così misurata e con l'introduzione manuale della lunghezza del bersaglio. Anche il Teleinclinometro fu adattato ai periscopi dei sommergibili e così fu ad essi possibile misurare non solo la distanza del bersaglio, come già potevano fare coi telemetrini, ma anche il Beta. Con tutte le graduazioni a zero lo strumento consentiva la visione periscopica normale. Da ultimo nel 1937 fu fatto un ulteriore passo avanti: la ditta San Giorgio realizzò quello che fu chiamato Teleinclinometro Cinematico, perché sfruttando automaticamente la serie delle misure delle due parallassi (verticale e orizzontale) del bersaglio permetteva di ricavare i suoi elementi di moto indipendentemente dai dati di altezza e di lunghezza del bersaglio. L'inclinometro cinematico, dotato di trasmettitore del brandeggio ai lanciasiluri, dell'angolo di mira 'P' al ponte di comando e ai lanciasiluri stessi, dell'angolo di beta al ponte di comando, fu sistemato sulle torpediniere di nuova costruzione e su alcune unità maggiori"; Inclinometro Link esterno GRUPSOM (non più attivo il 27/11/2019). Cfr. Nones (1990), p. 99.

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All'indice   12. Flessione e rilancio del settore militare   Alle note del paragrafo

Le commesse si riducono nel 1934 e l'azienda gestisce la crisi con la consueta decisione immediata: il licenziamento del personale superfluo.12.1 I tagli non riguardano chi sviluppa nuovi prodotti, dato che nello stesso periodo si mettono a punto varie attrezzature, tra cui uno strumento di puntamento "in cui la linea di mira è deviata da uno specchio translucido, attraverso il quale si può eseguire dalla parte posteriore anche la punteria a linea di mira diretta".12.2

In agosto un documento interno dell'IRI sottolinea il ruolo essenziale della San Giorgio per le centrali di tiro; ricorda, inoltre, che durante il primo conflitto mondiale ha provveduto "si può dire da sola al fabbisogno di strumenti del nostro Esercito" e "pure in larga scala macchinari speciali per la Marina".12.3

Dal 1935 torna in vigore l'ausiliarietà, che comprende rapidamente tutti gli stabilimenti San Giorgio. Le commesse militari crescono di nuovo e permettono di raggiungere un record dei profitti, subito superato l'anno dopo.

I principali contratti nel campo dell'ottica riguardano i telemetri. Da una modifica dei Goerz, nasce il telemetro monostatico differenziale con base 1 m, su progetto del cap. Aquilecchia e del ten. Di Carlo; uno da 0,40 m è realizzato per la fanteria; un altro intermedio, da 0,60 m, è disegnato per essere usato con maschere antigas.

Di ben altra complessità è la centrale di tiro controaerea modello 37, sviluppata dal cap. Ubaldo Gala e imperniata sul suo tavolo previsore: per farla funzionare ci vogliono 16 addetti specializzati che operino di concerto! Le produzioni per l'Esercito sono superate da quelle per la Marina. Nel 1936 sono ordinati i sistemi per la direzione del tiro sulla corazzata Littorio, varata l'anno successivo: i suoi telemetri da 12 m sono davvero giganteschi. Analoghi contratti per telemetri e centrali sono assegnati alle Officine Galileo e, in misura minore, alla OLAP.12.4


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 12.1 – Telemetro da 5 m e, a sinistra, cannocchiale di punteria (1936)§ 13


Al paragrafo   NOTE § 12  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

12.1 La Cassa Integrazione Guadagni è stata introdotta nell'ordinamento italiano nel 1947 Link esterno Wikipedia.

12.2 Nones (1990), p. 102. Potrebbe trattarsi del sistema di puntamento della mitragliatrice Breda da 13,2 mm Link esterno Wikipedia. Il collimatore a riflessione San Giorgio tipo B deve essere una sua evoluzione Link esterno Historica Collectibles (non più attivo il 27/11/2019) per la mitragliatrice Breda-SAFAT da 12,7 mm Link esterno Wikipedia. Si veda anche Nones (1990), p. 112, in merito al sistema di puntamento della mitragliera da 20 mm, sviluppato nel 1938.

12.3 Nones (1990), pp. 100-101, cfr. nota 77 a p. 34.

12.4 Nones (1990), pp. 106-107, 108. Centrale di tiro Mod. 1937 "Gala" Link esterno Wikipedia. Littorio (nave da battaglia) Link esterno Wikipedia. Esiste apparentemente una piccola incongruenza con l'anno 1935 indicato per il telemetro per la Littorio documentato in Link esterno Archivi d'impresa: poteva trattarsi di un prototipo sviluppato con una commessa ad hoc.

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All'indice   13. La terza mostra di strumenti ottici   Alle note del paragrafo

La scelta di riproporre nel 1936 13.1 una mostra nazionale di prodotti ottici a Firenze,13.2 dopo il successo dell'edizione del 1934 13.3 e la prima edizione nell'ambito della fiera campionaria di Padova (giugno 1927),13.4 ha fini precisi: le Officine Galileo vi avevano sviluppato una produzione industriale di strumenti ottici fin dal 1896 e avevano avuto un ruolo chiave nella fondazione dell'Associazione Ottica Italiana AOI e del Regio Istituto Nazionale di Ottica RINDO → § 7.

La mostra ha luogo dal 24 maggio al 14 giugno 1936 ed è preparata così accuratamente che il catalogo – figura 13.1 – non appare l'anno seguente, come per l'edizione del 1934, bensì è distribuito prima dell'inaugurazione.

Il "comitato ordinatore" è presieduto da Paolo Venerosi Pesciolini, Podestà di Firenze, e, quale vicepresidente, da Vasco Ronchi, nella duplice veste di direttore del RINDO e rappresentante del Ministero dell'Educazione Nazionale; anche il segretario, Gino Giotti, fa parte del RINDO. È presumibile che il catalogo sia stato curato da Ronchi e Giotti. Sono membri del comitato quattro rappresentanti del Governo (Vito Artale, Ministero della Guerra; Mario Pasetti, Ministero della Marina; Cesare Antilli, Ministero dell'Aeronautica; Alessandro Croce, Ministero delle Corporazioni), due del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Emilio Bianchi e Ugo Bordoni), quattro delle "maggiori industrie ottiche italiane" (Vergilio Bellini, La Filotecnica; Umberto Cavazzoni, San Giorgio; Giulio Martinez, Officine Galileo; Umberto Nistri, Ottico Meccanica Italiana); uno della categoria industriale (Italo Locatelli, Associazione Nazionale degli Industriali Meccanici, Metallurgici e Affini); quattro di enti e organismi locali (Bindo De Vecchi, Università di Firenze; Piero Ginori Conti; Lorenzo Romanelli; Roberto Venturi Ginori).

Il catalogo e la mostra hanno finalità sia divulgative – fabbricazione del vetro e degli strumenti ottici – che promozionali – prodotti delle singole aziende per usi militari e civili. Alla San Giorgio, di cui è direttore tecnico Cavazzoni, sono dedicate la seconda sala del Palazzo delle Esposizioni (nella prima troviamo AOI e RINDO) e tre pagine del catalogo; La Filotecnica, Officine Galileo e Ottico Meccanica Italiana OMI hanno a disposizione, rispettivamente, sei, cinque e una pagina, se si escludono quelle a carattere divulgativo.

La San Giorgio si presenta come un'azienda che progetta i propri prodotti, ha un'efficace sistema di controllo qualità e collaudo, è certificata da un ente terzo (il RINDO), ha una produzione in continua crescita. L'esposizione è centrata su due tipologie di prodotti: i binocoli → § 14 e i sistemi di puntamento. Il telemetro da 5 m – figura 12.1 – è, a quanto pare, lo strumento ottico militare più grande in mostra ed è unico il cannocchiale di punteria per centrale di tiro navale; completano l'esposizione altri telemetri, tra cui due da 0,80 m, teleinclinometri ed efficaci apparati didattici.

Negli ultimi quattro giorni dell'esposizione si tiene un convegno dell'AOI, inaugurato da Guglielmo Marconi nella veste di presidente del CNR. La riunione è per lo più in seduta plenaria. Solo il 12 giugno sono programmate cinque sessioni parallele: ottica generale; ottica tecnica; ottica medica e fisiologica; Gruppo Ottici Italiani; Gruppo Fotogrammetrico Italiano. Cavazzoni presenta una relazione di carattere generale che ha una certa eco.

Nel 1923 le persone occupate nell'industria ottica italiana erano: circa 12 laureati, 65 tecnici, 500 operai. Nel 1935 i numeri corrispondenti erano: circa 60 laureati, 250 tecnici, 3700 operai. Se questo non bastasse, un'altra statistica giunge di rinforzo: la materia prima, cioè il vetro ottico fino, consumato dalle industrie ottiche nazionali non arrivò nel 1928 a 10 quintali. Nel 1936 è stato oltre 110 quintali.13.5

Sono numeri ragguardevoli ed è indubbio che l'ottica italiana stia crescendo, ma non è ancora adeguata, come vedremo, alle esigenze di una nazione sempre più vicina alla guerra.


Immagine originale

Figura 13.1 – Catalogo della IIIª Mostra Nazionale di Strumenti Ottici (1936)Documenti


Al paragrafo   NOTE § 13  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

13.1 Catalogo (1936). Per ulteriori informazioni su questo fascicolo → Documenti.

Rassegna in Atti della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, 25, parte 1 (1937), p. 176 Link esterno Google libri (per University of Michigan).

La risoluzione del documentario "Il Duca di Pistoia e il Ministro dei lavori pubblici Cabolli Gigli inaugurano la III Mostra nazionale di strumenti ottici", Giornale LUCE (3/6/1936) Link esterno YouTube e Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE. In effetti si tratta di Giuseppe Cobolli Gigli Link esterno Camera dei Deputati e Wikipedia.

13.2 Il primato fiorentino nell'ottica è assai esaltato in Mazzoni (2006).

13.3 IIª Mostra Nazionale di Strumenti Ottici. Catalogo della mostra fotografica. Firenze, 20 maggio-10 giugno (Firenze, Tipocalcografia classica, 1934), 16 pp. Link esterno OPAC SBN. IIª Mostra Nazionale di Strumenti Ottici. Anno XII. Firenze, XX maggio-I luglio. Catalogo descrittivo (Genova, Barabino & Graeve, 1935), 103 pp. Link esterno OPAC SBN.

"Vittorio Emanuele III inaugura la mostra degli strumenti ottici", Giornale LUCE (maggio 1934) Link esterno YouTube e Archivio Storico Istituto LUCE.

G. Giotti, "Le manifestazioni ottiche della primavera fiorentina del 1934-XII", Bollettino dell'Associazione Ottica Italiana (1934), n. 4-5, 48 pp. Link esterno OPAC SBN. G. Giotti, a cura di, Atti della I Riunione dell'Associazione, Firenze, 21-24 Maggio 1934-XII : Annuario 1934-35 / Associazione Ottica Italiana, supplemento al Bollettino dell'Associazione Ottica Italiana (Firenze, Chiari succ. Mori, 1935), 523 pp. Link esterno OPAC SBN.

13.4 Nel catalogo della fiera campionaria è presente una sezione sulla mostra di ottica? Fiera di Padova. Catalogo ufficiale (Padova, Stab. tipografico Fratelli Salmin, 1927) Link esterno OPAC SBN.

13.5 La ricerca scientifica ed il progresso tecnico nell'economia nazionale, 9 (1938), n. 1, pp. 133-134 Link esterno Google libri (per l'editore). Atti della Società italiana per il progresso delle scienze, 26 (1937), nn. 3-4, p. 62 Link esterno Google libri (per University of Michigan).

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All'indice   14. Binocoli, fotocamere ed emulsioni   Alle note del paragrafo

Lenti e prismi sono i principali componenti dei binocoli: strumenti di una qualità che inizia a essere comparabile, sia nell'ottica che nella meccanica, ai migliori modelli della concorrenza. La loro presenza nella mostra del 1936 ha evidentemente lo scopo di favorire lo sviluppo del mercato civile. La San Giorgio presenta l'intera gamma dei prodotti: spicca il "grande ASTRAMAR a cambio di ingrandimenti" → § 25, ma uno spazio maggiore – figura 14.1 – è dedicato a strumenti ben meno costosi e ingombranti.

Particolare interesse destano alcuni spaccati che mostrano i soli componenti ottici e, soprattutto, sette binocoli in cui sono stati esaltati ad arte i principali difetti che possono affliggere questi strumenti. I visitatori si rendono così conto di anomalie che risultano, in un primo tempo, poco percettibili in prodotti di bassa qualità, ma poi stancano "gli occhi di chi li adopera al punto da costringerlo ad abbandonarne l'uso".14.1

In San Giorgio esiste anche una linea di ricerca sulla fotografia, com'è suggerito dalle considerazioni di Morais sugli obbiettivi → § 10. Bruscaglioni, intorno al 1934, inventa uno strumento per misurare il potere risolutivo di una emulsione fotografica: il prototipo del suo risolvimetro interferenziale, realizzato nell'azienda genovese, sarà utilizzato da Ronchi per varie ricerche al RINDO.14.2 Lo stesso Bruscaglioni studia le emulsioni, dal 1935 al 1944, per definire le relazioni fra risoluzione e latitudine di posa, fra tempo di posa e sensibilità.

Non sembra, comunque, che l'azienda genovese sia particolarmente interessata allo sviluppo di fotocamere prima del conflitto mondiale: i prototipi non hanno seguito. Ciò può giustificare la stessa esistenza degli articoli pubblicati da Bruscaglioni: Ronchi sottolinea che molti lavori sono rimasti riservati per motivi industriali o militari. D'altra parte, sono noti alcuni suoi interessi di sicura applicazione in San Giorgio: il collaudo interferometrico degli strumenti ottici; le deformazioni elastiche delle parti ottiche per effetto delle montature e del loro peso; la fotometria di fari e proiettori fotoelettrici, anche attraverso cortine di nebbia. Quest'ultimo argomento ci porta in maniera esplicita nel conflitto mondiale, a cui possono essere pertinenti alcuni studi sull'occhio umano: abbagliamento, sensibilità allo sfarfallamento, persistenza delle immagini sulla retina.14.3


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 14.1 – Binocoli alla IIIª Mostra di ottica (1936)§ 13


Al paragrafo   NOTE § 14  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

14.1 Catalogo (1936).

14.2 "Conformemente alla dichiarazione fatta in una nostra relazione precedente sui «Primi risultati col Risolvimetro interferenziale Bruscaglioni per la grana delle emulsioni fotografiche» comparsa nel Vol. VII, n. 11-12 della Serie II di questo Periodico [volume del 1936, pp. 622-633] sono continuati i lavori con carattere sistematico presso il R. Istituto Nazionale di Ottica, con lo scopo di definire nel modo più rigoroso e preciso possibile le leggi del fenomeno. Lo strumento definitivo progettato dall'ing. Raffaello Bruscaglioni e costruito dalla S. A. «San Giorgio» Genova-Sestri Ponente, è stato descritto dallo stesso Bruscaglioni in una Nota comparsa su Ottica (Anno II, n. 2, pag. 197). Ne riportiamo sommariamente le caratteristiche. La fig. 1 mostra l'apparecchio chiuso, e caricato, cioè in condizioni di funzionare. Ciò può avvenire in piena luce; ben inteso che la carica deve avvenire in ambiente oscuro o illuminato con luce inattiva per l'emulsione in prova. La fig. 2 mostra l'apparecchio stesso aperto per metter in evidenza la disposizione delle parti essenziali. La fig. 3 rappresenta lo schema ottico...". V. Ronchi, "Ulteriori risultati nella misura della grana delle emulsioni fotografiche", La Ricerca Scientifica, 8 (1937), p. 98 Link esterno Google libri (per University of California).

14.3 Ronchi (1976).

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All'indice   15. Soluzione di problemi   Alle note del paragrafo

Per soddisfare gli ordini crescenti, la San Giorgio deve potenziare i suoi stabilimenti: Genova Sestri e Rivarolo, La Spezia, Pistoia, Taranto. Nel 1937 i capitali impegnati nei lavori di ampliamento superano i dieci milioni di lire (circa 9 M€ al 2008). Lo stabilimento di Sestri, in cui si concentra la maggior parte del fatturato, è assai ingrandito.15.1

Sui telemetri "a doppio uso" già installati sono stati riscontrati alcuni difetti: sono poco luminosi e difficili da collimare, in caso di vibrazioni e moto ondoso; il telemetrista, inoltre, tende a usare lo strumento a coincidenza, più semplice da usare di quello stereoscopico, sebbene questo sia più idoneo in certe condizioni. Si decide di sviluppare il telemetro "duplex": uno stereotelemetro e un telemetro a coincidenza con ottiche distinte e due addetti, smorzando le vibrazioni con sospensioni elastiche. Gli strumenti, però, non sono perfettamente stagni all'aria, le ottiche sono ancora prive di trattamenti antiriflessi, l'illuminazione interna è limitata, i tergicristallo posti all'esterno sono poco efficienti. Si tratta di problemi tecnici che possono avere conseguenze drammatiche: si pensi solo alla necessità di ripulire i cristalli a mano, da acqua e fumo! Nei periscopi dei sommergibili era stato inserito, nel 1935, il teleinclinometro; nel 1937 l'azienda realizza la versione cinematica. Sia le Officine Galileo che la San Giorgio costruiscono i telescartometri con basi da 5 e 7,20 m.

Migliori risultati danno, da subito, gli strumenti sviluppati per i carri armati: cannocchiale collimatore per il puntamento, collimatore per mitra, periscopio a grande campo e iposcopio a prismi, per avere una grande visibilità nella direzione di marcia.15.2

Dal 14 al 16 maggio 1938 Mussolini è a Genova, dove visita le opere portuali, il nuovo complesso siderurgico a ciclo integrale in costruzione da parte della S.I.A.C., l'idroaeroporto, i cantieri e gli stabilimenti del gruppo Ansaldo, la città e l'ospedale universitari di San Martino, l'istituto Gaslini e, l'ultimo giorno, la San Giorgio. Nelle campate messe a lucido e prive di trucioli d'acciaio, per la prima volta gli operai sestresi vedono passare un'automobile fra torni, frese e pezzi in lavorazione. Nei laboratori – figura 15.1 – il duce deve procedere a piedi: "agli irriducibili alla camicia nera [è stata] data una cappa bianca da ricercatore con bottone supplementare «da collo»".15.3


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 15.1 – Fanno in orbace, a sinistra di Mussolini, davanti a una centrale di tiro (16/5/1938) 15.4


Al paragrafo   NOTE § 15  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

15.1 Gli stabilimenti genovesi coprono il 91% del fatturato, nel 1937. Nones (1990), pp. 110, 112. Rivalutazione tramite ISTAT (2009).

15.2 Nones (1990), pp. 111, 112. "Nessuna ottica aveva subìto il trattamento antiriflettente, il quale come è noto aumenta di molto la luminosità in quanto permette che una maggiore percentuale di raggi attraversi prismi e lenti senza subire riflessioni anomale. La Zeiss in Germania era più progredita delle Ditte [Officine Galileo] e [San Giorgio] nella realizzazione di questo trattamento..."; Fioravanzo (1972), p. 128.

15.3 Nones (1990), p. 117 e tav. f.t. L'annotazione sulla cappa bianca, dovuta all'ing. Elio Sparatore, è preziosa: anche nelle aziende "ausiliarie" l'adesione al partito fascista e la camicia nera non erano obbligatorie, persino a livello operaio, purché si eccellesse nel proprio campo. Ciò capitava anche alla Gio. Ansaldo & C., altra tappa genovese di Mussolini. È bene ricordare che Sparatore è entrato in San Giorgio come "calcolatore ottico" nel 1951, rimanendo poi in Nuova San Giorgio e in Elsag, dove è stato direttore tecnico fino al 1987; Nones (1990), p. 9. Potrebbe quindi essere uno dei "tre volenterosi 'superstiti' di quello che fino a sette anni prima era stato l'ufficio calcoli ottici della San Giorgio", cui si deve in parte il sistema Argo NA-9 citato alla fine del presente saggio.

L'aneddoto era già stato descritto in Elsag, L'Elettronica San Giorgio dieci anni dopo (Genova, A.L.G., s.a. ma 1980), pagina non numerata: "La preparazione [per la visita di Mussolini] crea qualche imbarazzo alla direzione. Si sa che molti dipendenti non ne vogliono sapere di indossare la camicia nera, ma d'altra parte si teme che la presenza palese di un gran numero di dissidenti causi qualche problema alle commesse. Alla fine si decide di usare per i dissidenti la cappa bianca dei ricercatori; sicchè il capo del fascismo si troverà davanti i fedeli in camicia nera ed un numero straordinariamente elevato di ricercatori estemporanei, con la cappa immacolata abbottonata fino al collo a nascondere una comunissima camicia a quadretti". Per ulteriori informazioni su questo documento di letteratura grigia → Documenti.

Servizio con fotografia pertinente in: L'Illustrazione Italiana, 65, n. 21 (22/5/1938). Servizio fotografico dell'Istituto LUCE in Link esterno Senato della Repubblica.

Documentario Il Duce a Genova (Roma, Istituto Nazionale LUCE, 1938), in bianco e nero e sonoro, trascritto nel seguito per la parte finale riguardante la San Giorgio – a partire da 22m21s Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE: "Ed ora è la volta delle Officine San Giorgio, dove si costruiscono strumenti ottici e apparecchi di precisione. Così Mussolini ha potuto vedere come Genova marinara crei le sue navi per intiero, nei suoi cantieri e nelle sue fabbriche, dalla colata della ghisa ai gruppi motori agli strumenti da guida". L'esiguità del commento audio, a fronte di immagini di un certo interesse (ma difficili da interpretare a causa del contrasto molto basso della riproduzione), dimostra che l'unica finalità del documentario è di celebrare il protagonista.

15.4 "La trionfale visita del Duce alla Dominante", Genova. Rivista municipale, 18 (1938), n. 6-7, giugno-luglio, p. 147 Link esterno Emeroteca BNC Roma.

Al giugno 2019 questa immagine è una delle pochissime condivise sul web in cui è esplicitata la presenza di Fanno e in cui è in divisa fascista. L'amministratore delegato è decorato con due onorificenze del Regno d'Italia, ma sul suo fez manca il fregio con il fascio littorio, che contraddistingue i gerarchi Link esterno Wikipedia. Alla sinistra di Mussolini, il vicepresidente Arturo Bocciardo.

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All'indice   16. Due filmati dell'Istituto LUCE   Alle note del paragrafo

La visita di Mussolini allo stabilimento sestrese della San Giorgio è stata preparata con un'accuratezza che, al di là delle motivazioni più ovvie, è spiegata a sufficienza dai crediti accumulati dall'azienda nei confronti delle Forze Armate nello stesso anno: 82,6 M£ (circa 68,5 M€ al 2008),16.1 vale a dire il 65,3% del totale → § 15 e § 21.

Per la San Giorgio è, inoltre, l'occasione di mettere in mostra tutti i suoi prodotti. Ciò è ben documentato da un filmato di repertorio 16.2 de L'Unione Cinematografica Educativa, che gestisce la propaganda e l'informazione di regime: proprio per questi scopi il LUCE è stato trasformato in istituto nazionale nel 1925.16.3

La pellicola è rimasta muta ed è stata, a quanto pare, poco utilizzata: a parte la pubblicizzazione della visita del duce,16.4 alcuni spezzoni hanno permesso di realizzare un documentario specifico sui binocoli prismatici, inserito nel Giornale LUCE del 15 marzo 1940 – filmato 16.1. È possibile che l'uso del materiale sia stato ristretto per questioni di riservatezza militare o industriale: si veda, ad esempio, l'apparato a scala reale che dimostra la compensazione di un moto ondoso, ampio ma regolare, nel tiro navale.16.5

L'Istituto descrive le sequenze del filmato di repertorio nella scheda condivisa sul proprio sito web, ma l'interesse della pellicola è tale, che meriterebbe una descrizione più approfondita e, in alcuni casi, quasi fotogramma per fotogramma: basti dire che l'intero ciclo di produzione degli strumenti ottici sembra ben documentato.16.6

Nel seguito ci si è limitati a trascrivere e commentare il documentario allora distribuito.

Seq.Da
A
[Scritte] "Audio" Descrizione della scena e commento
100m00s
00m03s
[Archivio Storico LUCE / Fabbricazione binocoli prismatici. / GIORNALE LUCE B1687 / del 15/03/1940]. Titoli della versione digitale.
200m04s
00m07s
[ITALIA / GENOVA] "Uno sguardo in un laboratorio di precisione per la fabbricazione dei binocoli". Titolo della versione in celluloide. Si noti che la San Giorgio non è mai citata espressamente!
300m08s
00m11s
Due blocchi grezzi e irregolari di vetro ottico si trasformano, grazie a una dissolvenza, in...
400m12s
00m14s
... tre blocchi ben squadrati pronti per le lavorazioni seguenti. Il materiale entra in San Giorgio in questa forma → § 20.
500m15s
00m21s
"Segati i blocchi grezzi di cristallo procede, sempre controllato fase per fase con svariati mezzi tecnici, ...". Taglio con sega circolare di uno sbozzato a sezione quadrata, raffreddato ad acqua, da tre punti di vista diversi.
600m22s
00m28s
"... il complesso lavoro inteso a dare alle lenti e ai prismi la precisa forma voluta". Sei operaie in camice bianco, ai lati di un bancone, eseguono controlli di qualità su semilavorati: ognuna con uno strumento diverso. Dettaglio del controllo dimensionale di un prisma, ancora da lucidare, con uno strumento realizzato ad hoc.
700m29s
00m30s
Una diversa operaia, sempre in camice bianco, controlla il diametro dello sbozzato, a disco, da cui trarre una lente, con un misuratore di altezza su stativo.
800m31s
00m43s
"La curvatura viene data a mezzo di un apparecchio sul quale vengono fissate le lenti mediante speciale mastice e smerigliate da una calotta emisferica. Lo stesso apparecchio serve, come si vede, a movimentare le lenti". Tredici lenti sono state fissate a un supporto emisferico, che può ruotare su sé stesso. Tramite una calotta di curvatura adatta, sono applicati smerigli sempre più fini, per sgrossare e finire una superficie delle lenti. Avviata la macchina, la calotta smerigliatrice oscilla in eccentrico. Il processo avviene in acqua corrente. Il filmato riguarda solo la fase finale di lucidatura di un lato delle lenti. Uno stacco mostra che tutta l'attività è svolta da numerosi operai in un grande capannone.
900m44s
00m51s
"Controllata con uno speciale disco di vetro l'esattezza della curvatura ottenuta, si procede al montaggio dei prismi e delle lenti negli apparati binoculari". L'asportazione della calotta rivela superfici finite a specchio. Il grado di finitura e la curvatura sono presumibilmente verificati dallo stesso operaio, contando il numero delle frange di interferenza, generate al contatto con la superficie inferiore concava di un campione di misura. Finite le superfici, lenti e prismi tornano in laboratorio.
1000m52s
01m02s
A un lungo banco sono sedute dieci operaie in camice bianco; hanno di fronte ampie vetrate, per avere più luce sul piano di lavoro e sfruttare la riflessione della luce sulle superfici ottiche. Un primo piano mostra un'operaia che dà un'ultima pulizia alle lenti con un panno. Un'altra inserisce un prisma, con una pinza, all'interno di un binocolo. Dietro le operaie, tre colleghi eseguono alcuni controlli. Si sottolinea che alle superfici ottiche non è applicato alcun trattamento anti-riflesso.
1101m03s
01m11s
"Il perfetto rendimento ottico del sistema viene in ultimo collaudato con questo apparecchio, che controlla il potere separatore delle varie lenti". Un tecnico in camice bianco esegue il collaudo finale di un binocolo, allineando prima l'uno e poi l'altro asse ottico con quello di un grande rifrattore (lo stesso documentato in figura 6.1)16.7 e guardando attraverso un piccolo cannocchiale dal lato dell'oculare. [Definire meglio]


Rielaborazione originale da fonte esterna

Filmato 16.1 – Fabbricazione di binocoli prismatici in un cinegiornale LUCE (15/3/1940) 16.8


Al paragrafo   NOTE § 16  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

16.1 Rivalutazione tramite ISTAT (2009).

16.2 Documentario Visita del Duce agli stabilimenti di Genova-Sestri (Roma, Istituto Nazionale LUCE, 1938), in bianco e nero senza sonoro, durata totale 26m15s Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE. Tale filmato di repertorio non è stato ancora condiviso nel canale CinecittaLuce Link esterno YouTube (situazione del 26/6/2014).

16.3 Istituto LUCE Link esterno Wikipedia. R. Decreto Legge 5/11/1925, n. 1985, in Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 273 del 24/11/1925, p. 4632 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf).

16.4 Si rimanda alla nota → 15.3, ultimo capoverso.

16.5 Da 20m18s a 22m15s del filmato di cui alla nota → 16.2.

16.6 Per stimolare l'interesse del lettore, dalla descrizione delle sequenze è stato estratto quanto segue: "... scritta 'lavorazione delle ottiche': pezzi di vetro o cristallo e lavorazione ad un tornio speciale – pezzi squadrati e con bordo triangolare – molatura e pulitura dei pezzi ottenuti – operaie specializzate in camice bianco rifiniscono e montano lenti ottiche – operai ripresi durante il lavoro – dettaglio di macchine per la creazione di lenti speciali – tecnici del Gabinetto per le Ricerche Ottiche montano le lenti speciali su appositi attrezzi – verifica dello spessore, della sensibilità e della qualità degli ingrandimenti – tecnici al lavoro su potenti cannocchiali, forse da bombardamento – équipe di lavoratrici puliscono con cura lenti e le montano su binocoli – controllo di qualità e di resistenza agli urti – immersione di un binocolo in una provetta colma d'acqua – altre fasi della lavorazione – un telematro [sic] duplex stereoscopico e a coincidenza base mt. 7,20 ingr. 18 x campo 2°20' ingr. 28 x campo 1°30'– un tecnico è chino sulle lenti dell'apparecchio: muovendo una manopola può vedere le cupole di una chiesa...".

A titolo di curiosità, quanto comunicato con i segnali luminosi in Morse, da 12m58s a 13m09s, è:"EWILDUCE". Codice Morse Link esterno Wikipedia.

16.7 L'identificazione del grande rifrattore usato alla fine del filmato 16.1 con quello qui documentato in figura 6.1 è dovuta a Silvano Di Corato, Comunicazione privata.

16.8 A. Gemmiti, "Fabbricazione binocoli prismatici", Giornale LUCE B1687 (15/3/1940), durata originale 1m06s Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE e Link esterno YouTube.

Trasparenza

Trasparenza

All'indice   17. L'amministratore delegato Fanno   Alle note del paragrafo

Odero, Orlando e Torlonia sono imprenditori e azionisti dai vasti interessi economici e coprono ruoli chiave nel consiglio di amministrazione, ma qui è opportuno approfondire la vicenda di Gino Fanno, che pur arrivando ai massimi livelli della San Giorgio, ha competenze più specifiche e in gran parte sviluppate e applicate in seno all'azienda.17.1 Per usare una definizione che ha avuto particolare successo nella storiografia recente, fa parte di quella schiera, troppo esigua nell'industria italiana, di "ingegneri che sanno leggere i bilanci".17.2

Gino Fanno nasce il 18 novembre 1882 nella contrada del Rujo – l'antico ghetto ebraico 17.3 – di Conegliano (Treviso), da Giacomo Fanno (1842-1921) ed Emma Ester Diena (1854-1928).17.4 Il padre è un grossista di generi alimentari.17.5 La madre è figlia di Marco Diena (1827-1898), patriota e presidente dell'Ateneo Veneto, e Chiara Norza; è sorella di Adriano (1857-1943), penalista e senatore del Regno, e Giulio (1865-1924), professore di Diritto internazionale all'Università di Pavia.17.6

Gino è il terzo e ultimo figlio di Giacomo ed Emma, dopo la sorella Anna (1875-1963) 17.7 e il fratello Marco (1878-1965), economista e accademico dei Lincei.17.8 Solo la primogenita avrà un figlio: Giorgio Vital.17.9

Dall'autunno del 1895 all'estate del 1900 risiede al Collegio Ravà di Venezia,17.10 per frequentare la sezione fisico-matematica dell'Istituto Tecnico "Paolo Sarpi". Si diploma il 24 luglio 1900: i voti più brillanti, 9/10, sono in matematica, fisica e chimica pratica.17.11 Parla almeno tre lingue straniere: inglese, francese e tedesco.17.12 Nello stesso mese di luglio si trasferisce a Zurigo, dove in ottobre inizia a frequentare il corso di ingegneria meccanica della Polytechnische Schule: il Politecnico federale.17.13

Il professore ordinario di Ingegneria meccanica e costruzione di macchine è dal 1892 l'ungherese Aurel Boleslav Stodola (1859-1942), che inaugura nel 1900 un laboratorio all'avanguardia.17.14 Le esperienze sono fruttuose e può pubblicare tre anni dopo Die Dampfturbinen und die Aussichten der Wärmekraftmaschinen (Le turbine a vapore e le prospettive dei motori termici); questa prima edizione ha un successo immediato e l'anno successivo appare la seconda, ma fin dalla terza (1905) il docente inizia a utilizzare le Curve di Fanno, contenute "in einer Diplomarbeit am Eidgenössische Polytechnikum im Jahre 1904" (in una tesi di diploma presso il Politecnico federale nel 1904).17.15

È proprio nella tesi, infatti, che Fanno sviluppa una serie di equazioni che descrivono il comportamento di un fluido, comprimibile o no, in un tubo a sezione costante, in presenza di attrito viscoso, ma senza scambio di calore con l'esterno. Il modello di Fanno è nato nell'ambito della progettazione di turbine, ma ha tuttora un vasto campo di applicazioni, ad esempio nella propulsione a reazione e a razzo.17.16 Non stupisce, quindi, che lo studente riceva il massimo dei voti in Equazioni differenziali, corso condotto in lingua francese da Jérôme Franel (1859-1939),17.17 e in un insegnamento, curato da Stodola, che rimarrebbe altrimenti imprecisato: Capitoli scelti sulla costruzione di macchine a vapore.17.18

Durante la permanenza a Zurigo, lo studente segue anche lezioni non comprese nel ciclo di studi, fra cui: storia e letteratura francese e italiana, fotografia, laboratorio di fisica;17.19 le prime sono presumibilmente curate da Franel.17.20

Fanno, dunque, si diploma in ingegneria meccanica il 7 luglio 1904 17.21 e diventa assistente temporaneo di Stodola fino al 16 novembre 1904. Solo il 31 luglio 1905, però, l'amministrazione municipale di Zurigo ne registra il ritorno definitivo in Italia.17.22 Stodola continuerà a promuovere il suo modello e il cognome del coneglianese diventerà velocemente ben più famoso della sua vicenda umana, al punto che alla metà degli anni Sessanta, negli Stati Uniti, si cercherà di rispondere alla domanda: "Who was Fanno?".17.23

Il nipote Giorgio fornirà negli anni Sessanta una notizia che pare attendibile: "from 1904 to 1906 [he was] an assistant to the Chair of Mechanics, held by Professor Panetti".17.24 Modesto Panetti (1875-1957) aveva approfondito lo studio della meccanica a Parigi (1900), Zurigo (1901) e Monaco di Baviera (1902), grazie a un alunnato Gori Feroni vinto su concorso.17.25 Negli anni di nostro interesse, e più precisamente dal 1902 al 1908, è a Genova: professore straordinario di Meccanica razionale alla Regia Scuola Superiore Navale, ove diventerà ordinario nel 1909.17.26 È possibile che Fanno gli abbia fatto da assistente volontario?17.27

Nel 1907 la San Giorgio esiste solo da due anni e ha ancora una vocazione automobilistica. È un'azienda così dinamica, che il consiglio di amministrazione elegge all'unanimità il trentunenne Arturo Bocciardo quale amministratore delegato; il nostro ingegnere venticinquenne è assunto, prima di luglio, quale capo ufficio disegno.17.28 Iniziano una duratura collaborazione con Bocciardo e una veloce carriera.

A Fanno, infatti, sono subito affidati anche ruoli gestionali. Nel 1908 è sindaco supplente di una nuova azienda romana, la Società italiana per la trasmissione universale, che si prefigge di far costruire alla San Giorgio un sistema di trasmissione particolarmente adatto per usi militari, brevettato negli Stati Uniti.17.29 Il suo coinvolgimento crescente è testimoniato dalle 75 azioni, depositate al 31 marzo 1913, che raddoppieranno l'anno successivo, per giungere vent'anni dopo al massimo: 2.888 su 170.000 (1,7%).17.30

Ma qual'è il suo apporto tecnico? La produzione di automobili è basata, inizialmente, sui potenti e collaudati motori Napier. Intorno al 1910 Fanno propone e progetta un motore originale, di cui sono realizzati alcuni prototipi, ma in Italia il mercato automobilistico è ancora assai ristretto e la concorrenza eccessiva: l'azienda decide di passare ad altre produzioni.17.31 I contributi allo sviluppo di un catalogo sempre più vasto rimangono, in larga misura, da definire; si noti, però, che presto comprende turbine a vapore e a gas: il campo di studi di Fanno.

Il 18 ottobre 1913, a Pegli, sposa Olga Schmidt Steiner (1883-1966), una cittadina cecoslovacca di fede cattolica, insegnante di ceco e tedesco: non avranno figli. L'aveva conosciuta a Genova, dove risiede anche la nuora di Fanno, Lydia, che nel 1916 sposerà il console finlandese Ejner Boesgaard (1892-1966).17.32 Si noti che nel 1909 anche il fratello Marco aveva sposato una cattolica: la contessa Matilde Sernagiotto di Casavecchia († 1972).17.33

La San Giorgio gli assegna nuove responsabilità: procuratore nel 1918, direttore nel 1924 e amministratore delegato il 31 marzo 1926, al posto di Bocciardo, che diventa vicepresidente.17.34

Frattanto, nel 1919, aveva ricevuto l'incarico di riorganizzare le officine aziendali di Pistoia, nate per la carrozzeria automobilistica e poi dedicate, in prevalenza, a produrre e manutenere carri e vetture ferroviarie, ma ciò può essere in relazione al tentativo di consolidare forniture per il Corpo Aeronautico.17.35

Fin dal 1907 era stata creata la società Fiat-San Giorgio, per continuare la produzione di motoscafi al cantiere navale del Muggiano (La Spezia). L'azienda, però, si era subito concentrata sui sommergibili, varando nel 1908 il Foca. Lo stabilimento di Sestri era poi stato attrezzato per produrre periscopi. La San Giorgio deposita il 30 agosto 1930 la domanda di privativa Periscopio rigido a chiusura ermetica.17.36 Il 30 marzo 1931 Fanno è premiato con l'onorificenza di commendatore della Corona d'Italia per il suo contributo al perfezionamento dei periscopi per sottomarini.17.37 Il suo contributo può essere anticipato quanto meno al 6 settembre 1925: data di un progetto ritrovato all'interno della copia personale di Die Dampfturbinen.17.38

Alla fine del 1931, viene nominato a far parte del nuovo consiglio di amministrazione dell'Istituto nazionale di ottica, diretto da Ronchi, quale "delegato degli industriali sovventori".17.39

La San Giorgio realizza, tra il 1933 e il 1934, il prototipo di una mitragliera navale da 60/32, vale a dire con canna calibro 60 mm e lunghezza 1920 mm.17.40 L'arma è ideata dall'ammiraglio Eugenio Minisini (1878-1946) 17.41 e impostata nell'ambito della Commissione permanente per gli esperimenti del materiale da guerra (Mariperman), da lui presieduta, ma "lo studio del dettaglio, la costruzione e la messa a punto", compresa la realizzazione di due modelli preliminari di calibro minore, sono dell'azienda sestrese. Qui sono d'interesse i termini dell'accordo tra la Regia Marina e la San Giorgio, con cui Fanno cerca di ridurre il rischio dell'investimento: tutte le informazioni sull'arma saranno mantenute segrete; il brevetto sarà a favore dell'azienda, ma a disposizione esclusiva della R. Marina; le spese sostenute saranno rimborsate; se l'arma sarà adottata, all'azienda saranno assicurate una certa quota della fornitura, la possibilità di concorrere alla parte restante e la corresponsione di royalty se perdente; la quota non messa a gara sarà pagata al prezzo risultante dalla gara stessa; tutto ciò riguarderà un certo numero di anni o di armi.17.42 Il rischio di non ritorno è realistico: pare che la mitragliera non sia mai entrata in produzione.17.43

Il 29 luglio 1935 Fanno ottiene la seconda laurea in ingegneria industriale al Regio Istituto Superiore d'Ingegneria di Genova: sull'esistenza del diploma esiste una testimonianza precisa, ma l'ingegnere non compare nell'elenco dei laureati dell'anno accademico 1934/1935.17.44

Il successo industriale della San Giorgio è dovuto in buona misura a Fanno, il cui ruolo centrale è testimoniato persino nei resoconti della visita del duce, avvenuta il 16 maggio 1938.17.45 L'articolo Il fascismo e i problemi della razza sarà pubblicato il 14 luglio 1938 su Il Giornale d'Italia, ma Mussolini è da tempo alle prese con il cosiddetto "manifesto della razza",17.46 quando deve accettare come guida l'ebreo Fanno, più aggiornato sulle produzioni sestresi dell'ariano Bocciardo – figura 17.1.

Il regio decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728 – Provvedimenti per la razza italiana, dispone, con l'articolo 10, che "I cittadini italiani di razza ebraica non possono [...] essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione [...] e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi comunque, l'ufficio di amministrazione o di sindaco".17.47 Per comprendere l'atmosfera che si respira in Italia, basterà ricordare la battuta di Achille Starace, segretario del partito nazionale fascista – spicca isolato al centro della figura 15.1 –, alla notizia del suicidio dell'editore Angelo Fortunato Formìggini: "É morto proprio come un ebreo: si è buttato da una torre per risparmiare un colpo di pistola".17.48

Fanno è inserito appieno nel regime, come è avvenuto per il fratello Marco,17.49 ma nulla valgono la fama scientifica, le capacità gestionali, i risultati autarchici, le onorificenze sabaude e l'orbace fascista: le leggi razziali sono immediatamente applicate.17.50 Nel dicembre 1938 perde il ruolo di direttore e gli viene affiancato un altro amministratore delegato. Nel febbraio 1939 si dimette da tale incarico e da consigliere; in novembre è licenziato, ma è vincolato all'azienda da un contratto biennale di consulenza esecutiva.17.51 Ciò è consentito dalla legge 29 giugno 1939, n. 1054 – Disciplina dell'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica.17.52

La condizione di Fanno è, all'inizio, relativamente meno critica di quella della maggior parte degli italiani di origini ebraiche, dato che è "discriminato" per le particolari benemerenze acquisite.17.53 Durante il periodo pistoiese aveva acquistato la villa del Turricchio: una tenuta agricola tra Fucecchio e Montecatini Terme, dove si trasferisce nel 1939 e, a 56 anni, rimette in funzione un frantoio per le olive.17.54

All'atto di registrare la residenza a Zurigo, nell'estate del 1900, Fanno si era dichiarato cattolico:17.55 ciò suggerisce, quanto meno, che fin da allora non osservava la religione ebraica in modo ortodosso. Tale impressione è rafforzata dai matrimoni, suo e del fratello, con donne cattoliche. La legislazione razziale fascista aveva definito a priori che "è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica".17.56 Ma il percorso parallelo di Marco e Gino prosegue: nel 1941 si convertono al cattolicesimo.17.57 La vicenda del fratello minore, battezzato Gino Girolamo il 30 giugno, è meglio nota. Si può ipotizzare, inoltre, che sia stato significativo l'inserimento in una comunità ancora rurale, dove anche per i laici il giorno poteva iniziare con la prima messa, finiva – mezz'ora dopo il tramonto – con l'Ave Maria della sera e la partecipazione alla messa domenicale era un cardine della vita sociale. In ogni caso, è indubbio che il ceto e la conversione favoriranno la sopravvivenza di entrambi i fratelli.

La situazione degli ebrei precipiterà, in Italia, nel settembre 1943, ma i coniugi Fanno fuggono prima dell'armistizio. Grazie alle relazioni instaurate a Fucecchio, vengono a sapere – forse all'inizio di agosto – che l'arresto di Gino è imminente: saldano i loro debiti, raccolgono ciò che può essere contenuto in due valige e, grazie a un lungo sotterraneo dell'antico palazzo di villa, riescono ad allontanarsi e partire in automobile verso Terni. Subito dopo arrivano tre macchine con una dozzina di persone: il nuovo commissario con i suoi camerati. Il "casano" gli risponde che il padrone è partito due giorni prima. Il commissario non si scompone e dice ai collaboratori: "Da oggi pranzerò, cenerò e pernotterò qui. Potrete venirci anche voi con le vostre mogli. Desidero soltanto che mi siano assicurati pasti caldi, abbondanti ed una camera spaziosa con letto matrimoniale".17.58

Perché si dirigono in Umbria? Bocciardo ha accumulato numerosi incarichi e dal 1937 presiede la Finsider, la finanziaria per la siderurgia dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI): da essa dipendono i principali impianti italiani, tra cui quelli dell'Ilva e gli stabilimenti di Genova e Terni.17.59 Allo sviluppo delle Acciaierie ternane, però, si dedicava già dal 1920 ed è grazie a un collaboratore locale, che si premura di proteggere i coniugi in fuga. Fanno, neo commissario provvisorio della San Giorgio, potrà scrivergli da Sestri, il 13 maggio 1945: "Il nostro esilio, in causa del noto bombardamento di Terni [11 agosto 1943?], non ha potuto avere corso come tu con tanta cura avevi previsto e predisposto, esso si è svolto tuttavia senza complicazioni e seccature di nessun genere".17.60

La realtà è diversa: riescono a giungere a Terni, ma Olga rimane ferita al volto ed è portata in ospedale; strutture mobili e ricoverati sono trasferiti nello stesso agosto nella vicina Acquasparta, dove il marito l'accompagna. Grazie all'aiuto di nuovi conoscenti, in ottobre si rifugiano in un borgo assai isolato: Macerino.17.61

Sono sempre in Umbria quando, il 20 marzo 1944, il capo della Provincia di Genova, Carlo Emanuele Basile, confisca i beni di Fanno: le azioni della San Giorgio, la valuta corrente affidata alla stessa società e la villa di Genova Pegli dove risiedeva e in cui si sono già insediate "truppe germaniche".17.62 È lo stesso comportamento dei fascisti al Turricchio: i camerati si appropriano alla prima occasione di qualunque bene degli italiani di origine ebraica.

Dopo il passaggio del fronte, i coniugi possono tornare a Fucecchio,17.63 liberata dagli angloamericani il 1° settembre 1944, per poi giungere a Genova dopo il 25 aprile 1945. Come sopra accennato e precisato più avanti, Fanno avrà di nuovo un ruolo importante in azienda grazie al Comitato di Liberazione Nazionale e agli Alleati.17.64

L'attività in San Giorgio si concluderà nel 1953. Nello stesso anno sarà nominato direttore generale della Compagnia Generale Impianti (COGEI), una società fondata da Finsider e Finmeccanica, cinque anni prima, per realizzare apparati meccanici per grandi impianti in Italia e all'estero. Quando la società sarà posta in liquidazione, nel 1957, gli sarà offerto un ruolo direttivo in Finsider, ma preferirà ritirarsi a vita privata.17.65

Colpito da una paralisi alle gambe nel 1960, Gino Girolamo Fanno morirà a Genova Pegli il 26 marzo 1962, quattro anni prima di Olga: le loro spoglie riposano nella sezione cattolica del cimitero di San Giuseppe a Conegliano.17.66


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 17.1 – Fanno e Bocciardo, con gli occhiali, a destra di Mussolini (16/5/1938) 17.67


Al paragrafo   NOTE § 17  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

La San Giorgio può aver avuto altri dipendenti di origine ebraica. Possono essere utili Link esterno I nomi della Shoah italiana e Link esterno Holocaust Survivors and Victims Database, nonché L. Picciotto, Il libro della memoria : gli ebrei deportati dall'Italia, 1943-1945 (Milano : Mursia, 2011) Link esterno OPAC SBN (esistenti il 28/1/2021).

17.1 Questo capitolo ha, per ora, un carattere schematico, ma è già sufficiente per precisare la biografia di Fanno.

Sono, ad esempio, assai carenti le voci Gino Girolamo Fanno di Link esterno Wikipedia e Wikipedia EN. Basti sottolineare che la prima conclude: "Alla fine della guerra, Fanno continuò a lavorare come ingegnere nel campo dell'agricoltura. Morì nel 1962 senza alcun riconoscimento per il proprio modello"; la seconda: "After the war, Fanno was only able to work in agriculture and agricultural engineering. Fanno died without world recognition for his model" (situazione del 27/11/2019).

Ben più noto del Nostro è il quasi omonimo Gino Fano (1871-1952), matematico e accademico dei Lincei: F. Lerda, "Fano, Gino", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 44 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1994), ad vocem Link esterno Treccani.

17.2 Paride Rugafiori pone tra virgolette questa frase icastica, senza riportare una fonte, ne "I gruppi dirigenti della siderurgia «pubblica» tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta", in Acciaio per l'industrializzazione. Contributi allo studio del problema siderurgico italiano, a cura di F. Bonelli (Torino, G. Einaudi, 1982), p. 341 Link esterno OPAC SBN.

La frase, ideata forse proprio dal prof. Rugafiori, sintetizza in modo esemplare un problema esposto proprio nel 1930. "Non si pensa qui che si possa e si voglia e sia conveniente far dei tecnici nostri tanti dottori in scienze commerciali, o politiche, od amministrative. Ma pensiamo che si trova in condizione di manifesta inferiorità quel tecnico, che anche dopo diversi anni di vita vissuta, non sia capace di leggere e capire un bilancio industriale, di leggere e capire e poter controllare i libri contabili ed i metodi, sempre semplici, per formarli. Eppure salvo qualche rara eccezione per temperamento o per combinazione, i nostri tecnici in generale non sanno non solo fare i conti ed i bilanci ed i contratti come sarebbe forse necessario, ma spesso non sanno interpretarli. La pubblica opinione avverte tale deficienza, ed in generale se pure ha un'alta opinione dell'ingegnere per la parte tecnica, lo tiene lontano quasi sempre dai posti dove si debbano assumere responsabilità amministrative, finanziarie, commerciali, di alta direzione, nel timore che la diffusa deficienza culturale, in tale ramo, del tecnico, possa costituire un pericolo per l'azienda". [Il Politecnico], "La cultura generale degli ingegneri (Revisione di programmi e di insegnamenti nelle scuole superiori)", Il Politecnico. Rivista di ingegneria, tecnologia, industria, economia, arte, 78 (1930), n. 12, dicembre, pp. 729-730 Link esterno Emeroteca BNC Roma, Ibidem. L'autore dell'articolo è presumibilmente il direttore della rivista: Ettore Cardani (1883-1932), laureato in Ingegneria meccanica a Milano nel 1908.

17.3 S. Simonsohn, a cura di, "Conegliano", Italia Judaica Link esterno Tel Aviv University.

17.4 Ministero delle corporazioni, "Elenchi delle aziende industriali e commerciali appartenenti a cittadini italiani di razza ebraica", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 80 (1939), n. 287 (12/12/1939), parte prima, p. 5667 → Saggistica.

W. Tripp, W. F. Baehr, R. Iotti, "Who was Fanno?", The Journal of Engineering Education, 56 (1965-1966), n. 1, September 1965, pp. xii-xv → Saggistica; n. 6, February 1966, pp. xxiii-xxvi → Saggistica.

M. W. Downey, Gino Fanno; fa parte della serie Handschriften und Autographen der ETH-Bibliothek, n. 128 (Zürich, 1989) Link esterno ETH-Bibliothek.

R. A. Maryks, a cura di, "Pouring Jewish Water Into Fascist Wine": Untold Stories of (Catholic) Jews from the Archive of Mussolini's Jesuit Pietro Tacchi Venturi (Leiden, Brill, 2012), pp. 81-87 Link esterno Google libri (per l'editore); estratto in Link esterno Brill; trascrizione in Link esterno Google Sites.

17.5 Downey (1989), p. 1, da cui la sintesi in Maryks (2012), p. 81.

17.6 Downey (1989), p. 1. Maryks (2012), p. 81.

"Marco Diena è stato il 21° presidente dell'Ateneo Veneto, dal 1896 al 1898. Nato nel 1827, e laureatosi in Giurisprudenza, viene ricordato, soprattutto, per i suoi impegni politici nel tessuto della coscienza nazionale. Muore nel 1898" Link esterno Ateneo Veneto.

"Scheda senatore DIENA Adriano" Link esterno Senato della Repubblica.

"Diena, Giulio" Link esterno Treccani Enciclopedia on line.

17.7 Downey (1989), pp. 1, 2. Maryks (2012), p. 81.

"Anna Vital (Fanno)" Link esterno Geni.

Anna ha sposato Vittorio Emanuele Vital (1866-1926) Link esterno Geni. In memoria del cav. uff. Vittorio Emanuele Vital nel primo anniversario della morte (Venezia, U. Bortoli, 1927), 8 pp. Link esterno BNC Firenze.

17.8 Downey (1989), p. 1. Maryks (2012), pp. 81-87.

M. Manfredini Gasparetto, "Fanno, Marco", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 44 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1994), ad vocem Link esterno Treccani.

17.9 Giorgio Vital è stato un magistrato del Tribunale di Genova. Tripp et al. (1965). Tripp et al. (1966). Maryks (2012), p. 81. Risiedeva a Lucca tra il 1968 e il 1976, quando ha collaborato alla terza biografia di Fanno: Downey (1989), pp. 8, 9, 11.

Nato a Conegliano il 30/10/1907, è stato assunto in servizio il 26/6/1931: Ruolo di anzianità della Magistratura... Anno 1960 (Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1960), p. 29 Link esterno Google libri (per Biblioteca Nazionale Centrale di Roma).

Nel 1933, da "uditore di tribunale, in funzioni di vice pretore nella pretura di Genova", è stato "destinato alla Regia procura di Mantova, per esercitarvi le funzioni di sostituto procuratore del Re": Bollettino ufficiale del Ministero di grazia e giustizia, 54 (1933), p. 631 Link esterno Google libri (per Biblioteca Nazionale Centrale di Roma).

È stato "dispensato dal servizio", per motivi razziali, nel 1939 e rimesso in ruolo nell'ottobre 1945: G. Scarpari, "I magistrati, il fascismo, la guerra", Questione Giustizia. Trimestrale promosso da Magistratura democratica, n. 2/2008, note 14 e 75 Link esterno Questione Giustizia.

Nel 1960 era sostituto procuratore generale alla Corte di Appello del Tribunale di Genova: Ruolo di anzianità della Magistratura..., citato. Nove anni dopo era procuratore della Repubblica al Tribunale di Lucca: Camera dei Deputati, "Interrogazioni e interpellanze annunziate", in Atti parlamentari. V Legislatura - Discussioni - Seduta del 29 aprile 1969, p. 7357 Link esterno Camera dei deputati (pdf).

Giorgio Vital ha avuto due figli: Ruolo di anzianità..., citato. Una è la professoressa Anna Vital: "Marco Fanno, a 50 anni dalla morte una cerimonia per ricordarlo", OggiTreviso (27/02/2015) Link esterno OggiTreviso; "Economia festeggia 800 anni tra polemiche e nuovi corsi", Corriere del Veneto (Padova e Rovigo) (7/11/2015) Link esterno pressreader.

L'altro figlio è don Vittorio Vital (1935-2007), ingegnere navale e parroco a Livorno: "Necrologio", Il Tirreno (4/11/2007) Link esterno Il Tirreno; "La vita per una carità severa e serena", La settimana di Livorno - Toscana Oggi (25/11/2007) Link esterno WebDiocesi (pdf).

17.10 "Per le classi benestanti e agiate, fino ai primi anni del secolo, una rinomata scuola privata, elementare e secondaria, offriva corsi di istruzione ebraica: l'Istituto Collegio Ravà. Fondato nel 1850 da Moisè Ravà (1828-1892), in Palazzo Sagredo a campo S. Sofia, negli anni '80 dell'Ottocento garantiva anche corsi preparatori per le Scuole superiori di commercio e le Accademie militari, aveva ricevuto premi e menzioni internazionali per il suo «organamento intellettuale, morale e materiale», e vi accorrevano studenti da tutti il mondo. Funzionava inoltre come collegio-convitto". S. Levis Sullam, Una comunità immaginata. Gli ebrei a Venezia (1900-1938) (Milano, Unicopli, 2001), p. 105.

Il suo fondatore aveva scritto nel 1872: "la storia, le scienze morali e le scienze fisiche sono insegnate liberamente, assecondando in ciò il felice indirizzo dell'istruzione governativa. Ma io desidero nullameno che il ragazzo, il cui genitore è cattolico, protestante, israelita o mussulmano (pur rispettando la fede altrui), abbia l'istruzione religiosa che i suoi genitori domandano. Io credo di far omaggio alla libertà e d'oppormi alla intolleranza di tutti i partiti estremi e con questi atti e con questa mia esplicita dichiarazione. La stessa tolleranza mi sono prefisso nella parte politica". Citato in: G. Luzzatto Voghera, Gli ebrei a Venezia nell'Ottocento (5/7/2016) Link esterno Biblioteca Archivio Renato Maestro.

17.11 Downey (1989), p. 2.

17.12 Downey (1989), p. 2.

17.13 Tripp et al. (1965). Downey (1989), p. 2.

17.14 Aurel Stodola (1859-1942) [in tedesco] (s.a.) Link esterno ETH Zürich. P. Müller-Grieshaber, Aurel Stodola [traduzione in italiano: S. Isolini] (22/10/2013) Link esterno DSS Dizionario storico della Svizzera. N. Lang, Aurel Stodola and his influence on the ETH and on Mechanical Engineering (Zürich, ETH Department of Mechanical and Process Engineering, 2014) Link esterno ETH Zürich (pdf).

17.15 Segue un elenco, forse parziale, delle edizioni della principale opera di Stodola apparse dal 1903 al 1945. A giudicare dagli esemplari catalogati dal Servizio Bibliotecario Nazionale, la sua conoscenza in Italia è dovuta soprattutto alle edizioni in francese del 1906 Link esterno OPAC SBN e del 1925 Link esterno OPAC SBN; il che è del tutto giustificato dal primato, che aveva allora la conoscenza del francese rispetto a tedesco e inglese.

1ª edizione tedesca: Die Dampfturbinen und die Aussichten der Wärmekraftmaschinen. Versuche und Studien (Berlin, J. Springer, 1903) Link esterno Internet Archive (per New York Public Library).

2ª edizione tedesca: Die Dampfturbinen mit einem Anhange über die Aussichten der Wärmekraftmaschinen und über die Gasturbine (Berlin, J. Springer, 1904) Link esterno Internet Archive (per Library Genesis) e Ibidem (per University of Michigan).

1ª edizione in inglese dalla 2ª edizione tedesca: Steam Turbines : With an Appendix on Gas Turbines and the Future of Heat Engines [traduzione: L. C. Loewenstein] (New York : D. Van Nostrand Co.; London : Archibald Constable & Co., 1905) Link esterno Internet Archive (per Harold B. Lee Library) e Ibidem (per University of Michigan).

2ª edizione in inglese, corretta, dalla 2ª edizione tedesca: Steam and Gas Turbines : With a Supplement on the Prospects of the Thermal Prime Mover [traduzione: L. C. Loewenstein] (New York : D. Van Nostrand Co.; London : Archibald Constable & Co., 1906) Link esterno Google libri (per University of California).

3ª edizione tedesca: Die Dampfturbinen mit einem Anhang über die Aussichten der Wärmekraftmaschinen und über die Gasturbine (Berlin, Springer-Verlag, 1905) Link esterno Google libri (per l'editore). Nota 1 a p. 64: "In einer Diplomarbeit am Eidgen. Polytechnikum i. J. 1904" [per esteso: "In einer Diplomarbeit am Eidgenössische Polytechnikum im Jahre 1904"] Link esterno Google libri (per l'editore).

1ª edizione in francese dalla 3ª edizione tedesca: Les turbine à vapeur : Ouvrage suivi de considérations sur les machines thermiques et leur avenir, ainsi que sur la turbine à gaz [traduzione: E. Hahn] (Paris, H. Dunot & E. Pinat, 1906) Link esterno Hydraulica (pdf). Nota 1 a p. 91: "Travail de diplôme présenté à l'École Polytechnique fédérale à Zurich, en 1904" Link esterno Hydraulica (pdf).

4ª edizione tedesca: Die Dampfturbinen. Mit einem Anhang über die Aussichten der Wärmekraftmaschinen und über die Gasturbine (Berlin, J. Springer, 1910) Link esterno Internet Archive (per University of Wisconsin - Madison) e Google libri (per l'editore). Nota 5 a p. 56: "Von Ing. Fanno in einer Diplomarbeit am Eidgen. Polytechnikum i. J. 1904 beschrieben" Link esterno Google libri (per l'editore). Fanno possedeva una copia di questa edizione: Downey (1989), nota 14 a p. 9.

5ª edizione tedesca: Dampf- und Gasturbinen : Mit einem Anhang über die Aussichten der Wärmekraftmaschinen (Berlin, J. Springer, 1922).

6ª edizione tedesca: Dampf- und Gasturbinen : Mit einem Anhang über die Aussichten der Wärmekraftmaschinen (Berlin, J. Springer, 1924) Link esterno Internet Archive (per l'editore?). Nota 6 a p. 50: "Von Ing. Fanno in einer Diplomarbeit a. d. Eidgen. Techn. Hochschule i. J. 1904 beschrieben" Link esterno Internet Archive (per l'editore?). Cfr. Tripp et al. (1965).

2ª edizione in francese dalla 6ª edizione tedesca: Turbines à vapeur et à gaz : Ouvrage suivi de considérations sur les machines thermiques et leur avenir [traduzione: E. Hahn] (Paris, Dunod, 1925), in due volumi. Tripp et al. (1965) citano la nota su Fanno a p. 45 del primo volume.

Edizione in inglese dalla 6ª edizione tedesca: Steam and Gas Turbines : With a Supplement on the Prospects of the Thermal Prime Mover [traduzione: L. C. Loewenstein] (New York, McGraw Hill Book Co., 1927) Link esterno Google libri (per University of Michigan). Nota || a p. 61 del vol. 1: "Described by Fanno in his thesis at the Eidgen. Techn. Hochschule in 1904". Cfr. Tripp et al. (1965).

Ristampa dell'edizione in inglese dalla 6ª edizione tedesca: Steam and Gas Turbines : With a Supplement on the Prospects of the Thermal Prime Mover [traduzione: L. C. Loewenstein] (New York, P. Smith, 1945) Link esterno Google libri (per University of Michigan).

Si noti l'assenza di una edizione italiana.

17.16 Flusso di Fanno Link esterno Wikipedia. Molto più dettagliato è lo sviluppo in: G. Bar-Meir, Fundamentals of Compressible Flow (2007) Link esterno Fanno Flow; U. Oteh, Mechanics of Fluids (Bloomington, Indiana, 2008), p. 493, passim Link esterno Google libri (per l'editore).

Il modello compare in tutta la manualistica specifica; più rara, come di consueto, è una nota sull'autore, presente tuttavia in: T. Allen, R. L. Ditsworth, Fluid Mechanics (McGraw-Hill, 1972), p. 316 Link esterno Google libri (per University of Michigan); J. E. A. John, T. G. Keith, Gas Dynamics (Pearson Prentice Hall, 2006), p. 289 Link esterno Google libri (per University of Virginia).

17.17 Downey (1989), p. 3: "Differential equations (Francl), 6". Sebbene "Francl" sia citato due volte, si tratta sicuramente di Jérôme Franel.

"The International Congress of Mathematicians", Nature, 56 (1897), n. 1452, p. 395 Link esterno Nature. D. J. Albers, G. L. Alexanderson, C. Reid, International Mathematical Congresses: An Illustrated History 1893-1986 (New York, Springer-Verlag, 1986), p. 4 Link esterno Google libri (per l'editore).

"Jérôme Franel (1859-1939) / 1886-1929 Ordinarius für Mathematik in französischer Sprache. Direktor des Poly 1905-1909": Liste aller Professoren Link esterno ETHistory.

[Breve necrologio], Bulletin technique de la Suisse romande, 65 (1939), n. 25, p. 325 Link esterno ETH-Bibliothek (pdf). L. Kollros, "Prof. Dr Jérôme Franel" [lungo necrologio con ritratto ed elenco delle pubblicazioni], Verhandlungen der Schweizerischen Naturforschenden Gesellschaft = Actes de la Société Helvétique des Sciences Naturelles = Atti della Società Elvetica di Scienze Naturali, 120 (1940), pp. 439-444 Link esterno ETH-Bibliothek (pdf).

17.18 Downey (1989), p. 3.

17.19 Downey (1989), p. 2.

17.20 Le due passioni di Franel – la matematica e la letteratura francese – sono ricordate da George Pólya (1887-1985), citato in: G. Alexanderson, The Random Walks of George Polya (Washington, DC, The Mathematical Association of America, 2000), p. 42 Link esterno Google libri (per Cambridge University Press).

17.21 Tripp et al. (1965). Downey (1989), p. 3.

17.22 Downey (1989), p. 3.

17.23 Tripp et al. (1965). Tripp et al. (1966).

17.24 Tripp et al. (1966).

17.25 Biografia di Panetti (in pdf) condivisa in Link esterno Pontificia Accademia delle Scienze. Il bando del concorso Gori Feroni è in: Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 38, n. 214 (14/9/1897), p. 4529 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf). C. Ferrari, [Necrologie] "Modesto Panetti", Annuario del Politecnico di Torino per l'Anno Accademico 1956-1957 (Torino : V. Bona, 1957), pp. 321-329 Link esterno Politecnico di Torino.

17.26 A. Marcenaro, M. E. Tonizzi, a cura di, "Dalla Regia Scuola Superiore Navale alla Facoltà di Ingegneria"; Atti della Società Ligure di Storia Patria, nuova serie, 37 (1997), n. 1, pp. 82, 83 Link esterno Biblioteca digitale SLSP.

17.27 Downey (1989), p. 4, non era d'accordo con questa ipotesi sulla base di informazioni ricevute dall'Università di Genova.

17.28 "Nel mondo commerciale sportivo", La Stampa Sportiva, 6 (1907), n. 29, luglio, p. 8 → Saggistica. Downey (1989), p. 4. Nones (1990), p. 26.

17.29 "Nuove Ditte industriali", L'Industria : rivista tecnica ed economica illustrata, 22 (1908), n. 50, p. 807 → Saggistica.

17.30 Nones (1990), azioni depositate per l'assemblea dei soci dal 1913 al 1935 alle pp. 235 (1913, 75 azioni; 1914, 150), 238 (1916, 150; 1917, 250; 1918, 425), 242 (1919, 1043; 1920, 1921 e 1923, 943), 247 (1924, 943; 1925, 980; 1926 e 1927, 335; 1928, 897), 252 (1929, 335 e 2697; 1930, 2793; 1932, 2888), 258 (1933, 2888; 1934 e 1935, 1750). Non è depositata alcuna azione dal 1936 al 1944: Ibidem, pp. 264, 270.

Il 20 marzo 1944 sono confiscate 830 azioni: Gazzetta Ufficiale d'Italia, 85, n. 78 (3/4/1944), parte prima, p. 331 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf).

Dopo la Liberazione e fino all'anno successivo sono depositate 880 azioni: Nones (1990), pp. 270, 278.

17.31 Tripp et al. (1966).

17.32 Downey (1989), pp. 4, 7.

In merito al luogo di nascita della moglie di Fanno, Downey sottolinea (nota 11 a p. 8): "All the official Italian archives give Olga Fanno's place of birth as 'Kwastow' (as well as 'Kvastov'), but I have not been able to identify the geographical location of this place". Una località denominata Kwaštow è citata in: Topographisch-statistischer Schematismus des Grossgrundbesitzes im Königreiche Böhmen (Prag, 1891), p. 62 Link esterno Internet Archive (per Harvard University).

Downey riporta "Boesgoord" come cognome del genero di Fanno (p. 4), ma riferimenti inequivocabili – sia in fonti dell'epoca che in pagine web attuali – indicano che si tratta del danese Ejner Boesgaard. Questi è ad esempio citato nell'Annuario 1937 del R. Yacht Club Italiano, p. 20: "1937. BOESGAARD Cav. Uff. Ejner, Console di Finlandia, viale Mojon, 2, Genova". Nel 1917 ha rilevato una società di shipping, tuttora attiva a Genova Link esterno Hugo Trumpy. Gli estremi anagrafici, tratti dal Kraks Blå Bog 1989, sono digitalizzati in Link esterno Project Runeberg. Informazioni più specifiche e la data del suo matrimonio con Lydia (8/7/1916) sono in Kraks Blå Bog 1957: si veda l'estratto in Link esterno rosekamp.dk.

17.33 Maryks (2012), p. 81.

17.34 Nones (1990), pp. 71, 102, 285. Date più puntuali, provenienti presumibilmente dalla San Giorgio e in parte contraddittorie, sono in: Tripp et al. (1965); quanto meno pare errata l'informazione che Fanno è stato assunto "at the time of its establishment", vale a dire nel 1905 o nel 1906.

17.35 L'allargamento delle produzioni pistoiesi agli aerei è stato uno dei tentativi per rendere più continuativo il carico di lavoro alla maestranze, ma l'attività si è conclusa ante 1924. Sulla vicenda dei biplani Caproni 600 HP: Nones (1990), pp. 48-52, 53, 59, 63, 64, 69. Caproni Ca.44 Link esterno Wikipedia.

17.36 Bollettino della proprietà intellettuale, 31 (1932), p. 191 → Brevetti.

17.37 "Ordini dei Ss. Maurizio e Lazzaro e della Corona d'Italia. Nomine e promozioni", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 72, n. 127 (3/6/1931), parte prima, p. 2496 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf). La motivazione è in: Downey (1989), p. 5.

Era già stato nominato cavaliere; il titolo è citato in: Annuario toscano [1930]. Guida amministrativa, professionale, industriale e commerciale della Regione (Firenze, C. Ruffilli, 1930) Link esterno Google libri (per Biblioteca Nazionale Centrale di Roma).

17.38 Downey (1989), p. 13. L'opera di Stodola è nella 4ª edizione tedesca (1910).

17.39 Regio Decreto 31 dicembre 1931, n. 1824, "Nomina del Consiglio di amministrazione dell'Istituto nazionale di ottica in Firenze", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 73 (1932), n. 43 (22/2/1932), parte prima, p. 930 → Saggistica.

17.40 Nella notazione sintetica consueta, ad esempio 60/32, la lunghezza della canna (in seconda posizione) è espressa in multipli del calibro (premesso), espresso in pollici o, come in questo caso, millimetri.

17.41 Minisini Eugenio (Luigi) Link esterno Dizionario Biografico dei Friulani. A. F. Volpi, "Un genio Gemonese", Pari avanti tutta, n. 19 (aprile-settembre 2011), pp. 3-4 Link esterno Marinai di Gemona (pdf).

17.42 Nones (1990), pp. 102-104.

17.43 L'arma non compare, ad esempio, in Naval Guns of Italy Link esterno NavWeaps.

Ciò non esclude, ovviamente, che soluzioni originali messe a punto con il prototipo non siano poi state adottate in altri modelli, magari costruiti da aziende concorrenti: ad esempio, la mitragliera Ansaldo e OTO 90/50 installata sulle tre navi da battaglia di classe Littorio. Cfr. Bagnasco (1978); E. Bagnasco, A. de Toro, The Littorio Class : Italy's Last and Largest Battleships (Barnsley, Seaforth, 2011) Link esterno Google libri (per l'editore).

17.44 Downey (1989), p. 5 e nota 14 a p. 9.

Fanno non è citato in Marcenaro e Tonizzi (1997). Si noti che due corsi di laurea in ingegneria industriale (meccanica ed elettrotecnica) sono iniziati nell'anno accademico 1930/1931: ciò è del tutto compatibile con una laurea nell'estate del 1935, ma Fanno non compare negli elenchi a p. 237. É possibile che questi non comprendano le specializzazioni?

17.45 "La trionfale visita del Duce alla Dominante", Genova. Rivista municipale, 18 (1938), n. 6-7, giugno-luglio, pp. 143, 145-149 → Saggistica. "L'alta efficienza della «San Giorgio»", Ibidem, pp. 301-306 → Saggistica. "San Giorgio Società Anonima Industriale", La rivista illustrata del Popolo d'Italia, 16 (1938), maggio → Saggistica.

17.46 È qui di interesse l'intero fascicolo in cui troviamo: G. Israel, "Il documento Il Fascismo e i problemi della razza del luglio 1938", La rassegna mensile di Israel, 73 (2007), n. 2, maggio-agosto, pp. 103-118 Link esterno UCEI.

17.47 Regio decreto legge 17 novembre 1938, n. 1728, "Provvedimenti per la difesa della razza italiana", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 79, n. 264 (19/11/1938), parte prima, pp. 4794-4796 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf). Per una introduzione: Leggi razziali fasciste Link esterno Wikipedia.

17.48 R. De Felice, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (Torino, Einaudi, 1993), p. 336. Formiggini si è suicidato a Modena, sua città natale, il 29 novembre 1938.

17.49 Maryks (2012), pp. 81-82.

17.50 Si sottolinea che le cause dell'esautoramento di Fanno rimangono inspiegate in Nones (1990). Nulla si sa di altri possibili ebrei in San Giorgio.

17.51 Nones (1990), p. 117.

17.52 Legge 29 giugno 1939, n. 1054, "Disciplina dell'esercizio delle professioni da parte dei cittadini di razza ebraica", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 80, n. 179 (2/8/1939), parte prima, pp. 3578-3582 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf).

17.53 Sulla discriminazione: E. Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali in Italia (Roma-Bari, Laterza, 2003), pp. 75, 93, 95.

17.54 "Elenchi delle aziende industriali e commerciali appartenenti a cittadini italiani di razza ebraica", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 80, n. 287 (12/12/1939), parte prima, p. 5667 Link esterno Au.G.U.Sto. (pdf). L'Annuario vinicolo d'Italia (Milano, Unione Italiana Vini, 1951), p. 395, cita tra i produttori di Fucecchio: "ing. Fanno Gino Fattoria (Turricchio)". Cfr. Downey (1989), pp. 5-7.

17.55 Downey (1989), p. 2.

17.56 All'articolo 8 del citato r.d.l. 17/11/1938, n. 1728.

17.57 Downey (1989), pp. 5-6. Maryks (2012), pp. 81-82.

17.58 M. Catastini, "Poggio Tempesti, un'isola felice per gli sfollati", in La guerra a Fucecchio nel 1944 (senza anno) → Saggistica. Dalla stessa fonte proviene la data della liberazione di Fucecchio.

17.59 F. Bonelli, "Bocciardo, Arturo", in Dizionario biografico degli italiani, vol. 11 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1969), ad vocem Link esterno Treccani. F. Bonelli, a cura di, Acciaio per l'industrializzazione. Contributi allo studio del problema siderurgico italiano (Torino, G. Einaudi, 1982), passim.

17.60 Senato della Repubblica Italiana, Archivio storico, Fascicolo personale del sen. Arturo Bocciardo, Documenti allegati al memoriale difensivo consegnato all'Alta Corte per le sanzioni contro il fascismo, doc. n. 24 Link esterno Senato della Repubblica. La lettera è trascritta in → Documenti.

L'aiuto a due famiglie di origini ebraiche – ivi sostenuto – non è citato in Bonelli (1969) e Arturo Bocciardo Link esterno Wikipedia (situazione del 27/11/2019).

Si noti che la fuga dei coniugi Fanno da Fucecchio a Terni era rimasta oscura: Downey (1989), nota 7 a p. 10.

17.61 Downey (1989), pp. 6-7.

17.62 "Confisca a favore dello Stato di beni appartenenti al sig. Fanno Gino fu Giacomo di razza ebraica", Gazzetta Ufficiale d'Italia, 85, n. 78 (3/4/1944), parte prima, p. 331 → Saggistica.

Non è del tutto chiaro quale immobile sia stato confiscato a Fanno.

Le fonti principali, tra cui il decreto di confisca, indicano il civico 29 dell'attuale viale Giorgio Modugno, a Genova Pegli: I. Bibollet, I. Bozzi, A. Cantaluppi, E. Salassa, a cura di, Archivio Storico della Compagnia di San Paolo : III Inventario : Istituto di San Paolo di Torino : Gestioni EGELI - Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare (Torino, Compagnia di San Paolo, 2014), p. 55 e appendice p. 26 → Saggistica.

Secondo un'altra fonte, però, risiedeva nella villa ben più imponente al 29/A: Ministero delle corporazioni, "Elenchi delle aziende industriali e commerciali appartenenti a cittadini italiani di razza ebraica", Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, 80 (1939), n. 287 (12/12/1939), parte prima, p. 5667 → Saggistica.

Entrambe le ville sono tuttora distinte con numeri civici invariati. Due fotografie originali (11/9/2019) del civico 29 sono in → Documenti. Veduta del civico 29/A Link esterno Street View.

Prima del matrimonio, Fanno abitava in un appartamento in una zona signorile di Genova, via Palestro 14/11 Link esterno Street View, come indicato in: Atti della Società italiana per il progresso delle scienze, 5 (1911), p. 935; 6 (1912), p. 951.

Nel 1927, invece, abitava in un appartamento al civ. 3 della centralissima via Antonio Meucci Link esterno Street View, come indicato in: Ministero dell'aeronautica. IV Congresso internazionale di navigazione aerea. Roma, 24-30 ottobre 1927-V (Roma, Tipografia del Senato, 1928), p. 70.

17.63 Downey (1989), p. 7.

17.64 Nones (1990), pp. 156-159, 164, 180, 193-194, 286-289.

17.65 Tripp et al. (1965), Tripp et al. (1966). L'identificazione della COGEI è inequivocabile, per cui è errata l'indicazione, nella seconda fonte, che sia stata fondata nel 1953.

"Cogei Compagnia generale impianti (200.21) / ASIRI.AG.20003.30142 (b. 1, 1948-1957) / Compagnia generale impianti spa costituita il 9/7/1948 con sede in Genova. Messa in liquidazione con assemblea del 3/5/1957. Liquidata il 31/12/1957". Centro MAAS, Introduzione all'Archivio storico dell'IRI, a cura di G. Bruno ed E. Rendina (Roma, 5 giugno 2002), p. 50 Link esterno Centro MAAS (pdf).

La compartecipazione paritetica tra Finmeccanica e Finsider è in: CISIM, Commissione indagini e studi sull'industria meccanica, Economic and industrial problems of the Italian mechanical industries / Problemi economici ed industriali delle industrie meccaniche italiane (s.l., CISIM, 1952), pp. 339, 711.

Sui motivi della fondazione: V. Zamagni, Finmeccanica : competenze che vengono da lontano (Bologna, Il Mulino, 2009), p. 17 → Saggistica.

Sul tentativo di penetrazione della COGEI nelle Filippine: E. S. Fernandez, The Diplomat-Scholar. A Biography of Leon Ma. Guerrero (Singapore, ISEAS, 2017), p. 124 Link esterno Google libri (per l'editore).

17.66 Tripp et al. (1965). Downey (1989), pp. 7, 12.

Cfr. Cimitero ebraico di Conegliano Link esterno Wikipedia, ove si ricorda che a partire dal 1882-84 venne progressivamente abbandonato "essendo stato concesso agli ebrei di seppellire i propri morti in una sezione riservata nel cimitero comunale di San Giuseppe" (situazione del 27/11/2019).

17.67 "San Giorgio Società Anonima Industriale", La Rivista illustrata del Popolo d'Italia, 16 (1938), n. 5, maggio, p. non numerata (?) Link esterno Emeroteca BNC Roma.

Sul cartello: "Congegni di mira | per complessi da 100/A7 | R. Marina". A sinistra, un tecnico in camicia nera. All'estrema destra, il vicepresidente ing. Arturo Bocciardo, senatore del Regno; la sua identificazione è favorita dalla stella, appuntata sul petto a sinistra, di Grande ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia Link esterno Wikipedia.

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All'indice   18. Le operaie non specializzate   Alle note del paragrafo

Ma quali sono le condizioni di lavoro in fabbrica? Al livello più basso ci sono donne utilizzate come manodopera non qualificata, assegnata a pulizie, riordino degli attrezzi, alcune produzioni standardizzate. Entrano in fabbrica intorno ai sedici anni e vi rimangono fino a quando si sposano, se riescono a resistere in quelle mansioni, dato che non hanno possibilità di crescere professionalmente: non possono diventare maestri. "La San Giorgio allora era un fiore all'occhiello per l'ottica, i nostri lavori erano più materiali, più pesanti", ricorda Erminia Causa, operaia dal 1938 al 1976.18.1

Le eccezioni possono essere così lontane dal proprio vissuto – soprattutto in un grande stabilimento – da non essere percepite o svanire dalla memoria. La realtà è più complessa: in figura 6.1 sono documentate una impiegata e una giovanissima addetta al collaudo → § 6 e i filmati LUCE del 1938 mostrano un cospicuo numero di operaie in camice bianco → § 16, peraltro addette a lavori ripetitivi.

Torniamo alle mansioni più umili: la testimonianza che segue è di Felicina Falco.

Sono entrata alla San Giorgio nel 1942: avevo 18 anni e ci sono rimasta sino al 1949, quando, già sposata, mi sono licenziata per emigrare in Argentina. Il primo reparto dove ho lavorato è stata la torneria. Dalle sei alle due o dalle due alle dieci, stavo in piedi davanti ad una macchina a incidere "a cottimo" il taglio alla testa delle viti. Queste macchine erano situate in un grande capannone che ricordo sporco per la limatura di ferro, freddo d'inverno e caldo d'estate. Si doveva lavorare senza parlare e sotto la vigilanza del capo reparto.
In seguito mi hanno trasferito al reparto "avvolgimento motori", dove stavo meglio anche perché non facevo i turni. La retribuzione è sempre stata bassa, senza gratifiche e senza possibilità di carriera. Non era possibile fare straordinari. Difficilmente avvenivano licenziamenti e in ogni modo non per ragioni politiche. Avevamo la cassa mutua, ma non ne approfittavamo, le malattie professionali non erano all'epoca accettate, mentre gli infortuni erano riconosciuti.
Sono andata in fabbrica per necessità, vivevo con il nonno e la zia materna, che non avevano mezzi di sussistenza e contavano sul mio stipendio, che versavo interamente in casa. In tempo di guerra ho conosciuto il mio futuro marito proprio in San Giorgio, dove faceva il calderaio; pativamo la fame, ma eravamo contenti del poco che avevamo.
Purtroppo una mattina [16 giugno 1944] sul piazzale della ditta è stata fatta una retata da parte dei tedeschi e lui è stato deportato a Mathausen, ove è rimasto fino alla fine della guerra. Sono stati anni di paura, specie quando durante l'orario di lavoro suonavano gli allarmi e dovevamo scappare nella galleria vicina. Finita la guerra mi hanno spostata alla mensa dove sono rimasta fino a quando abbiamo deciso di raggiungere dei parenti in Argentina.
Nonostante le difficoltà di quegli anni, mi è rimasto un bel ricordo delle amicizie nate in fabbrica e coltivate anche fuori del lavoro. In quegli anni l'unico nostro divertimento era il ballo domenicale, che si svolgeva in una sala, messa a disposizione dalla ditta, dove ci ritrovavamo in compagnia e abbiamo trascorso i momenti più belli della nostra giovinezza.18.2


Al paragrafo   NOTE § 18  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

18.1 Testimonianza raccolta da Antonella Altana e Liviana Nattino nel febbraio 2004. M. T. Bartolomei, a cura di, Ragazze di fabbrica: immagini memorie documenti. Un secolo di lavoro femminile a Cornigliano e Sestri Ponente (1850-1950) (Genova, Comune di Genova, 2007), pp. VI-VII dell'appendice fuori testo Link esterno OPAC SBN.

18.2 Testimonianza raccolta da A. Altana e Patrizia Pepato nel febbraio 2004. Bartolomei (2007), p. 105. L'opera focalizza l'attenzione su due casi limite: Ansaldo e Manifattura Tabacchi. La San Giorgio sembra assimilata all'Ansaldo nella gestione della manodopera femminile, ma l'ambiente, meno estremo e più diversificato rispetto alla siderurgia, può avere favorito lo sviluppo di nicchie con qualifiche maggiori.

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All'indice   19. Tentativi di sinergia   Alle note del paragrafo

Per penetrare nel mercato dell'ottica in America Latina, nel 1938 la San Giorgio concorda di creare un ufficio di rappresentanza unico con le Officine Galileo di Firenze, la Filotecnica Salmoiraghi di Milano e l'Ottico Meccanica Italiana OMI di Roma. È il primo effetto di un consorzio finalizzato alla vendita, ma non alla produzione.19.1 Tale strategia commerciale ha evidentemente lo scopo di rendere più continua l'attività produttiva, troppo condizionata dagli ordini statali.

Nel 1942 la collaborazione è ancora attiva, dato che a Buenos Aires opera la Italóptica.19.2

[Approfondire]


Al paragrafo   NOTE § 19  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

19.1 Nones (1990), p. 113.

19.2 "ITALÓPTICA / Santos Zaghi / Corrientes 571. – U.T. 31-5822. – Buenos Aires – Representante de: 'Officine Galileo', Firenze. 'La Filotecnica Ing. Salmoiraghi', Milano. 'San Giorgio', Genova. 'Ottico Meccanica Italiana', Roma [...]". Anuario Kraft : Gran guía general de la República Argentina... (Buenos Aires, G. Kraft, 1942) Link esterno Google libri (per University of Michigan).

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All'indice   20. Il problema irrisolto   Alle note del paragrafo

Il Ministero della Marina ricorda al Governo, sempre nel 1938, che un grave problema non è stato risolto con il Laboratorio di Precisione dell'Esercito e l'Istituto del Boro e del Silicio.

La produzione di vetro d'ottica fine in Italia non copre il 10% del fabbisogno della Marina e solo nelle qualità meno pregiate. Si tratta di materiali in piccola quantità e di non grande valore economico rispetto agli strumenti per cui servono, ma di valore basilare per la qualità di detti strumenti. La bontà dei telemetri, periscopi e congegni di mira dipende quasi interamente dal vetro d'ottica che in essi si adopera.20.1

Un verbale del Comitato Superiore Tecnico Armi e Munizioni, del novembre 1938, fornisce informazioni preziose.

Apparecchiature ottiche ed elettriche meccaniche per il servizio del tiro [navale] sono costruite per il 90% del fabbisogno da San Giorgio e Galileo... Il vetro d'ottica è fornito per l'85% dalla Scott [Schott AG, tedesca] e dalla Parma Mantois [Parra-Mantois & C.ie, francese] e per il 15% dall'Istituto del Boro e del Silicio.20.2

L'industria ottica esiste in Italia da almeno una quarantina d'anni, si è sviluppata ed è competitiva, ma è un colosso dai piedi di argilla: dipende sempre da materie prime e semiprodotti realizzati all'estero. Nel campo dell'ottica deve competere con la Zeiss, ma dipende dai vetri ottici della Schott, che appartiene per intero alla Zeiss!

La propaganda fascista omette le criticità ed esagera i risultati, ma la Marina persevera in una lungimirante azione propulsiva e nell'autunno del 1939 invita la San Giorgio

ad occuparsi di un piccolo stabilimento per la fabbricazione del vetro ottico rilevato dalle Ferrovie attraverso la sistemazione delle aziende Ginori. È la sola azienda che, insieme al Laboratorio Militare di Precisione di Roma, fabbrichi un articolo per il quale siamo tributari all'estero. La Galileo ha ricevuto analogo invito; si sta studiando la cosa e forse si addiverrà al rilievo di questa attività attraverso una costituenda anonima.20.3


Al paragrafo   NOTE § 20  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

[Completare la trascrizione di Cavazzoni (1936) → Saggistica]

20.1 Nones (1990), p. 114.

20.2 Nones (1990), p. 115. Schott AG Link esterno Wikipedia EN e Archives de Croissy Link esterno Parra-Mantois & C.ie. Sulla prima azienda si veda, però, il ricco sito aziendale Link esterno Schott AG.

20.3 Nota interna IRI (3/11/1939) citata in Nones (1990), p. 120.

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All'indice   21. Centrali di tiro   Alle note del paragrafo

Proseguono i perfezionamenti e le installazioni dei telemetri navali per tiro controaereo con basi da 3 a 12 m: il duplex è adottato solo per le grandi basi. La San Giorgio segue le Officine Galileo nello sviluppo di un telemetro a doppia stereoscopia, tipo Zeiss, per usi terrestri. Lo stabilimento sestrese sviluppa invece autonomamente, per l'Aeronautica, il congegno di mira per le torrette di bordo con comando idraulico a distanza: "un collimatore ottico a riflessione con correzione automatica dell'errore relativo alla velocità del velivolo".21.1

I crediti verso i clienti nel bilancio 1938 sono dettagliati all'IRI. È così possibile definire i principali clienti della San Giorgio: Ministero della Marina, con il 50,2% dei crediti; Ministero della Guerra 11,0%; Ferrovie dello Stato 6,9%; OTO (Odero Terni Orlando) 6,0%; Tosi Franco 5,6%; Ministero dell'Aeronautica 3,7%.21.2 Si capisce meglio, quindi, l'importanza delle centrali di puntamento, su cui si sono di fatto specializzate le Sezioni "Ottica e meccanica di precisione" e "Apparecchi per la direzione del tiro" e la necessità di ampliarle ulteriormente, nel 1939, "mediante l'installazione di nuovo macchinario e dei relativi reparti di montaggio" nello stabilimento di Genova Sestri.21.3

Nel maggio 1939 l'Esercito sta ancora comparando le centrali di tiro antiaereo Gala, Officine Galileo, San Giorgio e Gamma. Due anni dopo è ancora in corso la fornitura di quella dell'ungherese Gamma Juhasz, basata su un telemetro stereoscopico da 4 metri. Intorno al 1941 l'accavallarsi di nuove esigenze (ad esempio le forniture per carri armati); una minore efficienza progettuale dell'Esercito, rispetto alla Marina....... 21.4

[Da completare]


Al paragrafo   NOTE § 21  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

21.1 Nones (1990), pp. 115-116.

21.2 Elaborazione originale da Nones (1990), p. 118.

21.3 Nones (1990), pp. 119-120.

21.4 Nones (1990), pp. 127, ... Centrale di tiro Mod. 1940 "Gamma" Link esterno Wikipedia e Centrale di tiro Mod. Borletti-Galileo-San Giorgio Link esterno Wikipedia. Gamma (gyár) Link esterno Wikipédia HU.

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All'indice   22. Pubblicità di regime   Alle note del paragrafo

[Analisi di quanto raccolto in → Pubblicità]


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 22.1 – Dettaglio di una inserzione pubblicitaria (dicembre 1938) 22.4


Al paragrafo   NOTE § 22  –  I collegamenti web sono risultati attivi il ???, con le eventuali eccezioni indicate.

22.1 .

22.2 .

22.3 .

22.4 Dettaglio da La rivista illustrata del "Popolo d'Italia", 16 (1938), n. 12, dicembre, p. 2 → Pubblicità. Si confronti con la fotografia originale più sopra: figura 17.1.

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All'indice   23. Il miraggio di un mercato internazionale   Alle note del paragrafo

Dal lungo e variegato elenco di prodotti degli stabilimenti genovesi, stilato dall'IRI nel 1940, risulta evidente che la San Giorgio ha dovuto continuamente adattarsi a una richiesta interna ancora limitata, con un "continuo sforzo tecnico ed economico per lo studio di nuovi articoli, per la produzione di prototipi e l'assunzione in perdita di commesse per il lancio del nuovo articolo". Raggruppando tutti i prodotti in 97 tipologie, il 20% è riconducibile ad apparecchi ottici.23.1 Oltre agli strumenti qui più volte citati, l'azienda produce cannocchiali panoramici, apparati fototelegrafici da campo, proiettori fotoelettrici, apparecchi per rilevazione fotogrammetrica e fotografia stereoscopica.

La San Giorgio deve espandere il suo mercato, per aumentare progressivamente i volumi di produzione e la redditività degli investimenti nei settori di punta: ottica, meccanica di precisione, macchinari elettrici e idraulici; ciò anche allo scopo di diminuire i suoi prezzi, che risultano poco competitivi all'estero.23.2

La decisione italiana di non belligeranza, nel 1939, favorisce questo tentativo commerciale. Nel 1940 è completato il catalogo Instruments optiques et spéciaux à usage militaire.

Questi gli equipaggiamenti elencati: telemetri a coincidenza (da m 0,40 per la Fanteria, da m 0,80 e 1 per la Marina, da m 2 per l'Artiglieria, tutti adatti al telemetraggio notturno), stereoscopici (da m 0,60 per uso universale, da m 1,50 per le mitragliere navali, da m 2 per il tiro antiaereo, da m 2 e 3 per la Marina, da m 4 trasportabile e fisso per il tiro antiaereo terrestre, da m 4, 5, 7,20 e 9 per la Marina), stereoscopici doppi (da m 4, 5 e 7,20 per la Marina), "duplex" (da m 7,20 e 12 per la Marina); installazioni navali per la direzione del tiro comprendenti apparecchi di esplorazione, apparecchi di punteria generale, inclinometri, teleinclinometri, postazioni telemetriche, trasmettitori, centrali principali e secondarie di tiro; impianti navali di stabilizzazione delle torri corazzate comprendenti apparecchio trasformatore delle coordinate di tiro, calcolatore girostatico e apparato di stabilizzazione; periscopi di esplorazione e d'attacco per sommergibili; tubi a riflessione ottica per bussole magnetiche di navi e sommergibili; congegni di puntamento per artiglieria terrestre (cannocchiali panoramici per artiglieria di campagna e da montagna, alzo e cannocchiale per cannone da 47/32 mod. 35, congegno di mira per cannone-mitragliera da mm 20, goniometro d'assedio); strumentazione ottica per veicoli blindati (iposcopio per pilota, iposcopio retrovisore, cannocchiale panoramico per osservazione, cannocchiale per puntamento, alzo); centrali terrestri per la direzione del tiro antiaereo e antinave (tipo "g" e "B.G.S.", Borletti-Officine Galileo-San Giorgio); binocoli prismatici terrestri e navali; postazioni fotoelettriche comprendenti congegno di puntamento, proiettore e gruppo elettrogeno; apparecchiature navali per la trasmissione e il ricevimento degli ordini sia di manovra che di tiro.23.3

Se si pensa che nel 1916, come accennato → § 4, Barr & Stroud era uno dei principali fornitori della Regia Marina, è di grande interesse la notizia che nel 1939 sono in corso trattative per una fornitura di telemetri all'Inghilterra:23.4 l'anno prima la San Giorgio aveva, in effetti, ricevuto la visita di una delegazione inglese – figura 23.1.


Immagine originale

Figura 23.1 – Presentazione di telemetri a industriali inglesi (13/6/1938) 23.5


Al paragrafo   NOTE § 23  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

23.1 Qui è il caso di trascrivere solo il punto 8 dell'elenco redatto dall'IRI: "Apparecchi ottici – binocoli, cannocchiali, goniometri, telemetri, periscopi, collimatori a riflessione, allenatori di punteria, bussole a riflessione". Nones (1990), pp. 121-122. Storia militare d'Italia durante la seconda guerra mondiale Link esterno Wikipedia.

23.2 Nones (1990), p. 120.

23.3 Nones (1990), pp. 129-130. Qual'è stata l'effettiva distribuzione del catalogo? Non hanno dato risultati ricerche in Link esterno OPAC SBN, BnF catalogue général, Gallica, British Library, Library of Congress, Google libri (situazione del 5/5/2014).

23.4 Nones (1990), p. 120.

23.5 Fotografia originale dell'Agenzia fotografica METVAN, in collezione privata. Al verso del positivo è incollata una velina coeva dattiloscritta: "Genova 13/6/38 XVI° | Un gruppo di INDUSTRIALI inglesi, giunti stamane a Genova, visitano gli stabilimenti 'ANSALDO MOTORI' e 'SAN GIORGIO OTTICA'". Per ulteriori informazioni su questo documento fotografico → Documenti.

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All'indice   24. L'Italia entra in guerra   Alle note del paragrafo

La dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, il 10 giugno 1940, vanifica queste iniziative e precipita l'Italia in un conflitto a cui nessuno è preparato.

L'11 giugno, di notte, Genova subisce il primo bombardamento aereo, da parte degli inglesi; 48 ore dopo uno stormo francese ne compie un altro. All'alba del 14 giugno una flotta francese bombarda Savona, Vado Ligure, i quartieri industriali nel Ponente genovese e il porto di Genova, facendo pochi danni grazie alla progressiva regolazione del tiro della batteria Mameli, sulle alture di Genova Pegli. Per quanto riguarda l'eroica reazione di un singolo cacciatorpediniere, la Calatafimi,24.1 del tutto diverso è il ricordo dell'evento da parte degli antifascisti:

Le navi francesi, completato il loro compito, presero la via del ritorno. Solo allora un nostro incrociatore [?] della prima guerra mondiale, il vecchio cacciatorpediniere Calatafimi, in missione nel Golfo Ligure, si mosse, sicuro che non avrebbe incontrato nessuno. Il Comandante Brignole sarà comunque decorato e ai cittadini non resterà che piangere sui caduti.24.2

Ben più gravi, in ogni caso, sono le conseguenze del bombardamento navale effettuato dagli inglesi la mattina del 9 febbraio 1941, nell'ambito di una azione contro La Spezia, Pisa e Livorno: sono colpite varie zone del centro storico, il porto, navi, gli stabilimenti Ansaldo. Nessuna nave inglese patisce danni; un solo aereo viene abbattuto, a Pisa.24.3 Questi eventi dimostrano che le difese a terra sono inefficaci, le comunicazioni tardive e il coordinamento delle forze pressoché nullo.

Nel frattempo l'azienda aveva assunto la denominazione San Giorgio S.p.A.. Era il 1940... .

... Un anno dopo la produzione nazionale dell'industria ottica e di precisione copre, forse, il 65% del fabbisogno. Ciò dipende da vari fattori: mancata standardizzazione; materie prime insufficienti; frammentazione delle produzioni; impianti inadatti a grandi volumi. Nello specifico, le risorse di San Giorgio, Officine Galileo e Filotecnica Salmoiraghi non sono armonizzate.......24.4


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 24.1 – Nel reparto di montaggio e collaudo dei telemetri (1940) 24.5


Al paragrafo   NOTE § 24  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

24.1 Bombardamento navale di Genova (1940) Link esterno Wikipedia, Batteria Mameli Link esterno Wikipedia, Calatafimi (cacciatorpediniere) Link esterno Wikipedia.

24.2 C. Causa, a cura di, La Resistenza sestrese : fatti ed avvenimenti raccontati da coloro che ne furono i veri protagonisti (Sestri Ponente, A.N.P.I., 2000), p. 26 Link esterno OPAC SBN.

24.3 Bombardamento navale di Genova (1941) Link esterno Wikipedia.

24.4 Nones (1990), pp. 125, 127-128.

24.5 Fotografia tratta da: "La San Giorgio S.A.", La Rivista illustrata del Popolo d'Italia, 18 (1940), p. 125 → Saggistica.

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All'indice   25. Astramar in prima linea   Alle note del paragrafo

La supremazia dei trattamenti antiriflessi sui grandi obbiettivi 25.0

I binocoli più utilizzati per la sorveglianza notturna sono i 7x50, caratterizzati da una pupilla d'uscita di 7,1 mm:25.1 un diametro vicino a quello raggiunto dalla pupilla umana, quando è adattata al buio; in tali condizioni la luminosità dello strumento è ottimizzata, poiché tutta la luce raccolta dall'obbiettivo potrebbe giungere – in assenza di assorbimenti e dispersioni – sul cristallino. In realtà, è noto da tempo che il diametro della pupilla in condizioni di massimo adattamento al buio è compreso, all'incirca, tra 7,2 e 8,7 mm.25.2 Tale situazione può essere frequente in navigazione, ad esempio durante la lunga guardia in coffa, anche se basta una falce di luna per allargare l'iride.

La Carl Zeiss AG – nel seguito, Zeiss – aveva proposto sin dal 1924 il Nachtglas 8x60, con pupilla d'uscita 7,5 mm, ripreso nel 1934 e, con varianti, nel 1937 e nel biennio 1940-1941.25.3 Ancora più spinti saranno, ad esempio, i binocoli Hensoldt 7x56 (8,0 mm) e Bausch & Lomb Mark 91 6x50 (8,3 mm).25.4 Solo nel dopoguerra la San Giorgio produrrà, per il mercato civile, serie molto limitate dell'Asterlux 8x60 e dell'Elion 10x80, con cui toccherà il suo primato: 8,0 mm di pupilla d'uscita.25.5

Tali strumenti, d'altra parte, hanno un peso rilevante: l'uso è possibile solo con montature adeguate. Il binocolo classico per la Royal Navy, la Kriegsmarine e le altre marine – non solo militari – rimane quindi il 7x50.25.6 L'azienda genovese produce già un binocolo analogo, il Lugenico, un Porro I 25.7 da un chilogrammo, con volumi di produzione assai inferiori rispetto alle dotazioni militari più economiche: 6x30 e 8x30.25.8 Si noti che non pare sia mai esistito un San Giorgio 6x42, mentre la Zeiss ha proposto tale combinazione fin dal 1915.25.9


Rielaborazione di fotografie originali

Figura 25.1 – Pupille d'uscita in due binocoli San Giorgio 25.10


L'esigenza di uno strumento di maggiore potenza sorge, però, anche in Italia e il modello di spicco della San Giorgio diventa l'Astramar, realizzato sulla base di un consolidato progetto Zeiss. È un binocolo con doppietti acromatici da 80 mm di diametro, prismi di Porro II e oculari da 12, 20 e 40 ingrandimenti su torrette ruotanti: unisce una luminosità abbastanza elevata, con l'ingrandimento inferiore, alla potenza, con quello superiore. Gli ingrandimenti adottati e il peso ragguardevole, superiore a 7 kg, rendono indispensabile una montatura altazimutale portatile o fissa.25.11

L'aspetto esterno è assai diverso rispetto alla versione fiorentina: anche le Officine Galileo, infatti, sono autorizzate a produrli, per la consueta tattica della R. Marina di mettere in competizione i propri fornitori. L'interpretazione genovese pare più robusta, grazie al corpo principale fuso in un monoblocco di alluminio (al cui interno cade il baricentro dello strumento), e la forcella è forse meno soggetta a vibrazioni, perché più breve. Anche la verniciatura contribuisce a distinguere i due modelli: il grigio chiaro della San Giorgio è molto diverso dal nero delle Officine Galileo, almeno negli esemplari e nelle fotografie coeve finora reperite.25.12 Mancano informazioni comparate sulle ottiche e sulla loro eventuale evoluzione.


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 25.2 – Astramar, Asembi e Triog a confronto 25.13


Il trioculare delle Officine Galileo, Triog, è una versione più vicina a quella tedesca, dal perno centrale per la montatura alle vernici scure. Il binocolo fabbricato a Jena fin dagli anni Dieci e prodotto, dalla metà degli anni Trenta, per la Kriegsmarine ha una struttura che rivela la sua genesi: lo Zeiss Asembi nasce, infatti, dall'unione di due cannocchiali Asem, già dotati di una torretta rotante per tre oculari con gli stessi ingrandimenti di cui sopra; il binocolo era fornito, fin dall'origine, con cassetta e treppiede. L'esemplare usato da Vittorio Emanuele III durante la prima guerra mondiale – figura 25.3 – è tuttora conservato al Quirinale.25.14


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 25.3 – Lo Zeiss Asembi di Vittorio Emanuele III (autunno 1915) 25.15


Anche in San Giorgio è sviluppato un cannocchiale Ø 80 mm con un singolo oculare 40x, già denominato Astramar,25.16 ma la produzione si concentra subito sul binocolo dallo stesso nome. Questo non figura, nel 1935, tra ciò che la San Giorgio reca all'esposizione universale di Bruxelles.25.17 L'anno successivo, però, la fase prototipale deve essere superata, dato che lo strumento è presente alla terza edizione della mostra nazionale di ottica, allestita a Firenze dal 24 maggio al 14 giugno 1936.25.18 L'anno successivo le Officine Galileo possono controbattere, grazie a un ordine della R. Marina, con l'Astropan: un binocolo 16x80, di cui sono commissionati sei esemplari.25.19

La San Giorgio perfeziona i sistemi di puntamento e disegna nuovi oculari,25.20 ma perdura un problema, già studiato da Augustin-Jean Fresnel (1788-1827): riflessi non voluti diminuiscono a priori la luminosità dell'immagine e questa risulta meno distinta e contrastata, a causa delle riflessioni parassite tra le superfici.

Consideriamo, ad esempio, le quattro superfici di un obbiettivo acromatico classico, composto da una lente in vetro crown e una in flint spaziate in aria. Il 4% della luce che colpisce la prima superficie del crown è riflessa verso l'esterno, il resto è rifratto verso la seconda superficie della stessa lente, che a sua volta riflette il 4% e trasmette il resto, e così via. Questo effetto sul primo elemento ottico – figura 25.4 – riduce, da solo, la luminosità effettiva dell'8%. La propagazione di riflessioni spurie è causata, per di più, anche dai prismi e dalle lenti dell'oculare.25.21


Rielaborazione originale da fonte esterna

Figura 25.4 – Rifrazioni e riflessioni di un pennello monocromatico in una lente 25.22


Si può affrontare il problema adottando soluzioni parziali quali: l'uso di vetri con minore indice di rifrazione; la diminuzione del numero delle superfici utili; il passaggio dalla spaziatura in aria alla cementazione con balsamo del Canadà, ove possibile, di superfici combacianti perfettamente;25.23 l'ingrandimento dei prismi per non vignettare l'immagine;25.24 l'inserimento di diaframmi al limite del fascio ottico; la verniciatura in nerofumo delle superfici interne; l'installazione di paraluce esterni sugli obbiettivi (assenti o non estesi negli Astramar delle figure 25.9 e 25.10?).

Fin dal 1892 Harold Dennis Taylor (1862-1943) – figura 25.5 – un autodidatta che si era dedicato alla progettazione ottica con risultati fondamentali, aveva scoperto che la trasparenza di una lente cresceva nel tempo, per il formarsi di un velo "iridescente ma perfettamente trasparente" sulla sua superficie esterna; tale strato era causato dal progressivo deposito dei prodotti di combustione delle lampade a gas: la diminuzione dei riflessi era dovuta al suo indice di rifrazione, inferiore a quello del vetro flint.25.25 Vari tentativi di depositare film sottili sulle superfici finite o di modificarle con attacchi acidi non erano però risultati adeguati per applicazioni a larga scala.25.26


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Figura 25.5 – Harold Dennis Taylor (1862-1943) 25.27


È la Zeiss a giungere, per prima, a una soluzione perseguibile a livello industriale. Alexander Smakula (1900-1983) 25.28 inventa a Jena la tecnica di deposizione da vapore, in alto vuoto, di un singolo strato sottile di criolite, vale a dire un fluoruro di sodio e alluminio, Na3AlF6;25.29 il fisico ucraino esperimenta anche deposizioni sulle superfici ottiche di due o tre strati: uno di essi è costituito da fluoruro di magnesio, MgF2.25.30 Procedure e apparecchiature messe a punto sono brevettate il 1° novembre 1935 25.31 e mantenute di fatto segrete fino al 1940, quando il Chemisches Zentralblatt diffonde ovunque la sintesi – invero ermetica – di un articolo di Smakula in Zeitschrift für Instrumentenkunde.25.32

È stato sostenuto, per inciso, che prima della fine della guerra Zeiss e Leitz applichino a livello industriale solo il trattamento antiriflessi a base di criolite,25.33 come è accaduto per i produttori giapponesi.25.34 La criolite ha un difetto: resiste poco all'acqua e all'abrasione.25.35 La tenuta degli strumenti tedeschi, però, è tale che il rivestimento può persistere sulle superfici interne: ciò basta a produrre un aumento significativo della luce trasmessa all'occhio e della nitidezza dell'immagine.25.36

Le ottiche di epoca bellica – o addirittura anteriori – immesse ancora oggi sul mercato sembrano mostrare, che Zeiss, Leitz e altre aziende abbiano utilizzato trattamenti simili o ben diversi, anche nell'efficacia.25.37 Ciò è possibile, ma bisogna tenere conto che gli strati antiriflessi possono essere eseguiti su tutte le superfici libere, senza dover alterare la meccanica dello strumento: non si può escludere, quindi, che a volte siano stati applicati a posteriori. Si veda, più avanti, quanto effettuato nel 1940 al Massachusetts Institute of Technology – da Cartwright – e nel 1947 alle Officine Galileo – da Francesco Scandone – su obbiettivi fotografici non trattati, costruiti in Germania rispettivamente post 1925 e nel 1930. Si può ipotizzare che nel dopoguerra varie aziende abbiano applicato trattamenti, per cui erano forzosamente decaduti i brevetti tedeschi, agli esemplari rimasti in magazzino.25.38 L'uso è poi giunto alla portata dei privati, grazie al diminuire dei costi del processo di deposizione sotto vuoto.25.39


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Figura 25.6 – Catalogo Zeiss Telescopes (anni Quaranta?) 25.40


Nella seconda metà del 1937 la San Giorgio non ha ancora raggiunto alcuni obiettivi che si riferiscono, in senso stretto, ai telemetri per la R. Marina, ma possono comprendere altri strumenti ottici, tra cui periscopi e binocoli: renderli perfettamente stagni, aumentare l'illuminazione interna del reticolo e ottenere una maggiore luminosità con il trattamento antiriflessi.25.41 In azienda, quindi, è già stato possibile esaminare ottiche rivestite.

Per riconoscere un binocolo con obbiettivi e oculari trattati, basta guardare come questi riflettono la luce. Un trattamento teoricamente perfetto produrrebbe un riflesso "bianco" – vale a dire, senza una dominante di colore nell'immagine riflessa. Un singolo strato sottile, però, raggiunge la massima trasparenza a una data lunghezza d'onda: nel giallo, se l'ottica è per uso visuale. Nel caso di rivestimenti di criolite o fluorite su un vetro crown, le radiazioni riflesse all'esterno aumentano verso il blu e il violetto.25.42 Se la trasmissione è meno efficiente sia verso il violetto che verso il rosso, come accade per il fluoruro di magnesio, il riflesso esterno avrà un particolare colore porpora.25.43

Contemporaneamente alle ricerche di Smakula in Zeiss, gli Stati Uniti fanno passi da gigante e lo dimostrano subito in pubblicazioni scientifiche.25.44

Nel 1936 John Strong, California Institute of Technology, mostra, in base alle leggi di Fresnel, che l'indice di rifrazione n di uno strato antiriflessi deve essere pari alla radice quadrata dell'indice di rifrazione del vetro su cui è depositato. Purtroppo non sono ancora noti solidi stabili con tale caratteristica, ma, dato che per diminuire i riflessi è sufficiente un indice di rifrazione inferiore a quello del vetro di interesse, usa con successo la fluorite, fluoruro di calcio CaF2 (n=1,43), su un vetro equivalente a un crown (n=1,52-1,53).25.45

Tre anni dopo Katharine B. Blodgett, General Electric Company, dimostra che l'interferenza tra raggi di luce monocromatici riflessi dalle due superfici di un film sottile può annullare tale riflessione in particolari condizioni, tra cui uno spessore dello strato pari a un quarto della lunghezza d'onda λ della luce incidente: per λ=550 nm, intorno alla quale l'occhio umano è più sensibile, il rivestimento dovrà avere uno spessore di 138 nm. Film ben più sottili sono già stati studiati e realizzati nel laboratorio di Schenectady, diretto da Irving Langmuir, premio Nobel per la chimica nel 1932. Blodgett esplora, in particolare, le applicazioni di un composto organico, ottenuto diffondendo acido icosanoico in un bagno contenente cloruro di cadmio: il film di C40H80CdO4 può avere n=1,23 su un vetro con n~1,52: proprio quanto richiesto dalla teoria. I film basati sugli acidi grassi sono assai delicati, ma l'applicazione sulla metà sinistra delle due superfici del cristallo di un amperometro, illuminato in piena luce, evidenzia l'efficacia del trattamento – figura 25.7.25.46


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Figura 25.7 – Cristallo per metà trattato antiriflessi (General Electric, 1939) 25.47


Intorno al 1938 Charles Hawley Cartwright e Arthur Francis Turner, Massachusetts Institute of Technology, e Strong, Caltech, mettono a punto processi di deposizione, in alto vuoto e temperatura elevata, di uno strato sottile di varie sostanze, tra cui i fluoruri di litio LiF, sodio NaF, e magnesio.25.48 Quest'ultimo è applicato a componenti ottici preriscaldati a 250-300°C, in primo luogo per la U.S. Navy dalla Bausch & Lomb Optical Company – dove opera Turner – e solo a partire dal 1943 per lo U.S. Army; etichette sintetiche e avvisi dettagliati di vari produttori dimostrano che, almeno sino alla fine della guerra, la procedura adottata non crea uno strato molto più resistente di quello alla criolite.25.49

Al giorno d'oggi, la necessità di ripristinare, in fase di restauro, il cemento dei doppietti e di pulire le altre superfici ottiche, comporta il serio rischio di eliminare il trattamento antiriflessi originale, a volte applicato solo alle superfici all'interno del binocolo, proprio perché delicato.25.50

Ma è la prima ricaduta civile a colpire davvero. Alla fine del 1939 prende l'avvio il successo mondiale di Via col vento: per massimizzare l'efficacia delle proiezioni in Technicolor, i Loew's Theatres commissionano alla Bausch & Lomb un trattamento antiriflessi sulle lenti dei proiettori: Wilbur B. Rayton ottiene immagini più incise e un aumento del 30% dell'illuminazione dello schermo.25.51 Nella primavera successiva Cartwright pubblica rendimenti simili, ottenuti tramite il fluoruro di calcio, per l'ottica a cinque elementi liberi di una fotocamera e, grazie all'astrofisico Donald H. Menzel, esegue quello che "è probabilmente il test più severo per la diffusione della luce in una lente": una serie di fotografie di cromosfera e corona solare, prima e dopo il trattamento di un nuovo coronografo, con obbiettivo diametro 100 mm – figura 25.8.25.52


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Figura 25.8 – Trattamento antiriflessi su un coronografo (Harvard Observatory, 1940) 25.53


Non sono mere note di colore: mostrano lo iato tra una nazione in cui si investe in ricerca pura, applicazioni tecnologiche e prodotti di intrattenimento – il film otterrà il maggior incasso deflazionato di tutti i tempi – e una Europa che precipita nell'incubo della persecuzione politica, delle leggi razziali e della guerra.

Il 5 maggio 1938 si svolge nel golfo di Napoli la grande esercitazione navale con cui Mussolini e Vittorio Emanuele III vogliono dimostrare a Hitler, che l'Italia è pronta a dominare il Mediterraneo:25.54 gli Astramar sono usati sia sul mare – figura 25.9 – che sulla terraferma.25.55 La settimana dopo il duce è a Genova: il 16 maggio visita le officine e il reparto ottica della San Giorgio.25.56


Su licenza dell'Istituto Luce – Cinecittà s.r.l. Copyright

Figura 25.9 – Astramar sul Conte di Cavour (golfo di Napoli, 30/3/1938) 25.57


L'Italia entra in guerra il 10 giugno 1940.

Gli scontri iniziano subito, ma l'utilità di binocoli di maggiore potenza emerge un mese dopo, negli scontri aeronavali che culminano nella battaglia di punta Stilo. Il 9 luglio è una giornata serena del tutto priva di nubi, ma con una leggera foschia verso ovest. Al largo del promontorio calabrese sul mar Ionio, convergono nel pomeriggio una squadra inglese e una italiana. La prima, comandata dall'ammiraglio Andrew Cunningham, comprende una portaerei, tre corazzate, cinque incrociatori leggeri e sedici cacciatorpediniere. L'ammiraglio Inigo Campioni (1878-1944) 25.58 comanda la seconda, composta da due corazzate, sei incrociatori pesanti, otto incrociatori leggeri e venti cacciatorpediniere: "le vedette [vigilano] sulle coffe".25.59 Dalle 14.47 inizia una serie di avvistamenti, via via più precisi, da parte dell'incrociatore leggero HMS Neptune, a est-nord-est dalle navi in testa alla squadra italiana. Alle 15.05 è il cacciatorpediniere R.M. Alfieri a segnalare per primo i nemici.25.60 Durante lo scontro la visibilità diminuisce a causa delle cortine nebbiogene e dei fumi delle esplosioni.25.61

Il 18 settembre 1940 Campioni conclude il rapporto stilato per Supermarina, il Comando superiore della Regia Marina, con vari suggerimenti.

È stata rilevata la necessità di avere sulla plancia Ammiraglia ottimi strumenti per poter perfezionare le notizie che pervengono dall'esplorazione aerea e da quella navale e percepire subito i movimenti del nemico durante la fase balistica.
Occorre aumentare sulle unità sede di Comandi complessi la dotazione di binocolo "Astramar" in modo da averne almeno due collocati in posizione adatta per poter esplorare tutto l'orizzonte.
Converrà anche impiegare i telemetri a grande base a disposizione dell'Ammiraglio per sorvegliare le mosse del nemico.
Sarà opportuno allenare a questo scopo un Ufficiale dello Stato Maggiore all'uso del telemetro.
Anche l'A.P.G. [Apparecchio di Punteria Generale] del calibro principale dovrà possibilmente concorrere a seguire i movimenti dei gruppi avversari fino a poco prima del contatto balistico.
Non ritengo che gli strumenti con campo zenitale esistenti sulle moderne unità nell'interno delle torrette, sia dell'Ammiraglio che del Comandante, possano avere pratica utilità.
Per l'avvistamento, il riconoscimento e per dirigere la manovra di spiegamento occorre vedere un notevole settore di orizzonte e quindi mantenersi fuori della torretta.
Anche durante il contatto balistico non è possibile seguire le fasi del combattimento dall'interno di essa. Occorre saltuariamente uscire.25.62

L'azione di punta Stilo, dunque, è importante anche per confrontare l'efficacia delle cosiddette "munizioni ottiche" nella fase bellica pre-radar. L'avvistamento della squadra italiana da parte degli inglesi era svantaggiato dalla foschia verso ovest, si presume bassa sull'orizzonte, e dal sole, ancora alto ma nella stessa direzione, mentre gli italiani avevano una visuale del tutto libera verso est. Eppure il Neptune ha anticipato l'Alfieri di oltre un quarto d'ora. Quali binocoli hanno usato, per l'avvistamento in coffa – con orizzonte più ampio – e il riconoscimento in plancia – con ingrandimenti più elevati –, i marinai inglesi e italiani? In che misura ha giocato l'altezza della coffa, diversa nelle due navi?


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Figura 25.10 – Binocolo prismatico a ingrandimenti multipli Astramar (1940) 25.63


In ogni caso, l'impiego di Astramar San Giorgio – figura 25.10 – e Triog Officine Galileo, ma anche di Asembi Zeiss, si estende progressivamente dalle navi da battaglia alle corazzate, agli incrociatori e persino ai cacciatorpediniere. L'importanza loro assegnata è dimostrata dal montaggio del binocolo, proprio su un cacciatorpediniere, "su un apparecchio stabilizzato d'esplorazione tipo «San Giorgio» munito di trasmettitore dei dati di sito e brandeggio".25.64 Per la ricognizione si continua a usare anche il treppiede o una barra fissa, per lo più in ala di plancia.

Campioni ritiene necessari binocoli più potenti, per obbiettivi e ingrandimenti, e un uso più sistematico degli strumenti ottici esistenti; non sembra porre il problema della loro efficienza, sebbene debbano essere noti anche a lui i risultati tedeschi. Da un lato è vero che obbiettivi più grandi raccolgono più luce, ma aumenta anche l'ingrandimento minimo, diminuisce il campo angolare e incidono maggiormente i riflessi non voluti: i grandi binocoli sono utili, in pratica, solo per il riconoscimento di quanto già avvistato, soprattutto in coffa, da chi usa strumenti portatili.


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Figura 25.11 – Binocolo Astramar privato delle vernici (2017) 25.65


Il ritardo italiano nel perfezionamento delle ottiche può avere contribuito a due disastri di conclamata importanza strategica: l'attacco aereo alle navi in porto a Taranto (11-12 novembre 1940)25.66 e lo scontro mancato prima e dopo il bombardamento navale di Genova (9 febbraio 1941)25.67. Pare già certo, invece, il suo rilievo nella battaglia navale di capo Matapan (28-29 marzo 1941).

Il 28 marzo si affrontano di giorno, presso l'isola di Gaudo a sud di Creta, la squadra italiana dell'ammiraglio Angelo Iachino (1889-1976) e quella britannica di Cunningham. Dato che la nave da battaglia Vittorio Veneto, l'ammiraglia, è danneggiata da un siluro durante un attacco aereo, la squadra della R. Marina fa rotta per rientrare in porto. Al crepuscolo un altro attacco aereo immobilizza l'incrociatore pesante Pola. Iachino ordina all'ammiraglio Carlo Cattaneo (1883-1941) di soccorrerlo con gli altri incrociatori pesanti della sua divisione, Zara e Fiume, e quattro cacciatorpediniere. Nel frattempo i radar inglesi hanno segnalato una nave ferma: Cunningham pensa che si tratti del Vittorio Veneto e va all'attacco con le sue tre navi da battaglia: HMS Warspite, ammiraglia, Barham e Valiant. A sud-ovest di capo Matapan è ormai una notte fonda di luna nuova. Mentre tutti gli strumenti ottici della Warspite sono puntati nella direzione in cui deve trovarsi il bersaglio, un solo ufficiale guarda dalla parte opposta e avvista con il proprio binocolo le altre unità di Cattaneo. Cunningham, subito giunto al suo fianco, si rende conto che le vedette italiane non sono in grado di vederli, sebbene siano a soli tre chilometri di distanza: c'è tutto il tempo per disporre le navi da battaglia lungo una linea parallela alla squadra nemica, brandeggiare e puntare i cannoni, illuminare i bersagli con i proiettori e sparare in rapida successione e quasi ad alzo zero tutte le salve necessarie. Solo due unità riescono a sganciarsi: l'affondamento dei tre incrociatori pesanti – compreso il Pola – e dei cacciatorpediniere Vittorio Alfieri e Giosuè Carducci, nonché il ritardo dei soccorsi, causano 2331 morti, tra cui l'ammiraglio Cattaneo; 1163 uomini sono subito salvati e fatti prigionieri.25.68

Il commodoro John Edelsten, dalla plancia della Warspite, ha potuto avvistare le navi italiane grazie al binocolo di ordinanza Barr & Stroud CF41 7x50.25.69 Non aveva ottiche trattate, ma i riflessi sono a priori minimizzati con la cementazione del doppietto dell'obbiettivo, del blocco prismi Porro II alla lente di campo e del doppietto dell'oculare; le superfici libere sono così ridotte a dieci. Il Lugenico 7x50 ha la stessa pupilla d'uscita, ma è un normale Porro I con doppietti cementati e prismi e lenti di campo a superfici libere: quattordici in tutto. La differenza di luminosità e contrasto si è rivelata uno svantaggio mortale in condizioni notturne;25.70 di giorno – figura 25.12 – la situazione sarebbe stata meno squilibrata.


Immagine originale

Figura 25.12 – Ciò che avrebbe visto l'amm. Cattaneo in pieno giorno 25.71


A Matapan il radar inizia ad avere un ruolo determinante. Solo alla fine del 1942 la San Giorgio inizierà a sviluppare i suoi prototipi, nell'ambito di un consorzio con altre sei aziende.25.72

Nell'agosto 1941 gli Inglesi possono esaminare il sottomarino tedesco U-507, catturato nei pressi dell'Islanda.25.73 L'analisi riguarda anche i periscopi e uno dei due binocoli Zeiss 7x50, installabili in torretta per la direzione del tiro in emersione: è lo U-Boot-Zieloptik UZO. Il modello è a tenuta stagna e resiste a pressioni molto elevate, dato che un'immersione rapida può impedire di portarlo all'interno. Gli oculari non focalizzabili richiedono un'acuità visiva nella norma, ma la distanza interpupillare può essere variata ruotando una barra filettata. L'immagine è nitida sull'intero campo visivo, ma è assai vignettata ai bordi. Un traguardo verticale al fuoco dell'oculare destro può essere debolmente illuminato con una vernice radioluminescente, ponendo un selettore su "hell", luminoso. Le superfici interne delle lenti sono trattate con criolite o altra sostanza simile. Non sono incorporati filtri: ciò è compatibile con il prevalente uso notturno. Il giudizio sull'intero apparato per la mira in superficie è del tutto positivo.25.74

Il momento più sicuro per [attaccare] era di notte, quando gli U-Boot potevano lanciare in sicurezza i loro siluri (quattro a prua e uno a poppa), mentre erano in superficie. Anche se sul ponte degli U-Boot era montato un cannone [o una mitragliatrice], questo veniva usato solo quando si attaccavano navi più piccole o in caso di emergenza. Durante un attacco di superficie, la persona più importante sul ponte dell'U-Boot era il primo ufficiale di guardia: eseguiva il rilevamento della nave bersaglio allineandola nel grande binocolo UZO, fissato a una colonna sul ponte. Le informazioni erano trasmesse dal binocolo all'interno del sottomarino: al dispositivo di calcolo che, a sua volta, programmava i dati relativi nel meccanismo dei siluri. Il primo ufficiale di guardia doveva inoltre urlare la rotta e la velocità della nave bersaglio al sottostante operatore di calcolo. Dopo aver ricevuto il segnale di via libera dal comandante, che di solito si trovava sul ponte durante un attacco in superficie, il primo ufficiale di guardia gridava "Torpedo, los" (Fuoco), e sia lui che un uomo posto accanto ai tubi di lancio dovevano premere un pulsante o tirare una leva per lanciare il siluro.25.75

L'Ammiragliato britannico analizza la dotazione strumentale dell'U-Boot 507 anche per confronto con gli analoghi strumenti sviluppati dalla Barr & Stroud, già caratterizzati da un trattamento antiriflessi, a quanto pare più resistente e non meno efficace. Nella grande fabbrica scozzese era stato allestito poco prima della guerra un laboratorio alto vuoto, affidato al fisico John Rupert Davy, per condurre quanto avviato da James Weir French e John Martin Strang.25.76

La Kriegsmarine aveva adottato il complesso UZO nel 1939. In un rapporto al grandammiraglio Dönitz, il comandante Herbert Schultze aveva sottolineato: "I nostri binocoli notturni appaiono essere molto superiori a quelli usati dal nemico. È capitato spesso di poter vedere molto chiaramente navi in superficie, mentre le loro ottiche erano così inferiori da rendergli impossibile il nostro avvistamento".25.77 Nel 1940 era stata la U.S. Navy a installare un apparato simile, la Marina Imperiale giapponese ne aveva messo a punto uno assai competitivo – a detta degli statunitensi – e anche la Royal Navy aveva sviluppato un sistema analogo.25.78 E la Regia Marina? Nel 1941 riceve dalla Germania una fornitura di tali sistemi di mira, completa di binocoli UZO, per l'installazione sui sommergibili delle classi Flutto e Platino, ma "non risulteranno poi impiegati".25.79

Il marinaio Antonio Angelo Caria (1923-2011) 25.80 è uno stereotelemetrista del Corazziere, un cacciatorpediniere che partecipa alla battaglia di mezzo giugno 1942; in mezzo al mar Ionio, la squadra dell'ammiraglio Iachino affronta quella del contrammiraglio Philip Vian nel mattino del 15 giugno; è lo scontro in cui l'incrociatore pesante Trento viene silurato per la prima volta: di nuovo colpito, affonderà quattro ore dopo.

Mi sono portato sull'Astramar (un grosso binocolo a tre ingrandimenti intercambiabili - posizionati fissi in entrambe le ali di plancia), scelgo il massimo ingrandimento, guardo e vedo che di aerei che bombardavano le Corazzate [Littorio e Vittorio Veneto] erano, sì e no, una decina.25.81

Alla fine della guerra, il Naval Research Laboratory definisce i metodi di deposizione dei rivestimenti sviluppati in Germania e valuta i risultati raggiunti.25.82 La sorte di Smakula – figura 25.13 – era già stata decisa: nel 1945 è condotto negli Stati Uniti nell'ambito dell'Operation Paperclip e lavorerà per lo U.S. Army a Fort Belvoir, Virginia, negli Engineer Research and Development Laboratories; nel 1951 entrerà a far parte del Massachusetts Institute of Technology, dove fonderà il Crystal Physics Laboratory e concluderà la sua carriera accademica, nel 1966, come professore emerito di Elettrotecnica.25.83


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Figura 25.13 – Alexander Smakula (1900-1983) 25.84


Sempre nel 1966 Smakula chiarirà, in una intervista poco nota, che la scoperta del suo primo trattamento antiriflessi è avvenuta in larga misura per caso, mentre tentava di migliorare l'efficienza ottica dei periscopi per uso terrestre.

[Hirsch] Come si è imbattuto in questa importante scoperta?
[Smakula] Beh, per caso, come capita sempre con le invenzioni.
A quel tempo mi occupavo di problemi ottici in Carl Zeiss, a Jena. [...] Stavano ricostituendo l'esercito tedesco e, con un loro contratto, cercavamo di migliorare la qualità dei periscopi.
La luminosità di quelli vecchi era così bassa, che il soldato otteneva immagini da giornate grigie e piovose, anche se splendeva il sole.
Per pura fortuna e con esperimenti, ho trovato un enorme miglioramento nella trasmissione della luce, vaporizzando metalli sulle superfici ottiche.
Il generale tedesco che seguiva il progetto è rimasto intrigato dai nostri risultati e gli ha assegnato la priorità massima. Purtroppo è stato classificato Top Secret e ho potuto selezionare solo ricercatori fidati.25.85

Nonostante le molteplici sperimentazioni e applicazioni, soprattutto in Germania e negli Stati Uniti, non risulta che in Italia i trattamenti antiriflessi siano impiegati in larga serie prima degli anni Cinquanta, né sono finora emersi brevetti della San Giorgio in materia.25.86

Il Trattato di pace, firmato a Parigi il 10 febbraio 1947, vieta la realizzazione di sistemi di puntamento e dispositivi specifici per il tiro, ma nulla prevede per le ottiche in generale, anche per il fatto che queste possono essere usate solo per la sorveglianza, considerati gli altri articoli su confini, fortificazioni e materiale bellico.

[Allegato XIII / Definizioni / C. Definizione ed elenco del materiale bellico / Categoria III] 1. Dispositivi di puntamento e di calcolo per il controllo del tiro, compresi gli apparecchi per la registrazione del tiro; istrumenti per la direzione del tiro; alzi per cannoni; dispositivi di mira per il lancio di bombe; regolatori per fusi; apparecchi per la calibrazione dei cannoni e degli istrumenti per il controllo del tiro.25.87

Per quanto riguarda lo smantellamento del naviglio da guerra, il Trattato consente di recuperare "quel materiale e pezzi di ricambio di carattere non bellico, che siano facilmente utilizzabili nell'economia italiana, per usi civili" (Parte IV, Art. 58). Ciò fa pensare a un mercato di materiale ottico, intorno a basi e cantieri navali, ma l'economia italiana è così depressa, che interessano per lo più i metalli: Vinicio Frascali, un astrofilo spezzino, ha riferito che negli anni Cinquanta "gli operai prendevano a martellate le lenti e recuperavano il metallo"; tale destino ha riguardato più i telemetri, con doppietti acromatici del diametro di 9-12 cm, che i grandi binocoli, montatura metallica a parte.25.88

Già nell'autunno del 1947 l'ottica italiana tenta di risollevarsi; Firenze si ricandida come sua capitale con una Mostra di Cartografia ed Ottica e un convegno scientifico: è la quarta manifestazione nazionale, dopo le edizioni del ventennio fascista → § 13. La San Giorgio espone le fotocamere Parvo e Safo,25.89 un proiettore da tavolo per diapositive, i binocoli galileiani e prismatici e quattro nuovi strumenti oftalmici, che mostrano la decisione con cui sono proposte le lenti per occhiali Eicon.25.90 Per quanto riguarda i binocoli, svetta il "grande binocolo prismatico a due ingrandimenti: 16x120 e 32x120" presentato dalle Officine Galileo.25.91

Il convegno fiorentino è centrato sulla progettazione degli obbiettivi fotografici e sull'esigenza di normare tali prodotti, parti meccaniche escluse. Il ritardo dell'industria italiana è tale, che una sola relazione rientra nella "tecnica delle costruzioni": riguarda, non a caso, i trattamenti antiriflessi. Le Officine Galileo mettono a disposizione degli istituti di Arcetri una fotocamera Zeiss Ikon a lastre, con obbiettivo non trattato Tessar focale 105 mm f/3,5 fabbricato nel 1930.25.92 L'aumento di contrasto dovuto al successivo trattamento del Tessar, non spiegato ma presumibilmente ottenuto con fluoruro di calcio o, meglio, di magnesio, è quantificato nel 12%; non si tenta, invece, di valutare l'aumento di luminosità.25.93

"Ben prima della guerra", per usare la stessa espressione della Eastman Kodak, l'azienda statunitense aveva applicato un trattamento antiriflessi a base di fluoruro di magnesio alle superfici libere interne delle lenti di vari obbiettivi fotografici: l'esclusione a priori della superficie esterna era dovuta alla facilità con cui lo strato sottile poteva essere asportato. Ma già nel 1944 la Kodak aveva messo a punto una procedura, basata su un preriscaldo elevato delle lenti da rivestire, che assicurava una durezza e una aderenza ben maggiori. Alla fine del conflitto, quindi, può immettere sul mercato fotocamere e proiettori con "lumenized lenses".25.94 Pochi anni dopo, la Zeiss mostra l'efficacia del suo trattamento ponendo a confronto due fotografie – figura 25.14 – e torna negli Stati Uniti con tredici Tessar, con focali da 5 a 30 mm e aperture 3,5 e 4,5.


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Figura 25.14 – Efficacia del trattamento T su un obbiettivo Tessar (ante 1949) 25.95


Nel 1948, nel Regno Unito, sono comunemente definite "buone lenti" per binocoli quelle trattate con fluoruro di magnesio o criolite.25.96

L'Italia può riprendere a costruire navi da guerra – e dotazioni pertinenti – dal 1950, come prevede lo stesso Trattato di pace. Sono però escluse le navi da battaglia, le portaerei, i sommergibili, le motosiluranti e il naviglio di assalto (Parte IV, Art. 59, e Allegato XIII A). Grazie all'ingresso dell'Italia nella NATO, il 4 aprile 1949, inizia un complesso iter per superare tutte le clausole limitative, cancellate definitivamente solo nel febbraio 1952.25.97

La San Giorgio aveva già iniziato ad applicare uno o più trattamenti antiriflessi alle ottiche per il mercato civile. Due pieghevoli, editi nel 1952 in italiano e in francese, dichiarano che "tutti i binocoli... sono provvisti di trattamento antiriflettente", ma che "possono essere forniti anche con ottiche 'normali' (non trattate)"; il dépliant specifica che si tratta di "optiques fluorurées".25.98 È possibile che il trattamento sia stato esteso, in rapida progressione, dagli obbiettivi alle altre superfici ottiche.

La Marina Militare ordina centodieci Astramar: la commessa è in corso di completamento nel 1954.25.99 La San Giorgio adotta il colore nero per la vernice esterna, almeno per gli esemplari civili.25.100 Viceversa, la Zeiss sembra riprendere ed estendere l'idea del corpo monoblocco per un binocolo 20-40x80 e ne vernicia in grigio chiaro lo scafo.25.101

Saltiamo al 1968.25.102 Sono passati dodici anni dalla fine del reparto ottica in San Giorgio. Dal mar Nero entra nel Mediterraneo una flotta sovietica di cui fa parte l'incrociatore portaelicotteri Moskva, il primo ad essere varato di quella classe. Una base NATO turca segnala l'attraversamento del Bosforo e alcune marine occidentali si attivano per intercettarlo in acque internazionali; non è un'azione di contrasto: ha lo scopo di acquisire informazioni. La fregata Centauro F 554 è pronta a muovere nel porto di Taranto, lascia il mar Piccolo e procede a tutta forza verso est. Si guasta il radar per la scoperta aerea a lungo raggio, ma rimane quello per la scoperta navale a corto raggio (30 miglia ~ 56 km), eppure sarà un marinaio che ha già maturato esperienze di avvistamento, Federico Nestel, a segnalare il grande Moskva.

Il mio turno di guardia in navigazione era in centrale tiro sottocoperta. Quella sera terminato il servizio alle 22.00, era un peccato andare in branda, poi ero stato quattro ore di seguito sottocoperta tra le apparecchiature in moto, e ancora mi ronzavano le orecchie. Avevo voglia di respirare aria fresca [...] Verso Sud stava sorgendo dal mare la luna, arancione, enorme, il mare calmissimo, da quella parte sembrava in fiamme, e quella striscia fiammeggiante dall'orizzonte svaniva a poche decine di metri dalla carena del Centauro, era bellissimo!
Decisi di andare in plancia di vedetta. [...] Presi un binocolo mi posizionai in controplancia, stavamo navigando verso Ovest 80 miglia a Nord di Sidi el Barrani tra l'Egitto e l'isola di Creta, mi misi a perlustrare l'orizzonte cercando di evitare di guardare dove la luna s'immergeva nel mare per non essere abbagliato.
Dopo una decina di minuti la luna, immensa e tondeggiante, si staccò dalla massa dorata delle acque ed incominciò ad esserci una linea di stacco nera tra il disco della luna e l'acqua illuminata dalla luce della luna stessa. A quel punto avevo una linea dell'orizzonte continua e scura, così iniziai a perlustrare l'orizzonte di sinistra senza soluzione di continuità anche se sotto la luna c'erano degli scintillii causati dal riflesso della luce lunare sull'acqua increspata che davano un po' fastidio alla vista.
Ad un certo punto mi sembrò che uno di questi scintillii, rosso, non fosse al suo posto, cioè che fosse sopra la linea buia ed immaginaria dell'orizzonte, per diversi secondi puntai in quella direzione il binocolo, ma niente, credetti d'aver avuto un'abbaglio causato da tutta quella luce concentrata in uno spazio ristretto in mezzo ad un'enorme niente nero.
Ma ero convinto di aver visto qualcosa di diverso in quello che era momentaneamente il normale, cioè il nero della notte, la luna ed il suo bagliore riflesso nel mare. Così appoggiai il binocolo sopra un corrimano e lo puntai nella direzione di prima e poco dopo di nuovo quel piccolissimo "Bip" rosso luminoso si fece vedere.
A questo punto, sicuro di aver visto il testa d'albero di un natante scesi sull'aletta di sinistra e mi feci cedere il posto sull'astramar dalla vedetta di guardia, che più che essere di guardia mi sembrò che stesse addormentato stravaccato sull'astramar stesso.
Dopo pochi secondi che avevo puntato l'astramar ecco il "Bip" luminoso: era sicuramente un testa d'albero di un natante piuttosto grosso, andava più o meno nella nostra stessa direzione però convergeva. A quel punto ero emozionato, anche se non sapevo di cosa si trattasse, ma l'avvistamento l'avevo fatto io nonostante tutta la gente di guardia in plancia preposta a tale scopo, per me era un punto d'orgoglio.
Gridai: «Bersaglio navale ore 11!». Sembrava che fosse scoppiata una bomba a bordo.25.103

È il canto del cigno degli astramar: il nome in minuscolo non individua più un modello specifico, bensì una classe di binocoli.


Al paragrafo   NOTE § 25  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 2/12/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

Questa ricerca è stata assai agevolata dalle fonti condivise da Link esterno Google libri e Internet Archive. È indicata la biblioteca che ha fornito il testo; se l'informazione è assente, si assume che il testo sia stato condiviso dallo stesso editore.
Luca Maccarini e Ilaria Porcu hanno fornito suggerimenti utili o informazioni pertinenti.

25.0 Due premesse:

  • uso "trattamento antiriflessi" e "trattamenti antiriflessi" – non "antiriflesso" – per sottolineare la molteplicità delle riflessioni, minimizzate dalle tecnologie utilizzabili;
  • anche se le forme sono equivalenti per la grammatica e l'etimologia, uso l'aggettivo "obiettivo", col senso di oggettivo, imparziale o equanime, e il sostantivo "obbiettivo", per il sistema ottico; condivido infatti l'opinione in Link esterno Accademia della Crusca (esistente il 14/12/2019).

25.1 Un binocolo è individuato da un codice del tipo "7x50", dove "7x" indica l'ingrandimento lineare rispetto all'occhio nudo e "50" il diametro degli obbiettivi in millimetri.

L'ingrandimento è un numero puro: il rapporto tra la lunghezza focale dell'obbiettivo e quella dell'oculare, nella stessa unità di misura. Il diametro della pupilla d'uscita, in millimetri, è dato dal rapporto tra il diametro dell'obbiettivo e l'ingrandimento.

La luce raccolta da un obbiettivo è, in assoluto, proporzionale alla sua superficie. La luminosità relativa può essere espressa elevando al quadrato il diametro della pupilla d'uscita; fornisce un'indicazione di massima per strumenti con caratteristiche costruttive simili: vetro ottico, tipo di prismi e oculari, trattamenti, ecc.

25.2 P. Reeves, "Rate of pupillary dilation and contraction", Psychological Review, 25 (1918), n. 4, pp. 330–340 Link esterno APA PsycNET. L'iride tende a rimanere più larga con l'avanzare dell'età.

25.3 E. Parola, "I binocoli Carl Zeiss per la Marina tedesca (1898-1945)", Storia militare, 22 (2014), n. 248, maggio, pp. 42, 45, 47.

25.4 Un Hensoldt 7x56 è ad esempio in Link esterno IMA. Un esemplare di Bausch & Lomb Mark 91 6x50 è in Link esterno WorthPoint.

25.5 Tali binocoli devono essere entrati in produzione, dato che sono citati nel pieghevole commerciale Binocoli SAN GIORGIO, codice interno "OTT. 0297/52" (1952), ma non risultano emersi sul mercato nel periodo 2004-2019 → Binocoli.

Pare esistere anche un San Giorgio 7x52 da cavalletto.

25.6 Il seguente rapporto dell'Admiralty Research Laboratory (ARL) è conservato a Londra: "Comparitive optical performance of modern British and German 7 X 50 binoculars", Reference ADM 204/2024 - ex R1/0.150 (1938) Link esterno The National Archives.

Anche l'aviazione britannica era interessata ad effettuare confronti: "Visibility of targets: comparison tests between Ross 7 x 50 and German 10 x 80 binoculars", Reference AVIA 26/1244 - ex 17 (1943) Link esterno The National Archives.

Tali fonti primarie sono secretate per soli trenta anni dalla redazione. Non ho, però, ancora avuto modo di leggere questi documenti d'archivio e quelli analoghi citati più avanti, in relazione alle dotazioni del sottomarino tedesco U-570, a parte i due già condivisi in rete da Link esterno U-boat Archive.

Una sintesi efficace sul Barr & Stroud 7X CF41 7X50 (2011-2014) Link esterno flickr. Sul particolare metodo di essiccazione interna e sulla datazione dei numeri di serie: W. Reid, "Barr & Stroud 'Nitrogen-filled Binoculars': the facts", Bulletin of the Scientific Instrument Society, n. 81 (2004), giugno, pp. 34-36.

25.7 Il Porro I è basato, in questo caso, su due prismi spaziati in aria, mentre nel Porro II ci sono in genere tre prismi cementati. O. Fera, I prismi dei binocoli (2005) Link esterno Telescope Doctor. C. Rossi et al., Come capire se Porro I o Porro II (dal 27/12/2015) Link esterno Passione binocoli.

25.8 Per una descrizione dettagliata degli esemplari finora reperiti si rimanda a → Binocoli.

La relativa rarità dei Lugenico pare confermata dalla segnalazione dell'uso di Leitz 7x50 e Hensoldt 7x56 in sottomarini italiani: A. Vacani, T. Vacani, U-Boat binoculars and other items (s.a.), pp. 27-29 Link esterno Anna & Terry Vacani (pdf). D'altra parte, ciò può derivare da una scelta precisa: i binocoli tedeschi avevano una luminosità molto maggiore di quelli italiani grazie ai primi trattamenti antiriflessi – vedi infra.

25.9 Parola (2014), p. 41.

Un 6x42 famoso è lo statunitense SARD Mark 43 Link esterno Flickr; P. Salimbeni, SARD l'imbattibile (25/8/2010) Link esterno Binomania; C. Todesco et al., Il mio SARD 6x42 (dal 6/1/2015) Link esterno Passione binocoli.

25.10 La pupilla d'uscita è la macchia luminosa presente nell'oculare, bianca per lo sfondo ed ellittica perché il punto di ripresa non è sull'asse ottico. Il confronto è stato realizzato a partire da due fotografie originali, qui poste solo approssimativamente alla stessa scala. Gli esemplari appartengono alla collezione di Giancarlo Franzosi, Milano: Lataocta 8x30, numero di serie 74670; Lugenico 7x50, numero di serie 166487 → Binocoli.

25.11 Anche in questo caso, per una descrizione dettagliata degli esemplari finora reperiti si rimanda a → Binocoli. Foto coeve degli Astramar sono fornite in miniatura nella stessa pagina di Urania Ligustica, nella colonna a destra della tabella.

25.12 Per quanto riguarda gli esemplari prodotti dalle Officine Galileo si confronti, anche per la montatura e il treppiede, "Il cineoperatore Luce scruta l'orizzonte col binocolo dal ponte di una nave da guerra", codice foto RG00004571 (settembre 1940) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE con un esemplare rintracciato nel 2013 Link esterno Binomania. Un Triog Officine Galileo è anche in: "Un marinaio scruta l'orizzonte con un binocolo", codice foto RG00045175 (14-15 giugno 1942) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE.

In altre fotografie il binocolo è troppo indistinto per essere individuato in modo univoco. La forcella molto arcuata, comunque, suggerisce una produzione delle Officine Galileo in:
- "Un marinaio riprende qualcosa con una cinepresa mentre un commilitone osserva la stessa scena con un cannocchiale", codice foto RG00035087 (25 gennaio 1942) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE;
- "Un marinaio scruta l'orizzone con un binocolo", codice foto RG00045175 (14-15 giugno 1942) Link esterno Ibidem;
- "Un marinaio scruta l'orizzonte con un grande binocolo fisso", codice foto RG00045186 (14-15 giugno 1942) Link esterno Ibidem;
- "Marinaio a bordo di un convoglio navale italiano scruta l'orizzonte col binocolo - sullo sfondo si vede un'altra unità navale in navigazione", codice foto RG00049327 (agosto 1942) Link esterno Ibidem;
- "Marinaio a bordo di una nave da guerra italiana scruta l'orizzonte col binocolo - altre navi del convoglio avanzano parallelamente alla prima", codice foto RG00049329 (agosto 1942) Link esterno Ibidem.

Un esemplare completo di montatura e treppiede è documentato in Link esterno Passione binocoli. Uno in condizioni migliori e completo di cassetta per binocolo e montatura (la cassetta contiene anche sei filtri gialli da anteporre agli oculari e un pennello per la pulizia delle ottiche esterne) e di un tubo per il treppiede in legno è in vendita presso Link esterno Hatchwell Antiques (situazione del 16/1/2020). Con il bel marchio "R. Marina" l'esemplare n. 73886, in collezione privata austriaca Link esterno Virtuelles Fernglasmuseum. In ottime condizioni il n. 75363, in collezione privata italiana Link esterno Historica Collectibles.

L'esemplare n. 75382 della versione monoculare per la R. Marina è descritto in Link esterno Monokulare-Monoculars.

25.13 La gif animata è stata realizzata, con GIMP 2.8, per mettere a confronto tre varianti similari dei binocoli:
- San Giorgio Astramar documentato nel Regno Unito (2014) → Binocoli;
- Zeiss Asembi n. 13656, assegnato al 1935 in Link esterno eBay;
- Officine Galileo Triog n. 83483 Link esterno Binomania e Ibidem (esistenti il 20/12/2019).

25.14 L'offerta della Zeiss per il mercato civile è impressionante, come dimostra il catalogo Zeiss Field Glasses (1931) Link esterno Binoculars Corner; Asem e Asembi sono a p. 44 Link esterno Ibidem.

Pare uno Zeiss Asembi – su treppiede – l'esemplare nella fotografia: "Un marinaio fa delle segnalazioni con la bandierina mentre un commilitone usa un potente binocolo per leggere le comunicazioni dalle altre navi", codice foto RG00003372 (26 luglio 1940) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE. Lo si confronti, infatti, con il T blc, numero di serie 13499, realizzato per la Kriegsmarine Link esterno Gjalt Kemp Scheepsantiek; il marchio "T" indica che le lenti sono trattate antiriflesso (si veda più avanti), mentre "blc" contrassegna i prodotti militari della Zeiss.

Un esemplare analogo – ma su colonna – è nella fotografia "Un graduato con un pesante soprabito scruta l'orizzonte con un grande binocolo fissato sulla nave", codice foto RG00003234 (26 luglio 1940) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE. Lo stesso binocolo è ripreso nelle foto RG00003231 Link esterno Ibidem, RG00003236 Link esterno Ibidem, RG00003228 Link esterno Ibidem.

Un esemplare all'incirca coevo è in Link esterno Optical Repairs. Una versione risalente alla Prima guerra mondiale, numero di serie 7997, è in Link esterno Virtuelles Fernglasmuseum; lo stesso dicasi per l'esemplare in Link esterno Historica Collectibles.

È invece riferito alla seconda guerra mondiale l'Asembi n. 13676, in vendita con il suo treppiede originale presso Link esterno Hatchwell Antiques (situazione del 16/1/2020).

Una scheda sullo Zeiss Asem ricca di immagini di vari modelli è in Link esterno Monokulare-Monoculars. Uno di essi, l'esemplare n. 10912, è andato in asta il 20 novembre 2010 negli Stati Uniti Link esterno Skinner.

25.15 Dettaglio della fotografia in: L'Illustrazione Italiana, 42 (1915), n. 45, 7 novembre 1915, p. 1. Copie in ottimo stato della rivista sono presenti sul mercato antiquario italiano a prezzi intorno a EUR 8-22; la stessa immagine, a piena risoluzione, è venduta a EUR 475 in Link esterno Getty Images (situazione del 7/12/2019).

Altre fotografie documentano l'uso sul campo del binocolo: "S.M. il Re in zona di operazioni osserva la linea del fronte" Link esterno Reali al fronte; "Osservatorio Colle di Medea, 2 luglio 1916. Il re Vittorio Emanuele III e il principe del Galles scrutano con i cannocchiali il fronte carsico" Link esterno iMagazine.

M. Bensi, Il Binocolo Zeiss Asembi del Re nella WW1 (7/3/2012) Link esterno Binocoli e Telescopi.

25.16 Come più volte ricordato in Urania Ligustica, un cannocchiale terrestre San Giorgio Astramar Ø 80mm 40X era stato donato dal pittore Fortunato Stasi (1913-2003) all'Università Popolare Sestrese, affinché venisse utilizzato nell'Osservatorio Astronomico di Genova; lo strumento, completamente restaurato dall'astrofilo Giorgio Montaldo, è stato rubato nel 1991: in Osservatorio è rimasto il treppiede altazimutale originale, in legno. Sull'opera dell'artista Link esterno Fortunato Stasi.

25.17 [V. Ronchi?], "L'Ottica Italiana alla Esposizione Universale di Bruxelles 1935", Bollettino dell'Associazione Ottica Italiana, 9 (1935), pp. 144-146 → Saggistica.

25.18 La San Giorgio pone al vertice dei suoi binocoli il "grande ASTRAMAR a cambio di ingrandimenti" in: IIIª Mostra Nazionale di Strumenti Ottici. Anno XIV. Firenze. XXIV Maggio-XIV Giugno (Firenze, Stab. Tip. già Chiari Succ. Carlo Mori, s.a. ma 1936), p. 20 → Documenti.

25.19 Un esemplare in condizioni perfette è documentato con sette fotografie, illustranti sia il binocolo che la montatura a barra estensibile, in Link esterno Historica Collectibles (esistente l'8/12/2019). Sei esemplari sarebbero stati commissionati, nel 1937, alle Officine Galileo dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico. A partire dal 1938, il Cantiere San Marco di Trieste li avrebbe approntati sulle navi da battaglia Vittorio Veneto e Roma (Littorio e Impero sono stati costruiti dai Cantieri Ansaldo di Genova Sestri).

25.20 Si rimanda a → Brevetti.

25.21 Quando l'incidenza dei raggi di luce si avvicina alla normale di una superficie, l'equazione di Fresnel, che definisce la riflettanza della superficie, tende a: R=|(n1-n2)/(n1-n2)|2. Ad esempio: se il primo mezzo è l'aria e il secondo è un vetro crown, n1~1 e n2~1,52 da cui R~0,04 vale a dire la riflessione verso l'aria è all'incirca del 4%. Fresnel equations Link esterno Wikipedia.

25.22 I colori sono arbitrari: in nero, la sezione di una lente positiva; in verde, il suo asse ottico; in arancione, il pennello di luce principale; in fucsia, alcune rifrazioni e riflessioni che disperdono il pennello incidente.

La gif animata è stata realizzata, con GIMP 2.8, sulla base dell'illustrazione a p. 3 dell'opuscolo in inglese Zeiss T Optics (s.a. ma ante 1949) Link esterno Zeiss Ikon Contax Camera Repair. Lo stesso opuscolo è condiviso in Link esterno AstroSurf (pdf esistente il 6/12/2019).

25.23 Il balsamo del Canadà è, in senso stretto, una resina oleosa ottenuta a partire dall'incisione del tronco di tre grandi conifere diffuse nel Canadà e nelle regioni settentrionali degli Stati Uniti: Abies balsamea Mill., Abies Fraseri Pursh. e Tsuga canadensis Carr. G. V. Villavecchia, a cura di, Dizionario di merceologia e di chimica applicata, vol. 1 (Milano, U. Hoepli, 1929), colonne 496-497.

Quanto sopra integra: P. Abrahams, Alexis-Marie Rochon, Jean-Baptiste Grateloup, and the earliest cemented lens Link esterno The history of the telescope & the binocular. La relazione è stata presentata all'ottavo convegno della Antique Telescope Society (Victoria, Dominion Observatory, 1999) Link esterno hestories (esistenti il 9/1/2020).

È probabile che la San Giorgio, a causa dell'autarchia, sia ricorsa alla resina del larice, come ha fatto la Zeiss, che ha usato inoltre polistirene e polimetilmetacrilato; nel 1945 è stato concluso che nessuno di questi cementi superava in rendimento quelli già in uso negli Stati Uniti: H. A. Schade, "Optical cements - Germans", rapporto riassunto in Bibliography of Scientific and Industrial Reports Distributed by the Office of the Publication Board, 1 (1946), n. 4, p. 135 Link esterno Google libri (per University of Illinois at Urbana-Champaign).

Che i tre cementi usati dalla Zeiss possano degradare come ha testimoniato Carlo Rossi?
"Per semplicità... riassumo [le fioriture tra due lenti cementate] in tre famiglie:
- il classico fiocco di neve o alberello come lo chiama Luca Mazzoleni da piccolissimo a grande come la foto dianzi postata
- una serie di cristalli irregolari fitti fitti che normalmente invadono gran parte della superficie: questa tipologia assomiglia alla rottura del vetro temperato del parabris o al risultato della spaccata del topo d'auto e ti ritrovi migliaia di frammenti a terra
- l'ultima, rara, l'ho incontrata una sola volta, è una mitragliata di micro puntini che ricordano l'effetto che fa il pepe bianco, macinato su di un piatto vuoto".
C. Rossi et al., Doppietti, tripletti & balsamo del Canadà (dal 26/3/2014) Link esterno Binomania (esistenti il 21/12/2019).

25.24 Si confronti l'omogeneità delle pupille d'uscita in figura 25.1 con gli esempi schematici in: M. T. Mazzucato, Il binocolo (Santarcangelo di Romagna, Maggioli, 2007), p. 56 Link esterno Google libri (esistente il 17/12/2019).

25.25 "We know well enough that a tarnished optical surface does not look so brilliant by reflected light. It may seem a somewhat startling statement to make, but nevertheless it is a fact, that certain flint glasses which we have experimented with by local tarnishing have been found to transmit actually more light where tarnished than where the surfaces had had their original polish preserved, and in no case has it ever been found that tarnish in any perceptible degree interfered with transparency.* [Nota a pie' di pagina: "* Of course this statement is not intended to apply to the case of a surface which is actually corroded, so as to appear at all grey or milky by reflected light".] We have yet to make some further experiments in this direction, and I hope at some future time to throw the proofs of this statement on the screen for your inspection. Those who use ordinary refractors may congratulate themselves on the fact that the light-gathering power of their objectives slightly increases with age, provided the surfaces are kept clean". Il brano è tratto dalla quarta edizione – la prima è del 1891 – di: H. Dennis Taylor, The Adjustment and Testing of Telescope Objectives (Newcastle upon Tyne, Grubb, Parson & Co., 1946), p. 84 Link esterno Internet Archive. Le parole in corsivo sono tali nell'originale.

Cennni alla genesi della scoperta, agli esperimenti e alla prima comprensione fisica dell'effetto dell'ossidazione di una superficie ottica sono descritte in: P. Abrahams, H. Dennis Taylor, Optical Designer for T. Cooke & Sons Link esterno The history of the telescope & the binocular. La relazione è stata presentata al nono convegno della Antique Telescope Society (Flagstaff, Lowell Observatory, 2000) Link esterno hestories.

25.26 C. H. Cartwright, "Treatment of Camera Lenses with Low Reflecting Films", Journal of the Optical Society of America, 30 (1940), n. 3, pp. 110-114 Link esterno OSA Publishing. Ristampa dello stesso articolo in: American Cinematographer, 21 (1940), n. 5, maggio, p. 215 Link esterno Internet Archive (esistenti il 13/12/2019).

25.27 Da Link esterno Wikipedia FR (esistente il 22/12/2019).

A Taylor si deve il tripletto di Cook, "probabilmente l'obiettivo più studiato e raffinato oggi in uso. I suoi tre elementi costituiscono il sistema più semplice che consente l'eliminazione di tutte le sette aberrazioni principali fino al terzo ordine"; W. H. Price, "Gli obiettivi fotografici", Le Scienze, 9 (1976), n. 100, dicembre, p. 79 Link esterno Internet Archive (esistente il 22/12/2019).

A John Dollond (doppietto acromatico, 1758) e Taylor (tripletto di Cook, 1893) si applica la considerazione: "Dopo un secolo di storia [dalla teoria di Gauss, 1841], negli anni venti, la progettazione di un obiettivo non era più guidata da ricette empiriche ma purtuttavia rimaneva più un'arte che un fatto scientifico. Solo pochi uomini di genio dotati di una sensibilità particolare erano in grado di scegliere la direzione giusta"; Price (1976), p. 77.

25.28 Oleksandr o Alexander Smakula Link esterno Wikipedia EN. Una biografia sintetica è in: H. V. Bori︠a︡k, Born by Ukraine (Kyïv : Kompanii︠a︡ I︠E︡vroimidz︠h︡, 2002), pp. 528-529 Link esterno Google libri (per l'editore).

D. M. Mattox, "Vacuum coating — An Enabling Technology", in Society of Vacuum Coaters. 2004 Technical Conference. Summer News Bulletin (2004), pp. 21-24 Link esterno SVC Digital Library (pdf).

A. Thelen, "Milestones in optical coating technology – from A. Smakula / John Strong until today", in Advances in Optical Thin Films II, C. Amra, N. Kaiser, H. A. Macleod eds., Proceedings of SPIE, 5963 (2005), 596301, 5 pp. Link esterno SPIE Digital Library.

25.29 La criolite era per lo più estratta da una miniera a Ivigtut, sulla costa meridionale della Groenlandia, ma già nel 1929 si realizzava per sintesi; Villavecchia (1929), colonna 1194. Criolite Link esterno Wikipedia.

La criolite utilizzata in Zeiss era presumibilmente ottenuta dallo stabilimento di Oppau della IG Farben con la seguente procedura: "In this process, aluminum hydrate is added to an agitated hydrofluoric acid solution at such a rate that the temperature is maintained between 85° and 95° C. When the alumina is completely dissolved, caustic soda is added slowly and the mixture is kept hot and agitated until the cryolite precipitates". M. B. Hall, L. H. Banning, "Removing and recovering fluorine from western phosphate rock and utilizing the defluorinated rock", Bureau of Mines. Report of Investigations, n. 5381 (U.S. Department of the Interior, 1958), p. 29 Link esterno Google libri (esistente il 17/12/2019).

25.30 H. A. Tanner, L. B. Lockhart Jr., "German Reflection Reducing Coatings for Glass", Journal of the Optical Society of America, 36 (1946), n. 12, pp. 701-706 Link esterno OSA Publishing.

25.31 A. Smakula, Verfahren zur Erhöhung der Lichtdurchlässigkeit optischer Teile durch Erniedrigung des Brechungsexponenten an den Grenzflächen dieser optischen Teile, Patentschrift n. 685767 (brevettato in Germania il 1° novembre 1935 e ivi pubblicato il 30 novembre 1939). La prima pagina è riprodotta in: P. Schumacher, Die Zeiss Punktal Story. 1912-2012 (BoD, 2013), p. 37 Link esterno Google libri (per l'editore).

25.32 A. Smakula, "Über die Erhöhung der Lichtstärke optischer Geräte", Zeitschrift für Instrumentenkunde, 60 (1940), febbraio, pp. 33-36. Sintesi ragionata in: Chemisches Zentralblatt (1940), 1° semestre, n. 16, p. 2509 Link esterno Silesian University of Technology Digital Library (pdf).

25.33 Tanner & Lockhart (1946), p. 702.

25.34 Riporto per intero la descrizione pertinente nel rapporto riservato: U.S. Naval Technical Mission to Japan, Japanese Optics : 'Intelligence Targets Japan' (DNI) of 4 Sept. 1945 : Fascicle X-1, Target X-05 (dicembre 1945), p. 31 Link esterno Fischer-Tropsch Archive (pdf esistente il 18/12/2019).
"VII. 'COATING' FOR THE PURPOSE OF INCREASING THE TRANSPARENCY OF GLASS SURFACES
Only two methods were found for 'coating' glass surfaces:
1. The chemical method, in which the glass is treated with nitric acid.
2. The evaporation method, in which cryolite is evaporated and deposited upon the glass surface, in vacuum. After treatment, the glass is baked at 150°C for one hour for durability.
The film thicknesses and refractive index are adjusted for wave length 5500 Å Units".

25.35 G. Rayner (29/6/2010): "I later visited Dr. Smakula at his home, which I recall to have been in Newton, Mass. He was Ukranian by birth. There were various antireflection materials and combinations tried before and during the war. The most common German WW II coating is cryolite, which is soluble in warm water. Caution! It is slightly more efficient, but much less durable, than magnesium flouride. I recall that MgF2 was pioneered by A. F. Turner at Bausch and Lomb. I spoke briefly on the telephone with him in 1966, when I had a summer job at Xerox in Rochester. It was widely used in the US during WW II" Link esterno Cloudy Nights. G. Rayner (19/1/2019): "I did meet Zeiss coatings pioneer (ca 1936) Alexander Smakula at his home near Boston in 1970" Link esterno Cloudy Nights.

25.36 Si tenga presente che sull'asse ottico di un binocolo Porro I senza cementazione ci sono le quattro superfici del doppietto dell'obbiettivo, le otto dei due prismi, le due dell'eventuale lente di campo (in inglese, collective lens) e almeno due dell'oculare. Se le lenti dell'obbiettivo e dell'oculare sono cementate e lo stesso avviene per i prismi, le superfici libere si riducono a dieci, oltre all'eventuale lente di campo. Sul cannocchiale destro si possono aggiungere le due superfici della piastrina diastimometrica, vale a dire il vetrino a facce piano-parallele su cui è inciso il reticolo. Si tratta quindi, in ogni caso, di un numero rilevante di superfici.

25.37 Vacani & Vacani (s.a.).

È possibile che siano state messe a frutto le contemporanee sperimentazioni sulle deposizioni a più strati di Walter H. Geffcken (1904-1995) alla Schott? Cfr. Tanner & Lockhart (1946), p. 706. A. Thelen, "The Pioneering Contributions of W. Geffcken to the Field of Optical Coatings from 1935 to 1945", in Thin Films on Glass, H. Bach, D. Krause eds. (Berlin-Heidelberg, Springer, 2003), pp. 225-237 Link esterno Google libri (per l'editore).

25.38 Cfr. M. Bensi, Forse definitivamente svelato il dubbio del trattamento antiriflesso... (2/5/2010) Link esterno Binocoli e Telescopi.
Marco Bensi segnala che un binocolo Goerz Magon 8x24, risalente al 1926, ha "il trattamento antiriflesso sulle lenti degli oculari"; quindi ipotizza che la sigla "D.R.P.a.", vale a dire Deutsches Reichspatent angemeldet (in attesa di brevetto da parte dello Stato tedesco), presente sullo strumento, si riferisca proprio a tale trattamento.
Ulteriori informazioni e immagini sono in: M. Bensi et al., Il trattamento antiriflesso lo aveva allo studio la Goerz? (dal 2/4/2010) Link esterno Forum Astrofili Italiani.

Cfr. M. Bensi, Un altro binocolo del 1929 con trattamento antiriflesso... (14/6/2010) Link esterno Binocoli e Telescopi.
Bensi segnala che in un binocolo militare svizzero Kern Aarau 6x24, datato 1929 ab origine, può essere stato applicato un trattamento antiriflessi "azzurrato" agli oculari e, forse, ai prismi; l'ipotesi che il trattamento sia coevo alla fabbricazione pare corroborata dalla presenza della ceralacca originale, con cui sono sigillate le ottiche.

Cfr. M. Bensi, Un altro Goerz del 1925-26 con trattamento antiriflesso (27/1/2011) Link esterno Binocoli e Telescopi.
Bensi segnala che un Goerz Helinox 8x30 con le "arrows" (frecce), che contraddistinguono i binocoli delle forze armate britanniche, ha un "bellissimo trattamento azzurrino sul doppietto anteriore".

Cfr. la discussione pertinente in: M. Ghirardi et al., Evoluzione del Trattamento Antiriflesso sulle lenti. Dagli Anni Trenta alla nostra epoca (dal 27/12/2014) Link esterno Passione binocoli (esistenti il 29/12/2019).
L'esordio include: G. Ciccarella, Antiriflesso e vetri (s.a.), da cui si estrae la parte iniziale, qui di interesse.
"Nel 1935 Bausch & Lomb negli Stati Uniti d'America e in Germania il Dr. Smakula della Carl Zeiss Jena, e la Ernst Leitz di Wetzlar, quasi simultaneamente, svilupparono le prime tecnologie al Floruro di Magnesio per il trattamento multistrato (due strati) antiriflesso dei vetri ottici. Dal 1942 gli strati multipli arrivarono a tre. Naturalmente i costi di queste applicazioni erano elevatissimi, tant'è che erano impiegati esclusivamente nell'ambito militare e di conseguenza era mantenuto il massimo riserbo. [...]
L'uso di questi strati ai floruri sulle superfici in vetro di gruppi ottici, poté incrementare la trasmissione della luce dal 65 all'80%, un aumento di contrasto e la riduzione dei riflessi interni. Questo fu un notevole passo avanti della tecnologia in campo militare prima, ed in quello consumer poi. Dopo il conflitto mondiale, l'utilizzo 'civile' di questa scoperta si limitava ad un singolo strato antiriflesso e rimase lo standard fino alla metà degli anni sessanta quando il multistrato iniziò ad essere comunemente impiegato.
Le più comuni sostanze utilizzate sono il Floruro di Magnesio ed il Floruro di Litio e possono essere utilizzati su molti tipi di vetro, il procedimento prevede l'evaporazione di tali sostanze in quantità dosata entro appositi contenitori posti sotto vuoto. Il vapore condensato di questi floruri, precipitando, si deposita sulla superficie delle lenti creando un rivestimento di spessore calcolato, in grado così di contrastare l'effetto dei raggi di luce riflessa.
L'uso del multistrato, decantato da vari fabbricanti, ha ingenerato spesso una grande confusione tra gli acquirenti, e i sensazionali proclami pubblicitari hanno spesso connotato aspetti anche fraudolenti. Nei primi anni cinquanta, ad esempio, alcune marche giapponesi di binocoli furono importate negli Stati Uniti. La documentazione che li accompagnava assicurava che il sistema ottico era dotato di trattamento antiriflesso multistrato. In realtà solo la superficie esterna dell'oculare e della pupilla d'uscita erano stati trattati con un singolo strato, gli altri elementi ottici interni ne erano completamente privi".

In conclusione, l'ipotesi che siano stati effettuati trattamenti antiriflessi su scala industriale prima del 1935 è interessante e merita approfondimenti, ma è probabile che solo fonti primarie permettano di confermarla. Nel frattempo è necessario sottolineare che concordano nell'escluderla tutte le fonti secondarie, a firma di specialisti del settore, qui citate. Il che non toglie, ovviamente, che io abbia trascurato fonti essenziali già ben note! Dal mio punto di vista, però, sarebbe più interessante concentrarsi su quali aziende italiane hanno applicato per prime i trattamenti, chi sono stati gli specialisti coinvolti, quali i processi utilizzati e quali i prodotti che ne hanno beneficiato.

25.39 In Italia, trattamenti antiriflessi al fluoruro di magnesio sono realizzati ad esempio da Costruzioni Ottiche Zen Link esterno ZEN e descritti nell'opuscolo Trattamenti in alto vuoto (13/10/2008) Link esterno ZEN (pdf). Il listino 2015 indica un prezzo netto di EUR 60 per il trattamento di due superfici del diametro di 100 mm Link esterno ZEN (pdf esistente il 12/12/2019).

25.40 Immagine tratta da Link esterno Pinterest. Un altro esemplare dello stesso opuscolo è indicato senza data e assegnato agli anni Quaranta o Cinquanta in Link esterno WorthPoint (esistente il 18/12/2019).

25.41 Nones (1990), p. 111.

25.42 Tanner & Lockhart (1946), fig. 2. Cartwright (1940a); Cartwright (1940b), fig. 1 a p. 215.

25.43 J. R. Davy, Industrial High Vacuum (London, I. Pitman & Sons, 1951), pp. 146-147 e fig. 70 Link esterno Internet Archive (per Banasthali University; esistente il 20/1/2020). [Redazione], "Coated spectacle lenses cut down reflections", New Scientist, 10 (1961), n. 232, 27 aprile, p. 181 Link esterno Google libri (per Reed Business Information).

25.44 I ricercatori statunitensi hanno subito pubblicato i loro risultati, ma il regime nazista ha imposto il segreto a quelli tedeschi. Ciò pone un problema, che è alla base della scienza moderna: una scoperta – o, mutatis mutandis, un'invenzione – può essere considerata tale, quando non è condivisa con la comunità scientifica? La risposta è negativa, da Cartesio in poi:

"... giudicai che non ci fosse miglior rimedio... che quello di comunicare fedelmente al pubblico tutto il poco che avrei scoperto, e di invitare gli uomini di ingegno a sforzarsi di andare avanti contribuendo ciascuno secondo l'inclinazione e le capacità sue agli esperimenti necessari, e comunicando anche loro al pubblico tutto quel che avrebbero appreso, affinché, partendo gli ultimi dal punto di arrivo di chi li precedeva, e unendosi così le vite e il lavoro di molti, andassimo tutti insieme molto più avanti di quanto ciascuno avrebbe potuto da solo". R. Descartes, Discorso sul metodo (1637; ed. 2017, traduzione I. Cubeddu), parte sesta, pp. 66-67 Link esterno Liber Liber (pdf).

Questa decisione può essere considerata l'estensione alla comunità dell'esortazione rivolta a una élite da Bernardo di Chartres e fatta propria da Newton: "possiamo vedere più lontano non per l'acutezza della nostra vista o l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo portati in alto dalla grandezza dei giganti" Link esterno Treccani (esistente il 10/12/2019).

Che sia per questo motivo e/o il nazionalismo statunitense (così connaturato a Scientific American, che l'edizione italiana completa a volte gli articoli originali con riquadri che li contestualizzano in Europa) e/o l'appartenenza dell'autore alla Kodak o, più semplicemente, l'estensione degli argomenti affrontati nell'articolo, i risultati tedeschi sui trattamenti antiriflessi in epoca bellica sono omessi in Price (1976), che cita solo Strong, p. 82; ci sono peraltro riferimenti espliciti alla Zeiss, a p. 77, e all'obbiettivo Tessar, a p. 84.

25.45 J. Strong, "On a Method of Decreasing the Reflection from Nonmetallic Substances", Journal of the Optical Society of America, 26 (1936), n. 1, pp. 73-74 Link esterno OSA Publishing (esistente il 22/12/2019).

25.46 K. B. Blodgett, "Use of Interference to Extinguish Reflection of Light from Glass", Physical Review, 55 (1939), pp. 391-404 Link esterno APS physics. Cadmium;icosanoic acid Link esterno PubChem. Cfr. Acido arachico Link esterno Wikipedia.

Irving Langmuir Link esterno The Nobel Prize.

Si segnalano due sintetiche rassegne storiche.
A. Macleod, "The Quarterwave Stack: 1. Early History", Society of Vacuum Coaters Bulletin (Summer 2012), pp. 22-27 Link esterno SVC (pdf); l'intero numero è in Link esterno flipsnack.
A. Macleod, "History of Optical Coatings and OSA before 1960", in OSA Century of Optics, P. Kelley ed. (Washington, D.C. : The Optical Society, 2015), pp. 68-75 Link esterno OSA Publishing (esistenti il 24/12/2019).

25.47 Blodgett (1939), fig. 3 a p. 397. "The photograph shows that whereas the scale of the instrument was barely visible through the clean glass, the scale at the left was seen as plainly as though the glass were not there. People who have seen this instrument for the first time have been deceived by the illusion that there was no glass over the left side. The glass on the left actually reflected a deep purple color, but the intensity of the reflected light was so low that the color was not noticed when the attention of the observer was caught by the instrument-scale behind the glass" – Ibidem, p. 398.

Da cui la scoperta del "vetro invisibile": Katherine Blodgett - Engineering Pioneer Link esterno YouTube (esistente il 23/12/2019).

25.48 Blodgett (1939), p. 392. R. Graham, "Reduction of Reflections", Archives of Ophthalmology, 36 (1946), n. 3, settembre, p. 316 Link esterno JAMA Network.

Una rivendicazione di paternità del trattamento antiriflessi a Strong è in: R. Hayward, "Coated spectacle lenses", New Scientist, 10 (1961), n. 238, 8 giugno, p. 597 Link esterno Google libri (per Reed Business Information).

La teoria ottica dei trattamenti antiriflessi è esposta ad esempio in: B. D. Guenther, Modern Optics (Oxford, Oxford University Press, 2015), pp. 94-95 e Appendix 4A Link esterno Google libri (per l'editore); G. Giusfredi, Manuale di Ottica (Milano, Springer-Verlag Italia, 2015), pp. 448-449 Link esterno Google libri (per l'editore; esistenti il 30/12/2019).

25.49 La scarsa resistenza all'acqua e all'abrasione era un problema comune dei primi rivestimenti antiriflessi effettuati su base industriale negli USA, come dimostra l'etichetta "This instrument has / 'COATED OPTICS' / Clean lenses carefully" applicata sui binocoli:
- Bausch & Lomb 7x50 VX209 U.S. Navy Bu.Ships (Bureau of Ships) Mark 28 Mod. O (1941) Link esterno Brayebrook Observatory,
- Universal Camera 7x50 U.S. Navy Bu.Ships Mark 32 Mod. 2 (1943) Link esterno Akins Americana,
- Hayward 7x50 U.S. Navy BuShips Mark 45 Mod. 0 (1944) Link esterno WorthPoint,
- SARD 7x50 U.S. Navy BuShips Mark XLIV Mod. O (1944) Link esterno Company Seven,
- Spencer 7x50 U.S. Navy BuShips Mark 30 Mod. O (1944) Link esterno flickr,
- Westinghouse 7x50 U.S. Army Mark 17 A1 (1944/45) Link esterno Brayebrook Observatory,
- Anchor 7x50 U.S. Navy Bu.Ships Mark 32 Mod. 7 (s.a.) Link esterno eBay.
Altri esemplari sono in Link esterno Passione binocoli.

Nel caso del Bausch & Lomb 7x50 Wide Field Mark 41 (1945), un avviso più articolato è stampato all'interno del coperchio dell'astuccio: "This is a delicate instrument / Do not abuse / [...] 3. Do not touch lens surfaces – Keep them clean with lens tissue or soft cloth, (do not use liquids)" Link esterno Anna & Terry Vacani.

Il ritardo dello U.S. Army rispetto ai risultati tedeschi e alle prime applicazioni per la U.S. Navy è ricordato in: R. A. Denton, "The manufacture of military optics at the Frankford Arsenal during W.W. II", Optics News, 15 (1989), n. 7, luglio, p. 30 Link esterno OSA Publishing (esistente il 24/12/2019).

25.50 Si ricorda l'uso di "bollire" in acqua le lenti, per pulire a fondo le superfici ottiche senza che questo ne alteri la lavorazione. Rayner (2010). P. Casarini, Antiriflesso rovinato (2013) Link esterno Dark Star (esistenti l'8/12/2019).

Una discussione sulle alternative è in: G. Rayner, Avoid hot water method for decementing WW II German lenses (dall'11/6/2019) Link esterno Cloudy Nights (esistenti il 15/1/2020).

25.51 "The first commercial application of a special film coating to increase the light transmission of lenses has just been completed with the delivery of new projection lenses to twenty-five Loew theatres in the larger cities. Lester B. Isaac, Director of Projection and Sound for Loew's Theatres, ordered the new lenses for the first showing of Gone With the Wind, after exhaustive tests by Bausch & Lomb had disclosed that screen illumination could be stepped up from 15% to 40% depending upon the type and focal length of the lens used.
Marked improvement in image contrast and sharpness of focus has been reported by Rochester projectionists who have been testing the new lenses.
Officials of Bausch & Lomb said that the new lenses have been made available in advance of their scheduled date of introduction in order to aid Loew's in securing greater screen brilliancy for the technicolor production of Gone With the Wind.
Bausch & Lomb combines two processes in its method of producing non-reflective lens surfaces, both having the same effect but differing in principle. While the inner glass-air surfaces are coated with a metallic fluoride, the outer surface is subjected to a corrosive process in which oxides of high refractive index are removed from the surface leaving a thin structure of silica.
In each case the coating is held to a thickness of a quarter of a wavelength of light. Since both the film and the lens reflect light it is necessary that the crests of the waves from one beam shall fall into the troughs of the other. Thus being out of phase the waves neutralize each other and reflection is eliminated. The missing radiation reappears in the transmitted beam which may contain as much as 99.6 per cent of the original radiation.
When a beam of light falls perpendicularly upon a glass-air surface from four to five per cent of the light is lost by reflection at each surface, the precise amount depending upon the color of the light and the type of glass used. A crown glass-air surface reflects about four per cent of incident light, whereas a flint glass-air surface reflects six per cent. The transmission in the first glass is 92 per cent; in the second 88 per cent. The Bausch & Lomb Super-Cinephor with its high aperture and the new glasses developed for its several elements will have its light transmission increased by approximately forty per cent, something of a revolutionary factor in projections optics.
Official of the company stated that the new processes would eventually be applied to a number of instruments but that present production plans would be limited to a few in which complex lens systems promise a great increase in light transmission by the reduction of reflection".
Trascrizione completa dell'articolo redazionale: "Bausch & Lomb", Nature Magazine, 33 (1940), p. 248; è tratto con poche modifiche da un comunicato stampa Bausch & Lomb apparso anche altrove.

Il responsabile del team che ha messo a punto i trattamenti è definito in Scientific American, 162 (1940), n. 4, aprile, pp. 250-251: "... The metallic fluorides, however, are much tougher films than the fatty acid types. In the long series of investigations conducted by Dr. W. [Wilbur] B. Rayton in the Bausch and Lomb laboratories during this period, it was evident that a combination of two processes could be used to greatest advantage...". Cenni biografici in Link esterno OSA Publishing.

Bloomberg Business Week (1/6/1940), p. 35, conclude: "Military men believe that invisible glass will be a natural for field glasses, range finders, aerial cameras, and other optical war material proposed for national defense".

Il ricordo è ancora preciso in: J. R. Kinsey, "Clearer View Ahead", Popular Mechanics, 86 (1946), n. 2, agosto, p. 98 Link esterno Google libri (per Hearst Magazines).

Riferimenti più recenti sono piuttosto generici. D. M. Mattox, The Foundations of Vacuum Coating Technology (Norwich, New York : Noyes Publications - William Andrew Publishing, 2003), p. 21 Link esterno Google libri (per Springer Science & Business Media). J. Roberts, "The Invisible Woman", Distillations (3/5/2014) Link esterno Science History Institute (esistenti il 24/12/2014).

25.52 Cartwright (1940b), p. 218 Link esterno Internet Archive (per The Museum of Modern Art Library, New York). La fotocamera aveva un'ottica Schneider Xenon f/2 F=50 mm, costruita nello stabilimento di Kreuznach; progettata nel 1925 da Albrecht Wilhelm Tronnier (1902-1982), ha avuto un lungo successo: C. Morrison, "A History of the Xenon Lens", Lens Reviews (10/3/2019) Link esterno Casual Photophile. Si noti che l'obbiettivo ha dieci superfici libere: un numero vicino a quelli tipici dei cannocchiali da binocoli.

Sul coronografo: "The first model with a 10-cm objective lens was built and tested in Cambridge [da Donald Howard Menzel] with the collaboration of a graduate student, Walter Orr Roberts. They put the equipment into operation on a high mountain at Climax, Colorado, in 1940" Link esterno The National Academies Press (esistenti il 29/12/2019).

25.53 Tutti i fotogrammi sono in positivo: i tre superiori sono ottenuti prima del trattamento delle ottiche. Nonostante una rielaborazione, la resa della figura è mediocre: si veda, comunque, quanto digitalizzato in Link esterno Internet Archive (esistente il 13/12/2019).

25.54 P. Baxa, "Capturing the Fascist Moment: Hitler's Visit to Italy in 1938 and the Radicalization of Fascist Italy", Journal of Contemporary History, 42 (2007), n. 2, aprile, pp. 227-242 Link esterno JSTOR. A. Lucidi, La visita di Hitler in Italia del 1938 (Bologna, Alma Mater Studiorum, s.a.) Link esterno Academia.

Non ho ancora letto i testi seguenti. R. Bianchi Bandinelli, Hitler e Mussolini : 1938, il viaggio del Fuhrer in Italia (Roma : E/O, 1995) Link esterno OPAC SBN. E. Cernuschi, "Dietro la Rivista. Storia e retroscena della Rivista Navale «H» del 5 maggio 1938", Rivista Marittima, 143 (2010), giugno, p. 80.

25.55 L'uso di un Astramar dalla terraferma è documentato in una foto condivisa da Marco Bensi il 23/11/2011 in Link esterno Binomania e qui riprodotta in miniatura nella pagina dedicata ai Binocoli.

25.56 "La trionfale visita del Duce alla Dominante", Genova. Rivista municipale, 18 (1938), n. 6-7, giugno-luglio, pp. 143, 145-149 → Saggistica; "L'alta efficienza della «San Giorgio»", Ibidem, pp. 301-306 → Saggistica. "San Giorgio Società Anonima Industriale", La rivista illustrata del Popolo d'Italia, 16 (1938), maggio, pp. non numerate → Saggistica.

25.57 "Marinai ritratti su una nave militare durante un'esercitazione nel golfo di Napoli in vista della Grande Rivista Navale di maggio", codice foto A00080494 (30 marzo 1938) Link esterno Archivio Storico Istituto LUCE. La fotografia è condivisa su licenza dell'Istituto Luce – Cinecittà s.r.l. per questa specifica pagina web.

Si noti la forte somiglianza fra questo Astramar e l'esemplare posto in vendita intorno al 2017 → Binocoli, soprattutto prima della sua totale sverniciatura, documentata anche in questa pagina di Urania Ligustica.

25.58 L. Natili, "Campioni, Inigo", Dizionario biografico degli italiani, vol. 17 (Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1974), ad vocem Link esterno Treccani e Wikipedia.

25.59 [Ministero della Marina], La vittoria navale di Punta Stilo : una fulgida pagina della Marina Italiana (Milano, Successori Besozzi, 1942), p. 9 Link esterno OPAC SBN (esistente il 10/12/2019). L'autore è un ufficiale, il cui nome non compare nell'opuscolo, allora imbarcato sul Giulio Cesare: delle due corazzate italiane, quella con l'ammiraglio di squadra Campioni. È pertinente a questa sezione di Urania Ligustica la descrizione, a p. 19, del tiro dal Cesare.

25.60 "Alle 14.45 il nemico metteva la prora sulle nostre colonne, alle 15.05 i gruppi Bande Nere e Abruzzi avvistavano finalmente gli inglesi a 30.000 metri e immediatamente accostavano per serrare le distanze". La vittoria navale... (1942), cit., p. 16.

"Alle 15.05 l'VIII Divisione Incrociatori (Garibaldi e Abruzzi) avvistò l'avanguardia nemica, ovvero i quattro incrociatori dell'ammiraglio John Tovey. Tre minuti dopo fu la volta degli inglesi". E. Cernuschi, "Punta Stilo: 9 luglio 1940 - Carta (inglese) canta", Marinai d'Italia, 58 (2014), n. 8/9, agosto/settembre, p. 29 Link esterno Marinai d'Italia (pdf).

"Alle 15.00 la flotta italiana apparve all'osservazione delle navi britanniche disposta su quattro colonne, con intervalli tra le colonne di circa 5 miglia, con le unità in linea di rilevamento tra i 130° e i 310°, e la velocità 19 nodi. Soltanto poche navi italiane delle quattro colonne erano visibili a quelle britanniche, e solo per brevi periodi.
Da parte italiana l'avvistamento delle unità britanniche si verificò, ad opera del cacciatorpediniere Alfieri (capitano di vascello Lorenzo Daretti) di scorta agli incrociatori dell'8ª Divisione, alle ore 15.05 alla distanza di 30.000 metri. In quel momento gli incrociatori della 7ª Divisione Neptune, Liverpool, Orion (vice ammiraglio Tovey) e Sydney precedevano nell'ordine il grosso della Mediterranean Fleet suddiviso in tre gruppi, con la nave ammiraglia Warspite (ammiraglio Cunningham) avanzata di 8 miglia rispetto alle due corazzate meno veloci Malaya e Royal Sovereign (contrammiraglio Pridham-Wippell). In retroguardia, vi era la portaerei Eagle, alla quale era stato aggregato il menomato incrociatore Gloucester".
F. Mattesini, Punta Stilo : La prima battaglia aeronavale della storia : 9 luglio 1940 (14/6/2018), pp. 27-28 Link esterno Academia. La data di condivisione del lavoro è indicata in Link esterno AIDMEN. È importante anche la figura a p. 26; si segnala, però, l'errore di non indicare il Neptune in testa ai quattro incrociatori inglesi e l'omissione della squadriglia di cacciatorpediniere di cui faceva parte l'Alfieri.

Il confronto delle ricostruzioni di Cernuschi e Mattesini mostra una completa inversione dei ruoli tra italiani e inglesi e i tre contro i cinque minuti di differenza nei rispettivi avvistamenti; ciò risulta inspiegabile, pur nella concitazione di quei momenti, dato che le registrazioni sui brogliacci di ogni nave dovevano essere fatte sulla base del GMT segnato dal cronometro di bordo.

Mattesini ha annunciato una terza edizione, riveduta e corretta, del saggio citato alla nota che segue. Ho tratto una anticipazione pertinente da Link esterno AIDMEN (condivisa il 27/9/2016).
"Da parte britannica il primo ad avvistare le navi italiane fu l'incrociatore Neptune (capitano di vascello Roy Chambers O'Conor), che si trovava in testa alla linea di fila degli incrociatori seguito dal Liverpool, Orion e Sydney. Il Neptune, dopo aver avvistato alle 14.47 fumo bianco e due minuti più tardi del fumo nero sempre verso ovest, ritenuto steso da cacciatorpediniere e che fu considerato come se le navi italiane stessero completando la loro riunione dietro la cortina, alle 14.52 segnalò la presenza di due unità; poi dopo altri avvistamenti perfezionati anche da parte dell'Orion, il Neptume alle 15.11 segnalò "Flotta da battaglia nemica in vista", alla distanza di 15 miglia. In seguito a ciò, alle 15.15 l'ammiraglio Cunningham trasmise all'Ammiragliato britannico "Sto ingaggiando forze nemiche". Il messaggio arrivò a destinazione alle 1542.
Nel frattempo, alle 15.08 [è una rettifica basata su una fonte primaria o un refuso?], anche il cacciatorpediniere Alfieri (capitano di vascello Lorenzo Duretti), che con la sua 9a Squadriglia era stato aggregato all'8a Divisione, segnalò le unità britanniche trasmettendo: "Avvisto il nemico per Rb. 80°". Dieci minuti dopo, avendo accostato verso nord (70°) per meglio riconoscere la formazione avvistata, l'Alfieri aggiunse: "Il gruppo nemico avvistato è composto di quattro incrociatori e tre cacciatorpediniere. Dietro incrociatori avvisto altre tre unità di tipo imprecisato". Anche l'incrociatore Da Barbiano (capitano di vascello Mario Azzi) alle 15.14 segnalò "Nemico in vista per Rb. 69" alla distanza di 30.000 metri".

Tale ricostruzione allarga in modo assai rilevante la differenza tra i due avvistamenti. In ogni caso, ho privilegiato le ricostruzioni di Mattesini, perché sono le più circostanziate attualmente a mia disposizione.

25.61 Anche in merito all'esito finale esistono tuttora pareri contrastanti: dalle vittime ai danni ricevuti e a chi li ha inflitti, al risultato tattico e a quello strategico; comune, però, è il giudizio sulla criticità della battaglia per gli equilibri nel Mediterraneo e oltre. Cfr. Mattesini (14/6/2018), 61 pp. e Cernuschi (2014), 6 pp.

Una sintesi è in Battaglia di Punta Stilo Link esterno Wikipedia. Non ho ancora letto i più recenti contributi in materia, che mi pare siano: F. Mattesini, La battaglia di Punta Stilo (Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 2001²); E. Cernuschi, A. Tirondola Quando tuonano i grossi calibri : Punta Stilo, 9 luglio 1940 (Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 2016).

25.62 La conclusione del rapporto di I. Campioni, Azione di Punta Stilo (18/9/1940), è tratta da: F. Mattesini, La battaglia di Punta Stilo (Roma, Ufficio Storico della Marina Militare, 1990), p. 196.

Sono giunto a conoscere questa citazione dell'Astramar grazie a due fonti terziarie: la recensione di G. Finizio (dicembre 2002) a W. Reid, 'We're certainly not afraid of Zeiss' - Barr and Stroud Binoculars and The Royal Navy (2001) Link esterno Portale di storia militare e una e-mail (13/2/2002) condivisa in Link esterno Archives of an email list on the history of binoculars.

25.63 San Giorgio / Società anonima industriale / Genova Sestri : Panorama di produzione / Panorama de production (Genova, S.I.A.G., 1940), p. 92. Il disegno è siglato "AL" nell'angolo inferiore destro.

Nonostante le XII + 111 pagine, non è un catalogo completo, bensì l'illustrazione di prodotti che esemplificano nove tipologie: 1) macchine elettriche; 2) macchinari ed apparecchi per navi mercantili e da guerra; 3) macchinario idraulico; 4) macchinario industriale; 5) macchinarii varii; 6) materiali per impianti di riscaldamento; 7) materiale rotabile ferroviario; 8) apparecchi regolatori del traffico stradale; 9) strumenti d'ottica e meccanica di precisione. Bilingue italiano/francese, il volumetto è stato completato nel settembre 1940 e stampato – in più colori con figure in bianco e nero – in 2000 copie il 15 ottobre, con formato 175 x 245 mm. Nella copertina cartonata spicca un "San Giorgio e il drago" in rilievo. La pubblicazione, relativamente rara come tutta la letteratura grigia, è citata in Nones (1990), nota 71 a p. 122; è in parte riprodotta in → Documenti.

25.64 E. Bagnasco, Le armi delle navi italiane nella seconda guerra mondiale (Parma, Albertelli, 1978), p. 164 → Saggistica.

25.65 L'immagine del binocolo è stata accuratamente scontornata, per eliminare l'ambiente privato in cui era collocato. L'eliminazione di tutte le mani di vernice, comprese quelle originali, è deprecabile, ma ha rivelato le varie leghe con cui è stato realizzato lo strumento. Maggiori informazioni sono in → Binocoli.

25.66 Notte di Taranto Link esterno Wikipedia (esistente il 15/12/2019).

25.67 Bombardamento navale di Genova Link esterno Wikipedia (esistente il 15/12/2019).

25.68 Battaglia di Capo Matapan Link esterno Wikipedia (esistente il 15/12/2019).

"Alle 22,25 la Warspite avvistò, con sua grande sorpresa, due grossi incrociatori e uno più piccolo che facevano rotta a controbordo ad una distanza di circa due miglia. Nonostante che essi risultassero nettamente visibili attraverso le lenti dei binocoli notturni, era evidente, per quanto incredibile, che essi non sospettavano affatto la presenza della Squadra inglese.
È probabile che essi avessero invertito la rotta per ricercare il Pola in avaria. Il Greyhound, il cacciatorpediniere di scorta che si trovava più vicino a loro, puntò il suo proiettore sul secondo dei due più grandi incrociatori della formazione, e la sua luce spietata rivelò che i cannoni erano nella normale posizione di riposo: tutti i dettagli di costruzione risaltavano con la maggiore chiarezza sotto l'illuminazione del Greyhound. Quasi simultaneamente i cannoni da 380 m/m della Warspite e del Valiant aprirono il fuoco, e si vide che il bastimento nemico era il Fiume. Le due bordate raggiunsero l'obbiettivo...".
A. Iachino, Gaudo e Matapan. Storia di un'operazione della guerra navale nel Mediterraneo : 27-28-29 marzo 1941 (Milano: A. Mondadori, 1947), p. 293 Link esterno Google libri (per University of California, esistente il 10/1/2020).

"At 9.11 [p.m.] we received Pridham-Wippell's report that an unknown ship lying stopped 5 miles to port of him had been located by radar. We went on after the enemy's fleet, and altered course slightly to port to close the stopped ship. The Warspite was not fitted with radar; but at 10.10 the Valiant reported that her instruments had picked up what was apparently the same ship 6 miles on her port bow. She was a large ship. The Valiant gave her length as more than six hundred feet.
Our hopes ran high. This might be the Vittorio Veneto. The course of the battle-fleet was altered 40 degrees to port together to close. We were already at action stations with our main armament ready. Our guns were trained on the correct bearing. Rear-Admiral Willis was not out with us. Commodore Edelsten, the new Chief of Staff, had come to gain experience. And a quarter of an hour later, at 10.25, when he was searching the horizon on the starboard bow with his glasses, he calmly reported that he saw two large cruisers with a smaller one ahead of them crossing the bows of the battle-fleet from starbord to port. I looked through my glasses, and there they were. Commander Power, an ex-submarine officer and an abnormal expert at recognizing the silhouettes of enemy warships at a glance, pronounced them to be two 'Zara' class 8-inch gun cruisers with a smaller cruiser ahead.
Using short-range wireless the battle-fleet was turned back into line ahead. With Edelsten and the staff I had gone to the upper bridge, the captain's, where I had a clear all-round view. I shall never forget the next few minutes. In the dead silence, a silence that could almost be felt, one heard only the voices of the gun control personnel putting the guns on to the new target. One heard the orders repeated in the director tower behind and above the bridge. Looking forward, one saw the turrets swing and steady when the 15-inch guns pointed at the enemy cruisers. Never in the whole of my life have I experienced a more thrilling moment than when I heard a calm voice from the director tower – 'Director layer sees the target'; sure sign that the guns were ready and that his finger was itching on the trigger. The enemy was at a range of no more than 3,800 yards [circa 3,47 km] – point-blank".
A. B. Cunningham, A sailor's odyssey: the autobiography of Admiral of the Fleet, Viscount Cunningham of Hyndhope (London etc.: Hutchinson & Co., 1951), pp. 331-332 Link esterno Google libri (per University of Michigan, esistente il 10/1/2020).

"Jachino ignorava, per il già accennato e cronico difetto di segnalazioni aeree, nonché per il cattivo uso che veniva fatto di quelle pervenute, che una potente flotta nemica, con tre navi da battaglia, era nei pressi del Pola; Jachino riteneva che la marina britannica si attenesse – come quella italiana – al criterio di non impegnare grandi navi in combattimenti notturni; Jachino non sapeva che gli Inglesi avevano il radar. Quest'ultima circostanza è stata da molti ritenuta risolutiva. Va tuttavia notato che lo Zara e il Fiume, diretti verso lo specchio di mare in cui era [immobilizzato] il Pola, furono avvistati, a bordo della nave da battaglia inglese Warspite, da un ufficiale munito di normale binocolo. Il radar aiutò gli inglesi [compresa la prima segnalazione di quello che si sarebbe rivelato il Pola]. Ma anche senza di esso, probabilmente, la battaglia avrebbe avuto analogo esito per la sproporzione delle forze in campo, e per la migliore preparazione inglese al tiro notturno".
I. Montanelli, M. Cervi, L'Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1942), vol. 44 di Storia d'Italia (Milano, Rizzoli, 1959), p. 128. Il brano è invariato nell'edizione del 2010 Link esterno Google libri (per l'editore, esistente l'8/1/2020).

"La cosa che richiamò subito l'attenzione del comandante Porta e mia, quando quel segnale mi venne comunicato a Roma il 31 marzo, fu che l'avvistamento [del Pola] era stato fatto a distanza di 6 miglia (gli Inglesi usavano sempre indicare le distanze in miglia), cioè a una distanza nettamente superiore a quella massima della visibilità notturna. Era perciò evidente che quella scoperta doveva essere opera non di uno dei consueti mezzi ottici, bensì di uno strumento del tipo di quel radiotelemetro, che da anni era in corso di studio nella nostra Marina, e che non si era ancora riusciti a realizzare praticamente. Ne deducemmo che la Marina inglese doveva aver fatto in tale campo passi più rapidi dei nostri...
«Tuttavia, secondo quanto ha riferito l'Ammiragliato britannico, e anche secondo il libro dell'Amm. Cunningham, prima ancora che il segnale dello STUART giungesse sulla plancia della WARSPITE, le unità italiane (che erano lo ZARA e il FIUME, seguiti dalla sq. «Alfieri») erano già state avvistate dal Capo di Stato Maggiore della Flotta, commodoro Edelsten, che aveva da poco sostituito il predecessore, Amm. Willis, e che partecipava per la prima volta ad una operazione in Mediterraneo.
«Mentre infatti le corazzate inglesi si avvicinavano al POLA e tutta l'attenzione delle loro vedette, dei comandanti e dei puntatori era diretta sulla sinistra, nella direzione cioè in cui, secondo il Radar, si doveva avvistare il relitto, il commodoro Edelstein, dalla plancia ammiraglia della WARSPITE, esplorava tranquillamente con un binocolo l'orizzonte sulla destra della formazione. Alle 22.25, egli si rivolse all'ammiraglio, che era vicino a lui, e riferì pacatamente di avere avvistato due grandi incrociatori preceduti da uno più piccolo, che stavano attraversando di prora la rotta della forza navale inglese.
«L'Amm. Cunningham si accertò subito personalmente dell'esattezza di quell'avvistamento, e un altro ufficiale del suo Stato Maggiore, specialista nel riconoscere le navi italiane, assicurò trattarsi di due incrociatori tipo «Zara», e di uno da 5 o 6 mila tonnellate, probabilmente del tipo «Colleoni»".
G. Fioravanzo, a cura di, La guerra nel Mediterraneo: Le azioni navali : Dal 10 giugno 1940 al 31 marzo 1941, vol. 2 tomo 1 de La Marina italiana nella seconda guerra mondiale (Roma, Ufficio storico della Marina militare, 1959), p. 464 Link esterno Google libri (per Indiana University, esistente l'11/1/2020).

Non sembrano aggiungere nulla a quanto qui di interesse le numerosissime fonti secondarie o terziarie (di cui seguono due esempi) riconducibili alle memorie dell'ammiraglio Cunningham, di cui è online la ristampa del 1953 Link esterno Internet Archive (per Rashtrapati Bhavan Library, esistente l'11/1/2020).

"Nearly an hour had passed when at 10.3 p.m. Valiant detected the 'stopped ship' on her radar screen, eight miles on the port bow. Cunningham altered course towards what he hoped would prove to be the Vittorio Veneto. At 10.20 p.m. watchers in H.M.A.S. Stuart sighted a ship four miles away fine on the starboard bow and gave the alarm. Two minutes later the C.-in-C. standing on the compass platform in Warspite himself sighted the outlines of two large cruisers with a smaller ship ahead. It was Zara and Fiume and one of the destroyers returning to help the stricken Pola. The Italians unsuspecting, came on in single line with three destroyers eastern of the cruisers. Quietly the British ships began to range the targets...".
"The Battle of Matapan", Royal Australian Navy News, 2 (1959), n. 13, p. 2 Link esterno Royal Australian Navy (pdf esistente l'8/1/2020).

Sul Warspite "fu il commodoro John Hereward Edelsten, capo di Stato Maggiore di Cunningham, ad avvistare le navi italiane. Mentre tutte le vedette, i puntatori e gli ufficiali britannici cercavano nel buio a sinistra, dove il radar della Valiant aveva localizzato il relitto del Pola, Edelsten stava tranquillamente controllando l’orizzonte sulla destra, con un binocolo, dalla plancia ammiraglio della Warspite. Alle 22.25 Edelsten disse con calma a Cunningham di aver avvistato due grandi incrociatori, preceduti da uno di dimensioni minori, che stavano attraversando la rotta della formazione britannica a proravia della stessa, ad una distanza di un paio di miglia, sulla dritta".
L. Colombo, Fiume (dal 28/3/2015) Link esterno Con la pelle appesa a un chiodo (esistente l'8/1/2020).

In conclusione: poteva trattarsi di un "normale binocolo" secondo gli standard inglesi, ma non rispetto a quelli italiani, altrimenti l'avvistamento sarebbe stato reciproco e pressoché contemporaneo, per quanto ostacolato dall'oscuramento e dalla colorazione mimetica delle navi britanniche. La Luna era stata nuova il giorno prima Link esterno sky view café (esistente il 20/1/2020).

25.69 L'identificazione del binocolo è nella fonte che segue, a cui sono qui aggiunti gli a capo.
"Barr & Stroud manufactured binoculars solely for the Admiralty during the war. The firm delivered over 75,000 standard CF41 and CF42 7x50 during the war (the CF42 having a graticule to aid measurement of the deflection of fall of shot) as well as about 600 special GK5 prismatic binocular sights for rangefinder director towers and about 500 high-magnification CN stereoscopic spotting telescopes, on special anti-vibration mountings, which were used to observe the fall of shot at extreme ranges.36 [Nota a p. 246: "36. Strang op. cit. pp. 128-130"].
Dr J. Martin Strang (who was awarded a DSc by Glasgow University in 1933 for his work on the effects of heat on optical rangefinders) remembered after the [<145-146>] war that a senior British naval officer congratulated him on the quality of the firm's 7x50, and told him that their excellent performance in dark conditions had proved invaluable during the night battle of Cape Matapan in 1942 [1941!], when a British Battle Squadron surprised and sank three Italian cruisers and two destroyers.37 [Nota a p. 246: "37. Ibid. p. 128"].
Still greater praise of the Barr & Stroud binoculars came from Admiral Sir Geoffrey Oliver. He told the naval historian Arthur Marder that he attributed 'whatever success we had in night operations for the first few years of the Second World War to our familiarity and confidence in working at night, engendered by intensive preparation in peace training. This would certainly not have been achieved without the Barr & Stroud night glasses.'38 [Nota a p. 246: "38. Marder op. cit. p. 198"].
Marder himself believed that 'the admirable Barr & Stroud 7x50, in general issue by the 1930s, were probably the equal of the Zeiss at night.'39 [Nota a p. 246: "39. Ibid."]. There were many at Barr & Stroud who, remembering the results of the Admiralty trials in 1930, might have objected to the word 'probably'".
La fonte primaria qui di interesse è: J. M. Strang, Barr & Stroud Limited: A History (manoscritto inedito, 1969).
M. S. Moss, I. Russell, Range and vision: the first 100 years of Barr & Stroud (Edinburg, Mainstream, 1988), pp. 145-146 Link esterno Google libri (per University of California). Un estratto con l'indice è in Link esterno Rochester Avionic Archives (esistente il 21/1/2020).

La già citata recensione di Finizio a Reid (2001) precisa: "L'Ammiragliato britannico [...] dopo lo scontro notturno di Capo Matapan [...] spendeva parole di elogio per il binocolo CF41 della Barr and Stroud, paragonandolo allo Zeiss 7x50 della Kriegsmarine".

Un'altra recensione di Reid (2001) ricorda che "the Royal Navy adopted [it] in 1935 as its Admiralty Pattern 1900A". "Glass in a class of its own [Binoculars that gave 'a deadly advantage']", Navy News (1999), aprile, p. 28 Link esterno Internet Archive (per l'editore); ho trovato l'occhiello così pertinente da utilizzarlo nel testo.

25.70 "A Porro II CF41 7X50 with the field lens cemented to the prism transmits approximately 16% more light than a standard Porro I 7X50 binocular with uncoated optics such as an early Zeiss Binoctar". Dalla già citata sintesi sul Barr & Stroud 7X CF41 7X50 Link esterno flickr, che trae da Reid (2001) le informazioni che completano la documentazione fotografica originale.

25.71 L'immagine, realizzata con GIMP 2.8, mostra l'ammiraglia di Cunningham Link esterno HMS Warspite e Si vis pacem para bellum – lunghezza 196 m Link esterno Wikipedia – a 3 km di distanza con un Lugenico, tenendo conto che il suo campo visivo lineare a 1000 m è pari a 128 m → Binocoli.

25.72 A. Ottanelli, Auto, treni, aerei : Le officine meccaniche San Giorgio di Pistoia. Un'industria genovese in Toscana tra Giolitti e la Resistenza (1905-1949) (Pistoia, Edizioni del Comune, 1987), pp. 189-191. Nones (1990), pp. 139-140, 147.

25.73 U-Boot U-570 = HMS Graph Link esterno Wikipedia. U-570 Photos and Records Link esterno U-boat Archive. Guides to the Microfilmed Records of the German Navy, 1850-1945: No. 2. Records Relating to U-Boat Warfare, 1939-1945 (Washington, D.C., National Archives and Records Administration, 1985), p. 131 Link esterno Google libri (per l'editore).

25.74 Una scheda riassuntiva degli esami effettuati è in: Report on "U-570" (H.M.S. "GRAPH"), C.B. 4318, M.O. 6073/42 (Intelligence Division, Naval Staff, Admiralty, gennaio 1943), trascritto in Link esterno U-boat Archive; l'analisi del binocolo e la conclusione "This is a simple and excellent night sight" sono a p. 33.

Si noti che anche le superfici ottiche dei due periscopi hanno un trattamento antiriflessi simile. "Zeiss Fixed Eyepiece Periscope [...] Light transmission appears to be good and to indicate that the internal surfaces are treated with cryolite or similar substances. It has not been possible to examine any of the internal surfaces except the top objective below the top reflector. The top surface of that objective showed definite signs of having been surface treated", p. 30. "Zeiss Periscope, No. 2523 (Watchkeeping Periscope) [...] All the optical parts, with the exception of the windows, the outside face of the eye lens and the surfaces in the focal planes, were treated with non-reflecting film. The film on the top prism was in bad condition and had to be cleaned off. The films seemed to be of much softer nature than those produced by British manufacturers", p. 32.

La corrispettiva scheda archivistica è: "Report on ex-German submarine U570 (HMS Graph)", Reference ADM 239/358 - ex CB 4318 (1943) Link esterno The National Archives. Non ho letto l'originale di questo e degli altri rapporti pertinenti.

Il giudizio "binocular sights are definitely superior to the open sights fitted on the British instrument" è in: Report on the German Submarine of the U-570 Class Captured by the British in August 1941 (U.S. Navy, Office of Naval Intelligence, 28 settembre 1941), trascritto in Link esterno U-boat Archive.

Sembrano pertinenti al binocolo dell'U-570 i seguenti rapporti britannici:
- "HYDROGRAPHY (57): Proposed investigation by National Physical Laboratory of night vision through binoculars and effect of coating instruments with non-reflective film", Reference ADM 1/15123 - ex SRE964/1941 (1941-1942) Link esterno The National Archives;
- "HYDROGRAPHY (57): Captured enemy binoculars: comparison with English instruments", Reference ADM 1/15124 - ex SRE1724/1941, SRE883/1942 (1941-1942) Link esterno Ibidem;
- "Tests on sealing of Ziess [Zeiss] and service 7 X 50 binoculars", Reference ADM 204/566 - ex N1/0.150, N2/0.150 (1942) Link esterno Ibidem;
- "Results of sealing and mechanical inspection of captured 7 X 50 German binoculars", Reference ADM 204/567 - ex N3/0.150 (1942) Link esterno Ibidem.

Vari esemplari analoghi sono documentati in Link esterno Historica Collectibles.

25.75 Traduzione originale di: "The safest time to [attack] was at night, when U-boats could safely fire their torpedoes (four in the bow, and one in the stern) while on the surface. Although U-boats had one gun mounted on the deck, this was only used when attacking smaller ships or in an emergency. During a surface attack, the most important person on the U-boat's bridge was the first watch officer. He worked out the bearing of the target ship by lining it up in the large UZO binoculars, which were fixed to a column on the bridge. The information from the binoculars was fed down to the reckoner device inside the U-boat which, in its turn, programmed the relevant data into the torpedoes' mechanism. The first watch officer also had to shout down to the reckoner operator, telling him the target ship's course and speed. After receiving the go ahead signal from the commander, who would usually be on the bridge during a surface attack, the first watch officer would shout, 'Torpedo, los' (Fire), and both he and a man sitting beside the torpedo tubes down below would press a button or pull a lever to fire the torpedo".
H. Sebag-Montefiore, Enigma : The Battle for the Code (London: Weidenfeld & Nicolson, 2000), p. 94.

25.76 "Just before the war, Dr [James Weir] French, Dr [John Martin] Strang and members of technical staff began to study the possibilities of producing anti-reflection coatings on glass surfaces by high-vacuum techniques, and a high-vacuum laboratory was set up. John Rupert Davy, a physicist who came to the firm in 1937 from the Mazda company, was put in charge of the project". Moss & Russell (1988), p. 146.

French (1876-1953) è stato il presidente del consiglio di amministrazione della Barr & Stroud dal 1938 al 1949. "Sir James French [Obituary]", Nature, 171 (1953), 14 febbraio, p. 286 Link esterno Nature (pdf liberamente accessibile).

Barr & Stroud ha messo a punto il trattamento antiriflessi ai periscopi dei sottomarini nel 1940; l'anno successivo l'Ammiragliato ne ha ordinato l'applicazione generale. D. Parry, The History Of The British Submarine Periscope (s.a. ma 2018) Link esterno RN Subs (esistenti il 20/1/2020).

Sui metodi definiti in Barr & Stroud: Davy (1951), pp. 142-160, 239-240.

25.77 Traduzione originale di: "Our night binoculars appear to be much superior to those used by the enemy. It often seems to be the case of us being able to see surface ships very clearly, while their inferior optics make it impossible for them to see us". La testimonianza è all'interno del capitolo, che riguarda il periodo dal settembre 1939 all'aprile 1940.
J. P. Mallmann Showell, U-Boat Warfare. The Evolution of the Wolf Pack (Hersham, Surrey: Ian Allan Publishing Ltd, 2002), p. 17.

25.78 Sui risultati giapponesi si veda il rapporto riservato: U.S. Naval Technical Mission to Japan, Japanese Torpedo Fire Control : 'Intelligence Targets Japan' (DNI) of 4 Sept. 1945 : Fascicle O-1, Target O-32 (febbraio 1946) Link esterno Fischer-Tropsch Archive (pdf esistente il 21/12/2019).

In generale: Parola (2014), pp. 46, 48-49; per inciso, lo schema dell'apparato giapponese di mira in superficie "Type 97", riprodotto a p. 46, è tratto da Japanese Torpedo Fire Control (1946), p. 18.

25.79 Sui sottomarini italiani Classe Tritone (definita a volte classe Flutto) Link esterno Wikipedia; Classe 600 serie Platino Link esterno Ibidem.

25.80 Antonio Angelo Carìa è nato nel 1923 a Sennariolo (Oristano), vissuto a Cagliari e morto nel 2011; devo tali informazioni alla dott.ssa Ilaria Porcu. L'anno di nascita è accennato da lui stesso in Link esterno Wikipedia; dal 2008 al 2011 è stato nominato "wikidecano".

25.81 A. A. Caria, Racconti di episodi della guerra sul mare (1940-1943) (Cagliari, 2008-2010) Link esterno Wikipedia.

Una cronaca più estesa degli eventi in cui è stato coinvolto il Corazziere, a cura di Lorenzo Colombo, è in Link esterno Con la pelle appesa a un chiodo. Sintesi della Battaglia di mezzo giugno Link esterno Wikipedia.

25.82 Tanner & Lockhart (1946). Un diverso test del rivestimento monostrato Zeiss delle due superfici di un menisco è in: T. Putner, "Coated spectacle lenses", New Scientist, 10 (1961), n. 241, 29 giugno, p. 809 Link esterno Google libri (per Reed Business Information).

Gli Alleati non si sono limitati a cercare segreti militari nella Germania occupata. La competitività, anche per il mercato civile, dell'assetto produttivo della Zeiss è analizzata in: I. C. Gardner, "The production of binoculars [8x30] by Zeiss", rapporto citato in Bibliography of Scientific and Industrial Reports Distributed by the Office of the Publication Board, 1 (1946), n. 4, p. 135 Link esterno Google libri (esistente il 17/12/2019).

25.83 Il riferimento all'Operazione Paperclip è in: E. Hirsch, "The Mysterious Dr. Smakula", Popular Photography, 60 (1967), n. 1, gennaio, p. 5 Link esterno Google libri (esistente il 9/12/2019); l'articolo è trascritto più avanti.

Il laboratorio militare in cui Smakula ha lavorato prima di passare al MIT è indicato ad esempio in: A. Smakula, M. W. Klein, "The Plastic Deformation and Crystal Orientation of Thallium Halides", Journal of the Optical Society of America, 39 (1949), n. 6, pp. 445-453 Link esterno OSA Publishing; A. Smakula, "Color Centers in Calcium Fluoride and Barium Fluoride Crystals", Physical Review, 77 (1950), n. 3, p. 408 Link esterno American Physical Society.

Il laboratorio da lui fondato al MIT è indicato in Special Collections / Harvard University – Ukrainian Research Institute Link esterno University of Illinois Library. Le finalità del laboratorio sono in: Report of the President 1967 (Cambridge, Massachusetts Institute of Technology, 1967), p. 159 Link esterno MIT (pdf).

Il suo ritiro il 1° ottobre 1966 come "Professor Emeritus in Electrical Engineering" è in: Report of the President 1966 (Cambridge, Massachusetts Institute of Technology, 1967), p. 48 Link esterno MIT (pdf). Un breve necrologio è in: Reports to the President 1982-83 (Cambridge, Massachusetts Institute of Technology, 1983), p. 18 Link esterno MIT (pdf).

25.84 Immagine tratta da Link esterno РA3OM (esistente il 7/12/2019).

25.85 Hirsch (1967); la traduzione è libera, per cui riporto l'intero testo dell'articolo.
"On the eve of photokina, a middle-aged, mild-mannered, and smiling scientist was awarded the German Cultural Prize at a ceremony in Guerzenich hall. Hardly anyone knew this gentleman and the question was: What had he done for photography? The next day during the official opening ceremonies the professor was again brought into the limelight and given a bouquet of blue [in corsivo nell'originale] flowers in commemoration of the important invention for which he was responsible. It was Dr. Professor Alexander Smakula, 66, inventor of the hard anti-reflection lens coating, without which modern photography would not be possible. We spoke later with Professor Smakula, now teaching at MIT in Boston, as he roamed through the hustle and bustle of photokina booths. "How did you come across this important discovery?" we asked.
"Well, it was as with all other inventions, by accident. I was working at the time at the Carl Zeiss plant in Jena on optical problems. Earlier, I had come to Germany to finish my studies. You know I come from Galicia, which in those days belonged to Austria. But I spoke German with the typical accent of that area and was not considered a good German. So at various other posts I had problems and finally wound up at Carl Zeiss where more broad-minded people worked, and I could devote my time to scientific work undisturbed.
At that time the German army was being built up again, and we were working on an army contract to improve the quality of periscopes.
You know, the old periscopes were so bad in light transmission qualities that even on a bright, sunny day the soldier trying to look through one would get the image of a gray, rainy day. By sheer luck and experimentation I came across the effect of vaporized metal on glass surfaces which improved the light transmission characteristics tremendously. The German general in charge of the project was intrigued with our results and we were given top priority with the whole project. Unfortunately the project also was labeled Top Secret and I could only hand-pick reliable scientists for the project. We often spent nights in the plant, and since my wife was not allowed to enter the plant, she would call me to the lab window and pass me food to save me from complete exhaustion.
I worked in Jena until the end of the war in 1945 when the U.S. Army appeared with trucks and picked up all the scientist to sneak them away before the Russians could get hold of them. They knew all about us, had very good understanding of what we had been doing and under the auspices of 'Operation Paperclip' I was brought to the U.S.A.–".

Non ho trovato una fotografia che ritragga Smakula mentre riceve il mazzo di fiori blu e il Kulturpreis della Deutsche Gesellschaft für Photographie a photokina 1966 (Colonia); la lista dei premiati è in Link esterno DGPh (esistente il 7/12/2019).

25.86 "Nel complesso i telemetri in servizio a bordo delle principali unità italiane durante la seconda guerra mondiale dettero buoni risultati d'impiego pur con alcune limitazioni", tra cui la "mancanza del trattamento antiriflettente delle ottiche". E. Bagnasco, Le armi delle navi italiane nella seconda guerra mondiale (Parma, Albertelli, 1978), p. 163 → Saggistica.

L'elenco in → Brevetti è sicuramente incompleto anche per quanto riguarda le innovazioni ottiche.

25.87 "Trattato di pace con l'Italia" [delle Potenze Alleate ed Associate], in United Nations. Treaty Series, vol. 49 (1950) Link esterno ONU (pdf). La versione in inglese del brano citato è a p. 223 del documento originale, corrispondente alla p. 227 del file pdf; quella in italiano è a pp. 483 del documento originale, corrispondente alla p. 487 del file pdf.

25.88 Si notino le differenze tra la testimonianza orale e l'articolo pertinente: A. Monti, Intervista a Vinicio Frascali (10/6/1994), trascrizione di R. Balestrieri → Urania Ligustica; A. Monti, "Il Gruppo Astrofili della Chiappa", Bollettino Osservatorio Astronomico di Genova, 26 (1996-97), n. 70, pp. 29-30 → Urania Ligustica.

Durante il dopoguerra, il destino degli obbiettivi militari era ben diverso negli Stati Uniti. "WAR SURPLUS [...] Achromatic Telescope Objectives – Perfect Magnesium Fluoride Coated and cemented government surplus Achromats. Made of finest Crown and Flint optical glass, are fully corrected and have tremendous resolving power. Guaranteed well suited for Astronomical Telescopes, Spotting Scopes, etc.". I doppietti hanno diametri da 48 a 81 mm e focali da 600 a 875 mm, con prezzi da $ 10.75 a 25.00. Popular Photography, 23 (1948), n. 6, dicembre, p. 198 Link esterno Google libri (per l'editore?).

25.89 Si rimanda a → Fotocamere.

25.90 M. Di Jorio, a cura di, Recenti progressi negli obbiettivi fotografici. Normalizzazione nel campo dell'ottica (Firenze, F. Le Monnier, 1952), pp. 10-18.

Cenni alle lenti oftalmiche San Giorgio in → Pubblicità.

25.91 Pare la versione civile di un precedente binocolo Officine Galileo 18x e 35x120 Link esterno Historica Collectibles (esistente l'8/12/2019). Secondo quanto riportato nella stessa pagina, esisterebbero documenti originali per la fornitura alla R. Marina di due soli esemplari identici, commissionati nel dicembre 1940 dal Comando in Capo del Dipartimento Marittimo dello Jonio e del [Basso] Adriatico, con sede a Taranto. Destinati alla nave da battaglia Littorio, seriamente danneggiata in porto dal bombardamento aereo inglese della notte tra l'11 e il 12 novembre, gli strumenti sarebbero stati approntati nel 1941. L'esemplare in collezione privata è in perfette condizioni di conservazione: sei fotografie mostrano sia il binocolo con i due oculari ruotanti, che la montatura con "alzo a periscopio", grazie a una colonna in acciaio scorrevole in una camicia esterna.

Un binocolo del calibro del 18-35x120 richiama alla mente una conclusione del rapporto statunitense Japanese Optics (1945), p. 1: "The Japanese exhibited a tendency toward large size (aperture) visual optical instruments, particularly in the field of binocular telescopes (80, 120, 150mm apertures). This tendency may represent a futile attempt to offset deficiencies in their radar development".

25.92 N. 1.086.178, per cui si veda Carl Zeiss serial numbers Link esterno Camera-wiki (esistente il 7/12/2019).

25.93 M. Fracastoro, A. Giachetti, "La scala delle brillanze nelle immagini date da obbiettivi trattati", in Recenti progressi..., cit., pp. 166-168.

25.94 [Inserzione Eastman Kodak Co.], "News of Kodak plans and products... Lumenized lenses", Popular Photography, 19 (1946), n. 1, luglio, p. 68 Link esterno Google libri (per l'editore?); lo stesso articolo è apparso su varie altre riviste statunitensi.

Obbiettivi, con trattamento antiriflessi, di proiettori per diapositive e film a 16 mm sono citati in: Science Illustrated, 1 (1946), p. 77 Link esterno Google libri (per University of Michigan).

Fotografie e informazioni sul processo seguito in Kodak sono in: G. V. Sanders, "Nonreflecting Glass : Chemical coating on lenses of cameras and eyeglasses increases their efficiency and kills any annoying glare", Popular Science, 147 (1945), n. 5, novembre, pp. 94-96, 240 Link esterno Google libri (per l'editore? – esistenti il 12/1/2020).

25.95 Immagine ricavata dalle illustrazioni a p. 5 di Zeiss T Optics (s.a.), cit. L'obbiettivo fotografico in copertina è un Tessar focale 15 cm f/4,5; se il numero di serie è, come pare, 2.519.725, è stato fabbricato nel 1938; se è invece 2.579.725, l'anno successivo.

Una datazione dell'opuscolo anteriore al 1949 è ipotizzabile da quella dell'obbiettivo in copertina, dal logo usato e dall'assenza di riferimenti alla suddivisione dell'azienda nei due rami: Jena (Deutsche Demokratische Republik, DDR) e Oberkochen (Bundesrepublik Deutschland, BRD). La Repubblica federale tedesca è stata costituita, infatti, il 23 maggio 1949.

Confronti fotografici analoghi erano già stati pubblicati negli Stati Uniti: Sanders (1945).

25.96 "At every surface of every lens a certain amount of light is reflected, and this loss may be as much as 5 per cent at each surface through which the light passes. Furthermore, a certain amount of light, perhaps as much as 0.75 per cent per centimetre of glass through which it passes, may be lost in the 'path through glass' or 'transmission loss'. This loss, however, is almost negligible in prisms made by first class firms. Barr & Stroud for instance, have produced a synthetic sand, for glass making, which reduces this loss to about 0.2 per cent per centimetre. All lenses of good binoculars are annealed to relieve internal stresses that may affect the path through glass.
"The 'reflection loss' can be large; but here, again, all good lenses reduce this loss from 5 per cent per surface to less than 1¾ per cent per surface by a rather remarkable treatment termed 'coating'. It has been found that if the lens be coated with a fluoride of magnesium, or of sodium-aluminium (Cryolite), the 'reflection losses' are reduced by about two thirds. These 'coated lenses' appear tarnished when removed from the casing – so much so that the writer once saw an energetic but foolish young officer industriously trying to clean 'this muck' – as he called it – from the prisms of his binoculars!".
[C. W. T. L.], "A Few Words on Binoculars", The Nautical Magazine, 159 (Brown, Son and Ferguson, 1948), p. 221 Link esterno Google libri (per University of Michigan); scheda bibliografica Link esterno British Library (esistenti il 9/1/2020).

25.97 Riferimenti per la cronologia del superamento delle clausole limitative e, soprattutto, un esempio rilevante di indifferenza della Marina Militare a tali regole in: R. Balestrieri, "Hermann Oberth alias John Smith (1950-1953)", Giornale di Astronomia, 43 (2017), n. 3, pp. 30-38 → Urania Ligustica (pdf del preprint).

25.98 Pieghevoli pubblcitari: Binocoli... San Giorgio, codice "OTT. 0297/52"; Jumelles... San Giorgio, codice "OTT. 0299/52". Si può ipotizzare che siano il 297° e il 299° documento aziendale a diffusione esterna e che entrambi siano stati stampati nel 1952. Ciò pare confermato dai codici "133/37" e "172/39", che contrassegnano rispettivamente i manuali: Telemetro stereoscopico antiaereo-terrestre "San Giorgio" Tipo M.D.I.C.A.T. 1°/4 m. (Genova, 1937); Pompe ad elica (Genova, 1939).

Manuali successivi sono invece codificati "10197/41", Telemetro stereoscopico C.A.T. da m. 4 di base per Centrali "Gamma" Tipo 2/4 (Genova, 1941), e "10274/43", Motori diesel "San Giorgio". Serie S. R. 19 (Genova, 1941). Non si conosce il motivo dell'aggiunta di un "10", all'inizio del codice, che non sembra di fatto alterare la numerazione progressiva di tali documenti, proseguita anche dopo la guerra.

Pare, in ogni caso, da escludere che la letteratura grigia inerente le varie linee di prodotti – ad esempio ottici – avesse numeri progressivi distinti.

25.99 Nones (1990), p. 196.

25.100 Anche per gli esemplari civili del dopoguerra → Binocoli.

L'articolo 70 del Trattato di pace dispone: "L'Italia s'impegna a non acquistare e a non fabbricare alcun apparecchio civile che sia di disegno tedesco o giapponese o che comporti importanti elementi di fabbricazione o di disegno tedesco o giapponese". Ciò pare vietare anche l'applicazione di trattamenti antiriflessi con brevetti tedeschi.

"In 1942... in the USA the first stable and abrasion resistant single layer antireflection coating of magnesium fluoride was made by deposition onto previously heated glass by [D. A.] Lyon [US Patent No. 2.398.382 (Nov. 1942)]. After World War II, this material and deposition technique became standard procedure". H. K. Pulker, Coating on Glass (Amsterdam ecc., Elsevier, 1999), p. 3 Link esterno Google libri (per l'editore). È ipotizzabile, quindi, che anche in San Giorgio sia stata applicata questa tecnica.

25.101 Si veda il binocolo Carl Zeiss Jena Ø 80 mm con oculari intercambiabili 20x e 40x. L'esemplare n. 374961 è andato in asta il 1° novembre 2014 negli Stati Uniti Link esterno Skinner. Un altro esemplare è illustrato in N. English, Classic Telescopes : A Guide to Collecting, Restoring, and Using Telescopes of Yesteryear (New York, Springer, 2013), p. 75 Link esterno Springer.

L'incapsulamento di un grande binocolo installato all'esterno di sottomarini nipponici ha scopo e forma ben diversi: cfr. Vacani & Vacani (s.a.).

25.102 In questi anni appaiono in Italia due articoli che non ho ancora letto: C. Reale, "Caratteristiche ottiche delle pellicole sottili", Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 22 (1967), n. 3, pp. 330-350; C. Reale, "Interpretazione teorica del comportamento dei rivestimenti antiriflettenti", Atti della Fondazione Giorgio Ronchi, 23 (1968), n. 3, pp. 297-329.

25.103 Estratto da: F. Nestel, Caccia alla Portaelicotteri Moskva (12/3/2012), pp. 3-4 → Saggistica; sono stati corretti alcuni refusi evidenti.

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All'indice   26. Tecnici al fronte   Alle note del paragrafo

Apparati complessi quali i sistemi di tiro e i periscopi devono rimanere operativi in combattimento. L'equipaggio, però, non dispone delle competenze necessarie a intervenire su di essi: la manutenzione è affidata a tecnici della San Giorgio, che sono imbarcati su corazzate e incrociatori e inviati nelle basi di sommergibili a Bordeaux e in Africa settentrionale.26.1

[Completare]

[Articoli di Bruscaglioni sulla visione? → § 14]


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Figura 26.1 – Due tecnici montano su banco un grande telemetro navale (1941) 26.2


Al paragrafo   NOTE § 26  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

26.1 Elsag (1980), pagina non numerata.

26.2 Fotografia tratta da: "La San Giorgio S.A.", La Rivista illustrata del Popolo d'Italia, 19 (1941), p. 149; il testo dell'articolo è trascritto in → Saggistica.

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All'indice   27. Economia di guerra   Alle note del paragrafo

Nell'ambito del decentramento delle produzioni per uso bellico, teso a ridurre la vulnerabilità degli impianti (ma con il gravame di cospicui e intempestivi investimenti), una parte delle produzioni ottiche è assegnata a un nuovo reparto dello stabilimento di Pistoia, dove lavorano 300 operai, in maggioranza donne.27.1

Trasferimento produzione telemetri e strumenti ottici per carri armati a Pistoia nel 1943: A. Ottanelli, a cura di, Inventario dell'Archivio Storico delle Officine Meccaniche San Giorgio in Pistoia (1907-1971) (Pistoia, Settegiorni Editore, 2014), pp. 15, 95, 96, 100 Link esterno Comune di Pistoia (pdf).

Sempre sul decentramento delle produzioni ottiche: C. Brizzolari, Un archivio della Resistenza in Liguria (Di Stefano, 1974), p. 1019 Link esterno Google libri (per University of Wisconsin - Madison).

Orti di guerra......27.2


Al paragrafo   NOTE § 27  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

27.1 A. Ottanelli, Auto, treni, aerei: le Officine meccaniche San Giorgio di Pistoia. Un'industria genovese in Toscana tra Giolitti e la Resistenza (1905-1949) (Pistoia, Edizioni del Comune, 1987), p. 230 Link esterno Google libri (per University of Virginia).

27.2 Elsag (1980), pagina non numerata.

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All'indice   28. Resistenza e liberazione   Alle note del paragrafo

I binocoli sono al centro di un episodio della guerra di liberazione.

Il Primo maggio [1944], che è celebrato con una sospensione di dieci minuti del lavoro, i Gdd [i "Gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai combattenti della libertà" sono nati nel novembre 1943, a Milano, per iniziativa di alcune partigiane appartenenti al Comitato di Liberazione Nazionale] diffusero un loro manifestino e l'adesione allo sciopero fu significativa; si distinsero per compattezza le operaie del reparto ottica della San Giorgio. In questo reparto è attiva Livia Righetto, che fornisce ai partigiani informazioni sulla produzione bellica e, quando un gruppo di essi fa irruzione nel reparto per impossessarsi di binocoli, Livia spinge le altre operaie contro la porta per impedire l'ingresso dei custodi.28.1

I bombardamenti aerei degli Alleati e i rovesci della guerra riducono la capacità produttiva e causano ingenti perdite all'azienda, a differenza di quanto era accaduto durante il primo conflitto mondiale. Chi può sfolla lontano con la famiglia. Il personale che rimane sciopera e diventa preda dei nazisti. Il 16 giugno 1944 viene eseguito un rastrellamento, con l'aiuto dei repubblichini, nelle principali fabbriche genovesi di interesse militare: circa 1.500 operai, tecnici e impiegati sono deportati a Mauthausen in carri piombati; quasi 700 sono della San Giorgio.28.2

Il 29 luglio 1944 è fucilato Aleandro Longhi, calderaio di 35 anni; il 23 marzo 1945, Cesare Dattilo, meccanico aggiustatore di 23 anni.28.3

[Completare]


Al paragrafo   NOTE § 28  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

28.1 M. Alloisio, G. Gadola Beltrami, Volontarie della libertà (Milano, Lampi di Stampa, 2003), p. 105 Link esterno Google libri (per l'editore). Livia Righetto non era certo isolata: "Itala Slitti, un'operaia della San Giorgio a Sestri Ponente, coinvolge nella lotta il marito e i figli e organizza un primo nucleo di donne"; si tratta di un brano dall'opera di cui sopra, di cui esiste un estratto in The Italian Resistance: An Anthology, a cura di P. Cooke (Manchester, Manchester University Press, 1997), p. 61 Link esterno Google libri (per l'editore). Cfr. G. Benelli et al., a cura di, La Donna nella Resistenza in Liguria (Firenze, La Nuova Italia, 1979), p. 105 Link esterno Google libri (per l'editore).

Della San Giorgio ha fatto parte il partigiano Aldo Gastaldi "Bisagno" (1921-1945), vice comandante della VI Zona Link esterno ANPI, medaglia d'oro al valor militare alla memoria Link esterno Presidenza della Repubblica. [Diplomati all'istituto tecnico industriale Galileo Galilei, a Genova] "nell'estate del '40, ci trovavamo in quattro: io, lui, De Sio ed un altro compagno di scuola, al primo giorno di lavoro, assunti nella San Giorgio di Genova Sestri. Su quattro posti uno era di perito elettrotecnico, gli altri tre di disegnatori meccanici; fummo invitati a scegliere ed ognuno di noi avrebbe desiderato il posto di perito; bastò un'occhiata per lasciarlo a Gastaldi il quale nell'avviarsi al suo reparto ci salutò senza ringraziare. Ma nell'intervallo, riuniti per i primi commenti, ci mise un braccio sulle spalle e disse, naturalmente in genovese, «Andiamo a bere, ragazzi». I nostri incontri alla San Giorgio furono rari. In uno di questi ci comunicammo la decisione di proseguire negli studi, iscrivendoci ad Economia e Commercio, l'unica facoltà, allora, per noi accessibile. Ma lui, con mia sorpresa, decise subito dopo per Ingegneria. Era un'impresa disperata perché in un anno avrebbe dovuto preparare la maturità scientifica. Questa per me è stata la prima dimostrazione del suo coraggio e della sua tenacia, di una forza di volontà caparbia. Non ricordo bene ma ritengo che per prepararsi con possibilità di riuscita dovette lasciare la San Giorgio"; Aurelio Ferrando "Scrivia", La battaglia di Pertuso (Recco, Le mani, 2004) Link esterno IW1PUE (non attivo il 27/11/2019).

28.2 Nones (1990), p. 150. N. Labanca, a cura di, Fra sterminio e sfruttamento: militari internati e prigionieri di guerra nella Germania nazista, 1939-1945 (Firenze, Le Lettere, 1992), p. 240 Link esterno Google libri (per l'editore). 16 giugno 1944 - 16 giugno 2009: 65 anni fa i nazifascisti deportavano 1500 lavoratori dalle fabbriche genovesi Link esterno CGIL Genova (non più esistente il 27/11/2019). Campo di concentramento di Mauthausen-Gusen Link esterno Wikipedia.

Mi si consenta qualche ricordo personale. Non so come sia scampato al rastrellamento il mio nonno materno, Marino Agostini, a cui è dedicata questa sezione di Urania Ligustica. La vicenda del mio nonno paterno, Asmaro Balestrieri, è ricordata in: R. Balestrieri, Asmaro e il 16 giugno 1944 (2003) Link esterno Cornigliano antica.

28.3 Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (Torino : Einaudi, 2003), pp. 90-93, 167-168 Link esterno Internet Archive (esistente il 27/1/2021).

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All'indice   29. Il collasso del dopoguerra   Alle note del paragrafo

Dopo il 25 aprile 1945 rientrano a Genova gli sfollati e, su tempi ben più lunghi, chi è sopravvissuto alla deportazione. Tutti trovano un sistema produttivo in sfacelo, che può assorbire solo una piccola parte del personale impiegato prima della guerra.29.1

Occupazione del 1950...29.2

[Difficile passaggio dal privato al pubblico. Conversione al civile. L'avv. Federico Nordio. Scorpori aziendali successivi]


Al paragrafo   NOTE § 29  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

29.1 Nones (1990), pp. ...

29.2 G. Bruschi, Una battaglia operaia a Genova. 1950: autogestione alla San Giorgio (Genova, Fratelli Frilli, 2005) Link esterno OPAC SBN.

Link esterno CISE2007
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Federico Nordio (1892-1980)
1949 – Consigliere
1949/53 – Amministratore delegato

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All'indice   30. Primati tardivi   Alle note del paragrafo

Dal 1947 si realizzano altri prodotti per il settore civile: nuovi modelli di binocoli, la macchina fotografica Janua (qualitativamente comparabile alla celeberrima Leica), strumenti per oftalmologia, lenti da occhiali, ecc.

[Parva, Safo e Janua]

[Binocolo eccellenti]

[Rifrattore De Mottoni]

Un episodio certamente marginale nella storia dell'ottica industriale definisce, però, chi aveva il primato della produzione di binocoli in Italia nel 1948. L'orientalista Giuseppe Tucci (1894-1984) prepara una nuova spedizione nel Tibet e ha bisogno di doni per le autorità locali.

Non sono mancati incoraggiamenti privati: [...] la Ducati mi forniva di una microcamera e di una radio da offrire alle autorità tibetane, la Confindustria metteva a disposizione binocoli Sangiorgio [sic] e Galileo, dono graditissimo ai più alti funzionari, cappelli di feltro – ambito regalo che veniva conteso da tutti i dignitari – e la Confederazione olearia buona provvista d'olio Berio per mantenere in piena efficienza le nostre cariche di vitamine.30.1


Al paragrafo   NOTE § 30  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

30.1 G. Tucci, A Lhasa e oltre: diario della spedizione nel Tibet MCMXLVIII (Roma, Libreria dello Stato, 1950), p. 7 Link esterno Google libri (per University of Virginia). G. Gnoli, "Tucci, Giuseppe", in Enciclopedia Italiana - V Appendice (Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1995) Link esterno Treccani.

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All'indice   31. Una fine drammatica   Alle note del paragrafo

Nel 1954 l'azienda assume la denominazione Nuova San Giorgio Sestri S.p.A. ... Sulla riconversione dopo la guerra, cfr. G. Alioti, "Conversione da produzioni militari a civili: storia e prospettive", L'industria militare e la difesa europea: rischi e prospettive, a cura di C. Buonaiuti, D. Dameri, A. Lodovisi (Milano, Jaca Book, 2008), pp. 113-119 Link esterno Google libri (per l'editore).

Lo sforzo della San Giorgio di definire nuovi obiettivi per il mercato civile è inutile. Nell'ambito di una ridefinizione degli obiettivi delle industrie a partecipazione statale IRI, nel 1954 la Finmeccanica impone la cessione delle produzioni ottiche ad altre aziende del gruppo. L'operazione pare avvenire in due tempi. Dapprima la realizzazione di lenti per occhiali è concentrata nella Filotecnica Salmoiraghi di Milano, mantenendo a Sestri i prodotti "per i quali le attrezzature esistenti nel gruppo si trovano unicamente qui"; si intraprende, ad esempio, lo studio di "cannocchiali per la visione all'infrarosso" e di "telescopi per dilettanti".31.1 Anche questi tentativi delle maestranze, però, si rivelano inutili: l'intero reparto ottica è ceduto nel 1956 alla Salmoiraghi.31.2 Una parte delle produzioni è conferita, a quanto pare, alle Officine Galileo.

Gli operai e i tecnici assistono alla distruzione, sotto il maglio, di innumerevoli lenti e prismi, allo scopo di deflazionare il mercato! 31.3 Fra quanto si salva dalla distruzione spiccano il doppietto acromatico ∅ 170mm f/10 e un grande prisma conservati dall'Osservatorio Astronomico di Genova: si tratta presumibilmente di elementi nati per i telemetri di maggiori dimensioni; il doppietto era stato però elevato al rango di obbiettivo campione, per la particolare correttezza delle ottiche. La stessa specola, inaugurata nel 1984 dall'Università Popolare Sestrese e dal Comune di Genova sulle alture di Sestri, ha tratto beneficio da alcuni maestri, ormai in pensione, della San Giorgio.31.4

Bel servizio fotografico sulle proteste del 1954 in Link esterno Archivio storico Publifoto.


Al paragrafo   NOTE § 31  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

31.1 Nones (1990), pp. 200, 205.

31.2 Nones (1990), p. 205.

31.3 Testimonianza di → Virginio Monticelli, "maestro" della San Giorgio (1921-1981), all'autore di questa pagina web.

31.4 R. Balestrieri, "L'Osservatorio Astronomico di Genova", Bollettino OAG, 26 (1996-97), n. 70, p. 37 File PDF; si veda, però, la nuova edizione web dello stesso testo, in → Urania Ligustica. A Monticelli (cfr. nota precedente) si deve l'intero telescopio costruito intorno all'obbiettivo da 17cm, nella sua officina privata in via P. D. da Bissone Link esterno Street View. L'astrofilo Giacomo Gambino ha invece realizzato una montatura per il prisma, per anteporlo all'obiettivo di una macchina fotografica, con risultati spettacolari su pellicole a colori.

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All'indice   32. Epilogo   Alle note del paragrafo

Le competenze ottiche, però, non scompaiono con la dismissione di quel ramo d'azienda. Nel 1961 la Nuova San Giorgio partecipa a una gara per la fornitura alla Marina Militare del prototipo di una centrale di tiro. I requisiti richiesti sono molto elevati e i tempi strettissimi.

Una difficoltà aggiuntiva derivava dalla richiesta di fornire per ogni sistema, incluso il prototipo, due congegni ottici di scoperta e puntamento con caratteristiche senza precedenti: le ditte specializzate interpellate chiedevano un anno per il solo calcolo ottico, a fronte del requisito di installare il tutto a bordo in meno di un anno. Gli ingegneri del settore, e l'ing. [Luigi Carlo] Rossi in testa, non si lasciavano scoraggiare dalle difficoltà di questa gara e si impegnavano al massimo delle possibilità per superarle: era convinzione diffusa che perdere questa gara avrebbe comportato l'estromissione definitiva dal settore. Persino quel complesso calcolo ottico veniva eseguito all'interno in quattro mesi da tre volenterosi 'superstiti' di quello che fino a sette anni prima era stato l'ufficio calcoli ottici della San Giorgio. La gara veniva vinta e il prototipo, denominato Argo e successivamente NA 9, consegnato in tempo, superando tutte le prove. Il successo di questa impresa avrà notevoli conseguenze: da allora in poi nessun concorrente riuscità a fornire sistemi di direzione del tiro alla Marina al di fuori della società genovese.32.1

L'exploit della centrale Argo conclude la parabola dell'azienda nell'ottica industriale.

Rimangono da definire nei dettagli le linee di questo sviluppo: struttura organizzativa e occupati nelle varie categorie e reparti, competenze degli ingegneri e ruolo dei tecnici, formazione e gestione del personale, attrezzature e layout, fatturato e dinamica salariale, soluzioni progettuali originali e brevetti depositati, ecc.


Immagine originale

Figura 32.1 – La sede del CIFAP costruita sull'officina ottica (14/12/1967) 32.2


Al paragrafo   NOTE § 32  –  I collegamenti web sono risultati attivi il 27/11/2019, con le eventuali eccezioni indicate.

32.1 Testimonianza dell'ing. Adolfo Bardini, citata in: Nones (1990), p. 213. La gara era in vista di un ordine per 14 sistemi, ma ne sono stati poi forniti 25: "The original Argo (NA-9) system was the first Italian digitally computer-controlled FCS [Fire-Control System], perhaps equivalent to the original Signaal egg. NA-10 was an improved version with one operator rather than three, but with the same [Selenia] RTN-10X radar. All of the 25 NA-9 produced have been retired"; da N. Friedman, The Naval Institute Guide to World Naval Weapon Systems (Annapolis, Naval Institute Press, 2006), p. 254 Link esterno Google libri (per l'editore). Per informazioni di carattere generale sulle unità navali si rimanda a Classe Andrea Doria (incrociatore) Link esterno Wikipedia e Classe Alpino (fregata) Link esterno Wikipedia.

32.2 Collezione privata; maggiori informazioni in → Documenti.

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